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	<description>Faber est suae quisque fortunae</description>
	<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 11:22:27 +0000</pubDate>
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		<title>Dieci domande al gemello intellettuale di Fini (Marcello Veneziani)</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 11:15:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faber</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="float: left; margin: 0px 8px 0px 0px; width: 180px; height: 160px;" src="http://www.spigoli.info/wp-content/uploads/2009/11/fini_pifferaio.jpg" alt="" />Il mistero di Gianfranco Fini è stato finalmente svelato. Tutti si chiedevano cosa gli fosse successo, perché avesse cambiato così radicalmente opinione; ma nessuno era in grado di spiegare il perché. Ora la spiegazione è arrivata dal libro “Il futuro della libertà”  che è in libreria a firma Gianfranco Fini. Leggendo questo libro ci siamo accorti della verità. L’ex leader del Msi e di An ha un gemello omozigote che ha vissuto congelato fin dalla nascita in una cella frigorifera piena di libri. È stato condannato a leggere e studiare fino a diventare un intellettuale, a differenza del fratello parlante.<br />
Questo gemello surgelato, che chiameremo Gianfranco Findus, ha trascorso la sua vita glaciale tra i libri; suo fratello il politico era condannato (&#8230;) agli orali, perché parlava nelle piazze, nei parlamenti e nelle sezioni; lui, invece, era condannato agli scritti, perché era costretto a leggere e scrivere e nient’altro. Ora è uscito finalmente allo scoperto pubblicando a firma del gemello politico il libro in questione. Nessuno degli entusiasti recensori e sviolinatori ha avuto il coraggio di dirlo, masi capisce lontano un miglio che l’opera andata in libreria non è stata scritta dal presidente della Camera ma dal fratello nella camera ibernata, l’intellettuale congelato. Lo sveliamo per tutelare la sua fama di politico e non consentire a nessuno di insultarlo come intellettuale o di sostenere che scriva libri «indipendenti dal suo pensiero», per usare una sua stessa espressione rivolta ironicamente verso il direttore di questo Giornale. Preferiamo dire la verità per evitare facili ironie sulla sua inaspettata cultura che finora era riuscito così bene a mascherare; e per prevenire insinuazioni su corsi universitari per corrispondenza o su lauree filosofiche prese al Cepu.<br />
Nel libro del fratello surgelato e colto, autori che Fini il politico non ha mai citato, letto e conosciuto, vengono sciorinati con familiarità in un linguaggio che non è assolutamente<br />
quello usato dal presidente della Camera, dai tempi del Fronte della gioventù a oggi. Ci sono riflessioni filosofiche e teologiche, sottili considerazioni sul nichilismo e sulla sociologia<br />
tedesca, letture per addetti ai lavori, e una gragnuola inverosimile di citazioni, come non figurano nemmeno nei libri degli accademici più enciclopedici. E per modestia o per non caricare il povero fratello politico di oneri insostenibili, il professor Findus non ha pubblicato la bibliografia in fondo e nemmeno l’indice dei nomi. Al povero Bondi che chiedeva a Fini come mai non ha mai citato nel suo libro Berlusconi e non si è mai riferito al suo passato missino, la risposta è semplice: perché questo libro lo ha scritto suo fratello il professore che non conosceva né l’uno né l’altro vivendo nella cella frigorifera. Non c’è neanche un politico citato nel testo, ma solo filosofi, teologi, storici, sociologi, preferibilmente di sinistra, se non comunisti (Hobsbawm, Cassano, Schiavone, Caracciolo, Viesti, Galimberti, Ginsborg e lo stesso Marx). Ammazza come risalta la diversità da suo fratello, quanti riferimenti, allusioni anche velate ad altre opere, rimandi, citazioni implicite. A chi insiste nell’attribuire a Fini la responsabilità di questo libretto intellettuale a scopo pedagogico, propongo un test scagionatorio. Rivolgo le fatidiche dieci domande a Fini desunte dal libro a sua firma:<br />
1) Ci spiega la teoria della crescita in Joseph Stiglitz da lei citata a p. 154?<br />
2) Ci chiarisce se il suo riferimento alla libertà di o alla libertà da, discenda da Isaiah Berlin, da Friedrich von Hayeko da Ralf Dahrendorf (p. 151-3)?<br />
3) Cosa l’ha più colpita del testo filosofico Vita activa di Hannah Arendt, così copiosamente citato (130 e passim)?<br />
4) Pensa di poter applicare il concetto di società liquida di Zygmunt Bauman da lei citato a p. 125, anche alle società del familismo amorale descritto da Edward Banfield, da lei citato a p. 79?<br />
5) Quando cita Alain Besançon definendo il comunismo e il nazismo gemelli eterozigoti (p. 47), allude anche all’eterotelia espressa da Jules Monnerot?<br />
6) Perché preferisce il Nietzsche di Karl Löwith (p. 59) al Nietzsche di Martin Heidegger?<br />
7) Complimenti per i testi filosofici sul razzismo (Gobineau, Rosenberg, Hitler) ma perché cita a tale proposito pure il Mito di Arminio (p. 56-7)?<br />
8) Ama citare Christopher Lasch (p. 68 e passim): è alla sua Cultura del narcisismo che si ispira il suo capitolo dedicato appunto a Narciso?<br />
9) Ci spiega cosa ha voluto dire quando, dopo aver citato Karl Popper e Federico Moccia, invita i giovani a non rifugiarsi «in quella stratosfera di sogni» (p. 124); e da dove le è venuta quella metafora svolazzante sull’«l’Italia-farfalla che dovrà presto librarsi nell’aria» (p. 104)?<br />
10) Quali sono infine i testi di Peter Hahne (p. 75), di Maurice Duverger (144), Ernst Renan (131), Thomas Mann (57) e Arthur Koestler, le opere di Fourier, Owene Saint-Simon (53), di<br />
Roger Scruton (50), Robert Conquest (49) Ulrich Beck, (20) e Pierre Teilhard de Chardin (10) citate nel suo libro? E Lazar, e Furet e Glucksmann, e Stuart Mill e Weber&#8230; e mi fermo qui per non spaventare il lettore.<br />
Naturalmente chiedo di rispondermi in diretta, senza usare l’aiuto del pubblico da casa e del suo addetto stampa Aldo Di Lello, colto giornalista culturale che conosce quei testi. Sono certo che non risponderà e questo lo discolperà dall’infamia di essere un intellettuale. Fini è portatore sano del suo testo, potrà abiurarlo più facilmente di ogni altra abiura finora effettuata.<br />
Ma finite le domande a Fini chiedo alla stampa italiana che ha recensito ammirata il libro del professor Findus: ma per voi non conta niente la verità, l’autenticità, il pensiero, l’autore? Per carità, i ghost writer ci sono sempre stati, famoso tra tanti il saggio su Proudhon di Craxi scritto da Luciano Pellicani; ma qui siamo alla sostituzione di persona, il gemello professor Findus al posto di Fini il politico. Ad ambedue rivolgo l’invito a vedere il film Sotto falso nome e a rileggere Il doppio di Otto Rank. Mi auguro solo una cosa: ora che il professor Findus è stato sbrinato, non vorrei che Fini andasse al suo posto nella cella frigorifero. Nascere dalla fiamma e finire in ghiacciaia sarebbe troppo.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: right"><strong>Marcello Veneziani</strong><br />
<em>(da &#8220;Il Giornale&#8221; - 21 novembre 2009)</a></em></p>
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		<title>Arriva «Katyn» e dall’Italia una seconda censura (Luigi Geninazzi)</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 16:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faber</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="float: left; margin: 0px 8px 0px 0px; width: 180px; height: 160px;" src="http://www.spigoli.info/wp-content/uploads/2009/03/katyn_ok.jpg" alt="" />La sala è stracolma di spettatori commossi: sul grande schermo scorrono le immagini della doppia invasione, nazista e sovietica, nella Polonia del 1939, una sequenza tragica che toccherà il suo culmine nella strage di oltre ventimila ufficiali dell’esercito polacco compiuta dai bolscevichi per ordine di Stalin. &#8216;Katyn&#8217;, il film realizzato da Andrzej Wajda nel 2007, è giunto finalmente in Italia. Un film bellissimo che rievoca uno dei più atroci e ignorati massacri del secolo scorso senza risparmiare alcun dettaglio dell’orrore, ma al tempo stesso senza cedere all’odio.<br />
Il grande regista, già noto in tutto il mondo per aver realizzato capolavori come &#8216;Danton&#8217; e &#8216;L’uomo di marmo&#8217;, fa scorrere davanti ai nostri occhi la dignità e il coraggio delle vittime, la tenacia e la fierezza delle donne e dei familiari che aspettano contro ogni speranza il ritorno a casa dei loro cari, l’angoscia di un’intera nazione schiacciata da due opposti totalitarismi che si rinfacciano la responsabilità dell’eccidio fino al trionfo della menzogna imposta dal vincitore sovietico e sostanzialmente accettata dagli Alleati occidentali. Solo dopo la caduta del comunismo la verità su Katyn ha smesso di essere un argomento tabù. Andrzej Wajda ce la riconsegna con uno stile solenne ed austero più efficace di qualsiasi invettiva. «Il mio film vuol essere un’elegia che tocca i cuori, non una clava da usare in una nuova guerra della memoria», ci aveva detto l’anziano regista in occasione dell’uscita del film in Polonia.<br />
Adesso è arrivato anche nel nostro Paese ma solo pochi fortunati sono riusciti a vederlo. &#8216;Katyn&#8217; viene proiettato in pochissimi cinematografi, 12 in tutt’Italia. Com’è possibile che un simile capolavoro non trovi spazio se non in circuiti ristretti o nei cinema d’essai? Non è certo colpa della società di distribuzione &#8216;Movimento Film&#8217; il cui responsabile, Mario Mazzarotto, ammette sconsolato che «di &#8216;Katyn&#8217; in versione italiana sono disponibili molte più copie di quante ne circolano attualmente, ma sembra che si stia facendo di tutto per boicottarne la visibilità ». Censurato e avvolto nella menzogna di regime per oltre mezzo secolo, Katyn è stato un nome difficile da pronunciare ad alta voce anche qui da noi. Nell’immediato dopoguerra ci fu chi venne sottoposto ad un vero e proprio linciaggio morale da parte del Pci di Togliatti per aver sollevato i veli sull’eccidio che porta il marchio sovietico. Vogliamo credere che quella stagione d’inquietante omertà sia archiviata per sempre. Ma allora come si spiega quest’ottusa preclusione delle nostre sale cinematografiche?<br />
Forse perché &#8216;Katyn&#8217; viene considerato un film di scarso richiamo e di magri incassi? Non è così. Certo, non farà concorrenza ai film-panettone di Boldi e De Sica ma c’è un pubblico interessato a vederlo. L’altra sera, a Milano, c’era gente in piedi ad assistere alla seconda (ed ultima!) proiezione del film di Wajda. E centinaia di persone, dopo aver fatto inutilmente la fila al botteghino, sono tornate a casa senza averlo potuto vedere. A meno di un ripensamento di qualche gestore, non avranno più un’altra occasione. Il che rappresenta un contro-senso anche dal punto di vista commerciale.<br />
Ma &#8216;Katyn&#8217; è un film che dovrebbe essere proiettato in tutte le scuole, un contributo al recupero di quella &#8216;memoria storica&#8217; che politici ed educatori sottolineano sempre con grande enfasi. Invece in Italia viene relegato, ignorato e sottilmente boicottato. C’è di che vergognarsi: dopo i sovietici, siamo riusciti a censurare Katyn una seconda volta.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: right"><strong>Luigi Geninazzi</strong><br />
<em>(da &#8220;Avvenire&#8221; - 8 marzo 2009)</a></em></p>
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		<title>Leader Pd: Il mister X ideale viene da destra&#8230; (Stenio Solinas)</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2009 08:23:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faber</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category>

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		<description><![CDATA[Il copyright, lo confesso, non è del tutto mio, ma io ci metto il know-how, che è poi quello che serve e che conta nel tempo dell’I Care e dello Yes, we can&#8230; E quindi, e insomma, Why not Gianfranco Fini al posto di Walter Veltroni? L’idea me l’hanno data il professor Roberto Zavaglia, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 8px 0px 0px; WIDTH: 220px; HEIGHT: 160px" src="http://www.spigoli.info/wp-content/uploads/2009/02/fini_saluto_romano.jpg" alt="" />Il copyright, lo confesso, non è del tutto mio, ma io ci metto il know-how, che è poi quello che serve e che conta nel tempo dell’I Care e dello Yes, we can&#8230; E quindi, e insomma, Why not Gianfranco Fini al posto di Walter Veltroni? L’idea me l’hanno data il professor Roberto Zavaglia, che è uno dei migliori analisti di politica internazionale in circolazione, e Andrea Marcenaro, ovvero il re dei corsivisti italiani, l’uno a voce, a cena, l’altro per iscritto, sul suo giornale, Il foglio, ma quella che per loro è una boutade, può anche divenire, come avrebbe detto Ciriaco De Mita, «un ragionamendo politico». Seguitemi. Si sa che Fini è stato fascista nella stessa logica con cui è divenuto antifascista. È un professionista della politica, ovvero un contenitore vuoto disponibile a riempirsi del liquido ritenuto in quel momento più potabile. La Destra oggi soffre di un problema di sovrappopolamento: ce n’è troppa, con troppi leader più o meno in competition e tuttavia con un capo incontrastato qual è Berlusconi. A lungo Fini si è immaginato come suo delfino, ma la scienza medica è contro di lui. È dell’altro giorno la notizia di un vaccino che, stando a dei ricercatori statunitensi, porterebbe l’età media oltre il secolo di vita&#8230; Fra trent’anni, insomma, avremo ancora Silvio premier e Gianfranco in lista d’attesa&#8230; È una strada chiusa. A Sinistra invece c’è il caos e la strada è aperta. Un po’ perché le sconfitte elettorali hanno sempre molti padri, un po’ perché quella generazione di cinquantenni è alla frutta, usurata dal suo continuo fondarsi e rifondarsi, dall’eccesso di sigle con cui si è nel tempo ribattezzata, dalla smania fratricida che l’ha pervasa, un pugnalarsi freneticamente alle spalle&#8230; È un caos umano, nel senso di leadership, ma anche politico, in quanto che cosa sia la Sinistra, che cosa sia di sinistra, nessuno lo sa più. La confusione è talmente grande sotto quel cielo che alle ultime elezioni regionali si è giocata la carta di un sardo-capitalista, Renato Soru, e su Repubblica l’intellettuale di riferimento Michele Serra si è riscoperto un teorico del Law and Order: ronde, vigilantes, magari qualche sana impiccagione preventiva ai lampioni del centro e della periferia&#8230; La deriva, dunque, è evidente, quella di una Sinistra che in mancanza d’altro scimmiotta la Destra, butta via Il Capitale e insegue i capitalisti. Chi dunque meglio di Gianfranco Fini la può rimettere in carreggiata, ridargli quell’anima sociale e solidale che è andata perduta fra l’acquisto di una barca nel Salento, una banca in Lombardia e tre camere a Manhattan? Fini, per fare solo qualche esempio, si è dichiarato favorevole al diritto di voto per gli immigrati, difende la laicità dello Stato e l’autonomia dell’individuo, è per le coppie di fatto ed è un critico severo del cesarismo, sia vero sia presunto, ha inaugurato la sua chat-on-line e ha già fatto sapere che il Festival di Sanremo non gli piace. In una parola, e insieme moderno e antico, elitario e popolare e non è forse questo il modo migliore per incarnare oggi la Sinistra? Il linguaggio, poi. Diciamoci la verità, la «lingua di legno» di Veltroni&#038;C si è da tempo fatta insopportabile, un ritualismo bugiardo e fumoso dietro il quale si nasconde la totale mancanza di contenuti. Fini, invece, pur senza dire niente lo dice bene, e questo è se non altro un passo avanti sulla strada della chiarezza. Non siete convinti? Va bene, mettiamo giù allora il carico da novanta della telegenia. Si sa che il Cavaliere nero vince anche per questo e certo se gli opponi i borborigmi di Prodi, l’espressione patibolare di Fassino, il doppio mento di Veltroni, dove vuoi andare? Qui invece c&#8217;è un ancor piacente cinquantenne, un po’ stagionato ma sempre abbronzato, fresco papà, sub esperto. Vuoi mettere? Con lui sì che si riequilibra la partita, basta con le melensaggini piccolo-borghesi di pullman, caminetti, biciclette, mezze-calzette&#8230; Ma, dice qualcuno, ci sarebbe anche la carta Bersani&#8230; Dico, scherziamo? Bersani è di Piacenza, Fini è di Bologna, dialetto per dialetto meglio la dotta e la grassa Bologna che la irrimediabilmente provinciale Piacenza. Poi Bersani è calvo e non ha alcuna intenzione di ricorrere al trapianto, laddove Fini i capelli ce l’ha ancora e quindi non ha bisogno di procurarseli artificialmente. Infine, Bersani vuol dire D’Alema e allora siamo da capo a dodici, si ritorna alla celebre invettiva morettiana: «Con questi leader non vinceremo mai»&#8230; E l’antico fascismo finiano, diranno i duri e puri, gli inguaribili, gli immarcescibili? Be’, il Duce all’inizio era socialista, che c’è di male a sperimentare il percorso inverso? Del resto, se Veltroni non è mai stato comunista, nemmeno da piccolo, se Violante dice da grande di vergognarsene, Fini almeno può affermare con orgoglio che questo tipo di abiura non ha bisogno di farla, lui comunista non è mai stato. Quanto al «nero» peccato originale, si è già cosparso più volte il capo di cenere, e per la verità non solo quello&#8230; Da qualunque parte la si guardi, la candidatura di Fini alla guida dei Pd è perfetta. È una figura istituzionale, e stato ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, e un paladino della Costituzione, è alto come Obama&#8230; Si può fare, insomma, Yes, we can. </p>
<p style="TEXT-ALIGN: right"><strong>Stenio Solinas</strong><br />
<em><A HREF="http://www.noreporter.org/"target="blank">(da &#8220;Il Giornale&#8221; - 20 febbraio 2009)</A></em></p>
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		<title>Ronchi dei Salivari (No Reporter)</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 11:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faber</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Andrea Ronchi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Israele è come il Fronte della Gioventù&#8221;. Con questi vocalizzi emessi tra la saliva, il più mediocre dei ministri in carica ha preteso di equiparare i giovanissimi Caduti per la libertà, che non esitarono a mettere in gioco le loro vite contro una prepotenza diffusa e un nemico impari, a chi la libertà e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 8px 0px 0px; WIDTH: 200px; HEIGHT: 150px" src="http://www.spigoli.info/wp-content/uploads/2009/02/ronchi_pacifici.jpg" alt="" /><em>&#8220;Israele è come il Fronte della Gioventù&#8221;</em>. Con questi vocalizzi emessi tra la saliva, il più mediocre dei ministri in carica ha preteso di equiparare i giovanissimi Caduti per la libertà, che non esitarono a mettere in gioco le loro vite contro una prepotenza diffusa e un nemico impari, a chi la libertà e la dignità altrui le calpesta ogni giorno. Non si vede proprio cosa possa accomunare i sedicenni, diciassettenni, ventenni, immolati per fierezza e dignità a una potenza che occupa, taglia viveri e medicinali, blocca l&#8217;acqua, fa morire le puerpere, massacra vecchi e bambini. Forse il ministro confonde e voleva parlare non dei militanti ma dei vertici, di quelli che prima ancora di lui fecero una carriera sul sangue di quei Ragazzi e che non esitarono a compiere cinici mercimoni. Allora farebbe bene a chiarirlo per non insultare la memoria dei Caduti. Ma, così facendo, a pensarci bene insulterebbe gli israeliani. Infatti se un Olmert si vedesse paragonato a un Ronchi, o un Barak a un Fini non è che lo prenderebbero proprio come un complimento coloro che tanto al ministro preme compiacere. </p>
<p style="TEXT-ALIGN: right"><strong>Gabriele Adinolfi</strong><br />
<em><A HREF="http://www.noreporter.org/"target="blank">(da &#8220;No Reporter&#8221; - 19 febbraio 2009)</A></em></p>
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		<title>Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 22:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faber</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Incombeva da mesi sulla testa degli schierati a destra di Alleanza Nazionale e, nonostante le speranze di alcuni di loro, come previsto si è abbattuta inesorabile. La ‘spada di Damocle’ è stata approvata alla Camera ed ha stabilito lo sbarramento del 4% alle prossime elezioni europee. Annusando l’aria, all’indomani delle elezioni politiche, SPIGOLI profetizzò che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 8px 0px 0px; WIDTH: 180px; HEIGHT: 140px" src="http://www.spigoli.info/wp-content/uploads/2009/02/bartali.jpg" alt="" />Incombeva da mesi sulla testa degli schierati a destra di Alleanza Nazionale e, nonostante le speranze di alcuni di loro, come previsto si è abbattuta inesorabile. La ‘spada di Damocle’ è stata approvata alla Camera ed ha stabilito lo sbarramento del 4% alle prossime elezioni europee. Annusando l’aria, all’indomani delle elezioni politiche, <strong>SPIGOLI </strong>profetizzò che con il <A HREF="http://www.spigoli.info/archives/25"target="blank"><b>crollo delle identità</b></A> il Paese si avviava inesorabilmente <em>«verso un pericoloso bipartitismo secco&#8230;»</em> e che <em>«ai due partitoni, nel prossimo giro, sarà sufficiente ritoccare la quota di sbarramento…».</em> Poi, in estate, raccontando la <A HREF="http://www.spigoli.info/archives/139"target="blank"><b>nascita del Pdl</b></A>, <strong>SPIGOLI </strong>sottolineava come Silvio <em>«… cannibalizza le truppe periferiche terrorizzandole con gli sbarramenti elettorali ed è pronto lo sgambetto alle prossime europee. La ‘bozza Bocchino’ è la più spietata contro i partiti che rivendicano un profilo identitario, eppure un tempo anche il vicecapogruppo alla Camera era parte integrante di una minoranza orgogliosamente ricca di identità, ma a quanto pare la memoria non è dote prevista in politica.»</em><br />
La novità, ovviamente, crea grosse difficoltà di sopravvivenza a chi come La Destra, Fiamma tricolore e Forza nuova pretende di vivere di vita propria e soprattutto ai suoi rappresentanti europei, Nello Musumeci, Luca Romagnoli e Roberto Fiore, che avrebbero ambito ad essere riconfermati come parlamentari continentali.<br />
E gli ultimi mesi parlano chiaro. A dicembre, si è mostrato tempestivo il leader di Forza Nuova, pronto ad essere il <em>«promotore di una alleanza di tutte le forze alla destra del Pdl per la formazione di una lista popolare e nazionale aperta soprattutto ad esponenti della società civile»</em>. Tanto tempestivo quanto sorprendente il pulpito di cotanta iniziativa. Proprio colui che, in occasione delle elezioni politiche di pochi mesi prima, si tenne ben distante e distinto dalla lista <em>La Destra-Fiamma tricolore</em>, presentandosi autonomamente fino a capitalizzare un modesto 0,3%, che comunque gli valse il seggio a Strasburgo, grazie alle dimissioni di Alessandra Floriani, nel frattempo rientrata rapidamente alla corte berlusconianfiniana e diventata deputato nazionale.<br />
Non si faceva attendere neanche il segretario nazionale di Fiamma, Luca Romagnoli. Prima comunicava perentoriamente nel suo blog che <em>«alle elezioni europee del 2009 la Fiamma Tricolore ci sarà e correrà da sola, non con La Destra… il terzo Polo, di Italia Sociale e identitaria, siamo noi di Fiamma Tricolore e gli italiani coglieranno la differenza anche alle urne»</em> (10 dicembre). Appena un mese più tardi - con la riforma elettorale alle porte – accantonato l&#8217;orgoglio identitario, i toni appaiono decisamente più temperati: <em>«Con una legge che impone uno sbarramento del 4%, ci sono solo due possibilità: un accordo per partecipare nelle liste dei ‘grandi’ in posizione di vaga possibilità d&#8217;elezione oppure, come crediamo, invitando gli altri a uscire allo scoperto, una proposta nazionale unica, che non sia un cartello elettorale o una federazione o un&#8217;alleanza come già esperito, ma un unico tentativo per arginare chi vuole arrivare al controllo maggioritario delle rappresentanze. Formare un unico Partito, il cui progetto tenti la ‘missione impossibile’ o soccomba nell&#8217;impresa (se così sarà)…»</em> (14 gennaio).<br />
Seguito a ruota da Francesco Storace: <em>«Credo che dopo la manifestazione del 24 gennaio a Napoli vada assunta un’iniziativa politica per dare rappresentanza organica all’area alla destra del PdL. Mi riprometto di parlarne con Romagnoli, prescindendo da quale legge elettorale europea sarà in vigore, per capire se vogliamo introdurre qualche elemento di concreta novità nella politica italiana».</em><br />
Purtroppo, in questo caso l’unione difficilmente farebbe la forza sufficiente per superare il 4%, ma forse il progetto di Romagnoli confidava in un&#8217;altra soglia. Perciò, è ormai probabile un accordo con altri ‘piccoli’ per dare vita ad una lista unitaria contro la ‘legge truffa’, per esempio con il Movimento per le Autonomie. Sulla falsariga dell’accordo trovato anche per le regionali in Sardegna, dove alcuni dirigenti de La Destra sono nelle liste MpA. Sarà comunque un’impresa ardua, perché la permanenza delle preferenze non garantisce, al di là della dote elettorale che si dovesse portare, alcuna riuscita dei propri candidati.<br />
Archiviate le Europee con qualsiasi risultato e nato ufficialmente il <A HREF="http://www.spigoli.info/archives/214"target="blank"><b>Partito del leader</b></A> (Pdl), con gli ex di An convinti, o rassegnati, a farne la corrente di destra, al centro del dibattito dovrà tornare il futuro di un&#8217;intera Area che non si sente rappresentata. Seppure le storture ed i difetti dell’ambiente non rendano ottimisti, oramai si tratta di una questione indifferibile: essere o non essere, più precisamente esistere o non esistere.<br />
Ci saranno le condizioni per dare vita ad un movimento identitario nazionale?<br />
Un movimento consapevole che questa sua caratteristica lo limiterà nei consensi, ma che - partendo da una base elettorale di un milione di voti (politiche 2008) - non scenda mai sotto una soglia minima (come d’altronde fu per decenni con il Msi), evitando così la trappola dello sbarramento.<br />
Un movimento da ripensare sin dalla sua ‘ragione sociale’, che rappresenterà una strategia di ingresso anche nel mercato del voto, affinché non si ripetano costosi errori tattici. Per esempio, il nome La Destra era adeguato per catturare consenso nel variegato magma del ‘non voto’?<br />
Un movimento radicato nel territorio, grazie all’avamposto delle sezioni, che recuperi la militanza come fondamento dell&#8217;attività politica e di proselitismo, che individui temi forti, sentiti dalle comunità di riferimento, e li difenda senza timore di risultare <em>‘politically scorrect’</em>. Questa sembrerebbe la fotografia della Lega, che infatti è l’unico partito identitario, a struttura tradizionale, di battaglia che continua ad aumentare i propri consensi. E che conquista anche tanti voti provenienti dall&#8217;Area.<br />
Un movimento dove sarà necessario abbandonare alcune singole velleità (troppi generali con truppe esigue…) e le aspirazioni ad essere tutti onorevoli e ben retribuiti, accantonare le trovate elettorali dell’uno che salva tutti (vero Daniela Santanchè?), bandire la personalizzazione esasperata che fa parlare del &#8216;partito di tizio o di caio&#8217;, stemperare alcuni animi troppo ‘rivoluzionari’, più spesso adatti al tifo da stadio o alle risse da bar.<br />
Un movimento che riattribuisca rilevanza all’ambiente giovanile, che nella destra politica italiana si è sempre caratterizzato per libertà d’azione, di pensiero e di proposta, con ampi spazi di indipendenza. Giovani orgogliosi di militare in quanto legittimi eredi di un glorioso passato, forti della passione per le idee, di una inconsueta capacità di traino e di novità, per tornare a diventare avanguardia politica, grazie anche alla freschezza, all’entusiasmo ed alla spregiudicatezza gentilmente offerte dall’anagrafe. Una ventata giovanile nuova che non abbia come &#8216;chiodo fisso&#8217; il carrierismo e che torni ad essere meno incline alla pratica dei ‘ludi cartacei’ e sopratutto alle sue degenerazioni.<br />
Un ambizioso progetto di rinascita che scaturisca dopo aver rivolto un attento e ponderato sguardo alle comunità schierate a destra del Pdl, evocando Gino Bartali: <em>«Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare&#8230;».</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Faber </strong></p>
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		<title>Primi passi verso il Pdl, il Partito del leader</title>
		<link>http://www.spigoli.info/archives/214</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 03:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faber</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>

		<category><![CDATA[Alleanza Nazionale]]></category>

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		<category><![CDATA[Maurizio Gasparri]]></category>

		<category><![CDATA[Pdl]]></category>

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		<description><![CDATA[«Berlusconi fa quello che gli pare, fa assolutamente quello che gli pare» (1). Impossibile contraddire il ministro Mara Carfagna, che - rispondendo ad una domanda di Daria Bignardi sul tema della televisione e del conflitto di interessi - ci ha illuminato sul più autentico significato dell’acronimo del nascente Pdl: Partito del leader. In realtà, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 8px 0px 0px; WIDTH: 250px; HEIGHT: 180px" src="http://www.spigoli.info/wp-content/uploads/2008/11/predellino_alfio_krancic.jpg" alt="" /><em>«Berlusconi fa quello che gli pare, fa assolutamente quello che gli pare» </em>(1). Impossibile contraddire il ministro Mara Carfagna, che - rispondendo ad una domanda di Daria Bignardi sul tema della televisione e del conflitto di interessi - ci ha illuminato sul più autentico significato dell’acronimo del nascente Pdl: Partito del leader. In realtà, non si tratta di una grossa sorpresa, sopratutto per chi ricorda le due tappe fondamentali dell’iter (il discorso berlusconiano dal predellino, in piazza San Babila a Milano, del 18 novembre 2007 e l’<A HREF="http://www.spigoli.info/archives/22"target="blank"><b>editto finiano</b></A> dell’8 febbraio 2008 pronunciato all’uscita da Palazzo Grazioli, sede romana di Forza Italia), e soprattutto i commenti dei dirigenti di Alleanza nazionale negli ottanta giorni intercorsi tra i due eventi.<br />
Comunque, il Cavaliere in persona ha lanciato un chiaro monito per chi avesse ancora il minimo dubbio. Ha ‘liquidato’ Forza Italia davanti al Consiglio nazionale con un discorso di appena quindici minuti, senza bisogno di alcun congresso e non incontrando alcuna opposizione, concedendo al massimo qualche mugugno per gli scenari interni futuri, amabilmente accompagnati dalle note di “Meno male che Silvio c’è”. Talmente convincente che anche Maurizio Gasparri ha parlato di <em>«sublimazione del berlusconismo»</em> (2), fenomeno prodromo del Partito del leader. Senza tessere, senza congressi, senza militanza, con candidature e quadri dirigenti decisi a tavolino esclusivamente con il suo beneplacito. Ma gratificati – come ha prontamente sottolineato Denis Verdini, coordinatore azzurro - da un compito tanto faticoso quanto importante: <em>«Abbiamo un leader carismatico, compito della classe dirigente è aiutarlo a trasmettere le sue idee agli elettori»</em> (3).<br />
Parrebbe tutto idilliaco, invece, nel discorso di Berlusconi neanche un accenno all’altro socio fondatore, nonostante la presenza in sala di un’importante rappresentanza ministeriale aennina. Anzi, da rimarcare una pervicace sottolineatura sulla continuità tra Forza Italia ed il Pdl, che suggerisce l&#8217;immagine di un’annessione, studiata e quantificata (30%) a tavolino, di Alleanza nazionale. Niente di diverso dall’idea lanciata dal predellino, allora tanto indigesta da sbilanciare Gianfranco Fini a dire <em>«Berlusconi vuol fare l’asso pigliatutto, ormai siamo alle comiche finali»</em> (4).<br />
Una comicità involontaria, come quella del ministro Ignazio La Russa che, commentando la smemoratezza berlusconiana nella sua veste di coordinatore di An, prima si è affrettato a precisare che <em>«nessuno può pensare che noi si vada ospiti a casa loro»</em> (3), per raccontare subito dopo che <em>«nell’ultima settimana noi ci siamo trasferiti in via dell’Umiltà </em>(sede romana di Forza Italia, ndF), <em>senza troppi appuntamenti formali, il rapporto è stato così fitto che abbiamo dovuto occupare alcune sale riunioni»</em> (3).<br />
Intanto, mentre Berlusconi si permette di ricordare con orgoglio la breve storia di Forza Italia ed addirittura a rivendicare l’attualità del primo discorso pronunciato quattordici anni or sono, sull’altro fronte sono stati più volte sconfessati decenni di storia missina, fino a mettere sotto processo le radici di quella fiamma tricolore che a breve sarà spenta definitivamente.<br />
Per qualche mese ancora distingueremo la provenienza, con relativo &#8216;cursus honorum&#8217;, dei parlamentari del Pdl. Poi, a febbraio ci sarà il congresso che sancirà - inevitabilmente ‘all’unanimità’ - lo scioglimento di An ed a marzo la nascita ufficiale del <A HREF="http://www.spigoli.info/archives/139"target="blank"><b>nuovo partito</b></A>. Un momento topico che confermerà l’esaltante risultato rimarcato dall&#8217;ex ministro Giuliano Urbani: <em>«I moderati non distinguono più un Fini da uno Schifani»</em> (5). Evviva!!!</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Faber </strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>(Vignetta di Krancic)</em></p>
<p><em>1) “Le invasioni barbariche” – La7, 21 novembre 2008<br />
2) Il Foglio, 22 novembre 2008<br />
3) Corriere della Sera, 22 novembre 2008<br />
4) Il Giornale, 10 dicembre 2007<br />
5)  Il Giornale, 22 novembre 2008</em></p>
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		<title>Nessun dubbio, vogliono il morto (Gabriele Adinolfi)</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 16:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faber</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[OMNIBUS]]></category>

		<category><![CDATA[Blocco Studentesco]]></category>

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		<description><![CDATA[Vogliono il morto! Che a volerlo siano i “rivoluzionari” frustrati dalla perdita di ogni consenso e addestrati dai loro seminari politici all&#8217;eliminazione degli avversari è quasi normale. Non è normale, non è usuale, non è ammissibile, non accadeva neppure negli Anni Settanta, quello che alcuni fiancheggiatori, protettori e complici dei frustrati dei Centri Sociali e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 8px 0px 0px; WIDTH: 150px; HEIGHT: 150px" src="http://www.spigoli.info/wp-content/uploads/2008/11/chilhavisto.jpg" alt="" />Vogliono il morto! Che a volerlo siano i “rivoluzionari” frustrati dalla perdita di ogni consenso e addestrati dai loro seminari politici all&#8217;eliminazione degli avversari è quasi normale. Non è normale, non è usuale, non è ammissibile, non accadeva neppure negli Anni Settanta, quello che alcuni fiancheggiatori, protettori e complici dei frustrati dei Centri Sociali e di Rifondazione stanno oggi facendo. Non è accettabile che escano articoli compiacenti con i facinorosi, gli aggressori, i mazzieri stipendiati dai partiti, che alcune testate nazionali (Corriere della sera, Repubblica) hanno pubblicato. Non è immaginabile che si lascino esporre all&#8217;università liste di proscrizione con nomi e foto degli obiettivi da colpire, com&#8217;è accaduto lunedì mattina. E questo all&#8217;indomani di una prima serie di aggressioni commesse in Italia condite dall&#8217;improvviso apparire di attentati vari su obiettivi diversi. Uno scenario fosco che si ripete. Permettere tutto questo significa, esattamente come trentacinque anni fa, alimentare la spirale anziché interromperla.<br />
Non è perdonabile che, trentacinque anni dopo, per un calcolo politicante da quattro soldi, ci sia chi, come Di Pietro, ripercorre la strada di Giacomo Mancini ammiccando a quelli che “uccidere un fascista non è reato”. Mancini se ne pentì, ma era troppo tardi. Di Pietro magari se ne pentirà anche lui ma già adesso non ha scuse perché egli ha davanti agli occhi il precedente del sangue che scorse a fiumi a causa della copertura politica al nascente terrorismo che il dirigente socialista di allora, come l&#8217;Idv di oggi, non aveva saputo - o voluto - vedere. Gravissimo; ma paradossalmente nella gravità siamo già andati oltre.<br />
Alla Rai nella serata di ieri è stato mandato in onda (<em><strong>la trasmissione era &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221;, Faber</strong></em>) un filmato forse fornito proprio dal Blocco Studentesco e sono stati incredibilmente fissati dei fermo-immagine su studenti del Blocco Studentesco con la richiesta: “Sapete chi sono? Come si chiamano? Dove abitano?”. Poiché il Blocco che non ha niente da nascondere ha fornito molti filmati ai media, e poiché i volti e i nomi di ragazzi che fanno politica e chiedono regolari permessi sono noti alla polizia, quest&#8217;appello non può avere altro effetto se non quello di scaldare gli animi di chi già viene aizzato sul terreno incosciente dell&#8217;antifascismo militante dalla segreteria di un partito che non ha più alcun argomento politico e non avrà altra conseguenza se non quella di far capire a chi partecipa alla caccia all&#8217;uomo che gode di una copertura articolata e diffusa. Se non li si ferma subito non tarderanno ad assassinare! Certo, come primo atto sarà denunciato legalmente chi usa la televisione come uno strumento personale e mette a rischio l&#8217;incolumità degli studenti, ma non basta. Urge una presa di posizione ferma da parte dei giornalisti e sono indispensabili le interrogazioni parlamentari.<br />
Trentacinque anni fa si preferì lasciar divampare l&#8217;incendio ma stavolta, per fortuna, non ci sono solo piromani. Ma un pompere che dorme diventa incendiario a sua volta. Non si sottovaluti il pericolo e non si frappongano indugi! Neutralizziamo i mandanti e facciamolo subito!</p>
<p style="TEXT-ALIGN: right"><strong>Gabriele Adinolfi</strong><br />
<em><A HREF="http://www.noreporter.org/"target="blank">(da &#8220;No Reporter&#8221; - 4 novembre 2008)</A></em></p>
<p><em><strong>Ad adiuvandum i filmati di &#8220;Chi l&#8217;ha visto&#8221; e del Blocco studentesco</strong></em></p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/3ZkW6YuSs5k&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/3ZkW6YuSs5k&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/KdJFhgyDVfE&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/KdJFhgyDVfE&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Il signore sì che se ne intende…</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 15:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faber</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>

		<category><![CDATA[Blocco Studentesco]]></category>

		<category><![CDATA[Francesco Cossiga]]></category>

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		<description><![CDATA[«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 8px 0px 0px; WIDTH: 140px; HEIGHT: 180px" src="http://www.spigoli.info/wp-content/uploads/2008/10/cossiga_forattini_77.jpg" alt="" /><em>«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri… Nel senso che le forse dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano… Questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio»</em> (1).<br />
Guardando le tante immagini degli scontri di ieri mattina in piazza Navona a Roma, mi sono tornate in mente queste parole di Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica, ma sopratutto esperto ex ministro degli Interni. Proprio quel Ministro degli Interni che in Parlamento nel 1980, ad appena 48 ore dall’attentato alla stazione di Bologna, annunciò solennemente - ben prima di qualsiasi indagine - che la bomba era “fascista” (<em>«Non da oggi si è delineata la tecnica terroristica di timbro fascista. Il terrorismo nero ricorre essenzialmente al delitto di strage perché è la strage che provoca paura, allarme, reazioni emotive e impulsive»</em>), dando il via ad un’intensa stagione di repressione a senso unico nei confronti della destra extraparlamentare e non. Solo undici anni dopo, davanti al “Comitato per i servizi di sicurezza” (15 marzo 1991) riconobbe di aver sbagliato nell’addebitare la strage alla ‘destra’, sostenendo che <em>«il giudizio espresso allora fu il frutto di errate informazioni che mi furono fornite dai Servizi e dagli organi di polizia. La subcultura e l&#8217;intossicazione erano agganciate a forti lobby politico-finanziarie»</em>. Neanche una parola per le decine di ragazzi che furono travolti e rovinati da quell’inchiesta giudiziaria.<br />
La sua <em>“ricetta democratica”</em> somiglia pericolosamente all’atteggiamento tenuto ieri dalle forze dell’ordine, che &#8216;odora&#8217; di direttive superiori. Prima hanno ‘scortato’ in piazza Navona il corteo degli universitari, pesantemente inquinato dalla presenza di centinaia di appartenenti ai centri sociali (considerando l’età apparente, c’erano numerosi ‘fuori corso’), poi hanno consentito ai più esagitati - corroborati dalla colonna sonora con<em> “Bella ciao”</em> e <em>“siamo tutti antifascisti”</em> - di attrezzarsi per lo scontro con caschi, passamontagna, bastoni, bottiglie e sassi (qualche minuto dopo si riforniranno anche di sedie e di tavolini &#8216;presi in prestito&#8217; da un locale della piazza). Quindi, miracolosamente sono spariti dalla piazza, evitando di frapporsi tra questi pacifici manifestanti ed i ragazzi di “Blocco studentesco”, che presidiavano la piazza insieme agli studenti delle superiori al suono di <em>“Né rossi né neri, solo liberi pensieri”</em>.<br />
Infine, a completare il quadro anomalo, altri reparti in assetto antisommossa che, pur controllando gli accessi alla piazza, sono intervenuti con una calma serafica lasciando scatenare gli scontri ed operando 2 arresti (in una sorta di ‘par condicio’, uno per parte, anche se&#8230; 34 anni il ‘rosso’, 19 il ‘nero’) e 21 fermi, in questa categoria l’organizzazione studentesca di destra si è aggiudicata il 100%.<br />
Accaduto ciò, da ieri si parla più degli scontri che dei contenuti del decreto Gelmini, si affaccia prepotentemente la criminalizzazione della presenza nella protesta dei giovani di destra non governativi, riecheggiano nuovamente richieste di scioglimento di organizzazioni giovanili e partiti. Tutto ciò mi ricorda qualcosa…</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Faber </strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>(Vignetta di Forattini - 1977)</em></p>
<p><em>1) Quotidiano Nazionale, 23 ottobre 2008</em></p>
<p><em><strong>P. S.= A proposito di immagini, per chi volesse farsi un’idea di come sono andate le cose:</strong></em></p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/5wTeI_tatoY&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/5wTeI_tatoY&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/hFtUMqREeNY&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/hFtUMqREeNY&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Il voto segreto rinforza la memoria?</title>
		<link>http://www.spigoli.info/archives/206</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 15:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faber</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[MEMORIA]]></category>

		<category><![CDATA[Gaetano Pecorella]]></category>

		<category><![CDATA[Ignazio La Russa]]></category>

		<category><![CDATA[Sergio Ramelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra memoria negata, memoria ripudiata e memoria corta, lo schieramento destro della politica italiana ormai non conosce rivali. Il tempo passa ed i tentativi di dimenticare, di giustificare, di sminuire, addirittura di negare, crescono a dismisura. Allora, è utile che qualcuno si trasformi in dose massiccia di ‘memoril’ perché il tempo non cancelli le azioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 8px 0px 0px; WIDTH: 160px; HEIGHT: 120px" src="http://www.spigoli.info/wp-content/uploads/2008/10/memoria_magritte.jpg" alt="" />Tra memoria negata, memoria ripudiata e memoria corta, lo schieramento destro della politica italiana ormai non conosce rivali. Il tempo passa ed i tentativi di dimenticare, di giustificare, di sminuire, addirittura di negare, crescono a dismisura. Allora, è utile che qualcuno si trasformi in dose massiccia di ‘memoril’ perché il tempo non cancelli le azioni ed i pensieri degli uomini politici con un semplicistico colpo di spugna. Appunto perciò <strong>SPIGOLI </strong>saluta con gioia la ‘trombatura’ di Gaetano Pecorella - fortemente voluto dal Cavaliere come giudice della Corte Costituzionale - e, &#8216;obtorto collo&#8217;, un sentito ringraziamento va ad Antonio Di Pietro ed agli ex ‘compagni’ dell’avvocato-parlamentare di Forza Italia.<br />
Non tanto, o non solo, perché il suo percorso politico, prima di approdare alla &#8216;corte berlusconiana&#8217;, risulta alquanto originale. Nella Milano degli anni ’70, era un simpatizzante del Movimento studentesco, ha quindi lambito gli ambienti di Potere operaio, collaborando col servizio giuridico di Soccorso Rosso che prestava aiuto legale e finanziario ai ‘compagni vittime della repressione’, infine fu candidato alle regionali lombarde con Democrazia proletaria.<br />
Chi era in quegli anni Pecorella lo raccontava il Corriere della Sera: <em>«Assai vicino al Movimento studentesco, ne condivide le idee, firma manifesti e proteste, ma evita di issare cartelli e striscioni durante le manifestazioni di piazza… indossa la toga e difende quelli che nei cortei agitano i pugni chiusi. Ci sono gli avvocati di Soccorso rosso, di cui è punta avanzata Giuliano Spazzali e c&#8217;è il gruppo degli ‘avvocati democratici’: Pecorella detto ‘Nino’, Marco Janni, Luca Boneschi, Gigi Michele Mariani, Michele Pepe»</em> (1).<br />
Il sincero ringraziamento all’attuale opposizione parlamentare è motivato soprattutto da un episodio che risulta impossibile cancellare dalla memoria di chi ha vissuto o conosciuto l’antifascismo militante. Siamo nel 1987 al Tribunale di Milano, dopo ben 12 anni si svolge il processo agli assassini di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù milanese ammazzato da militanti di Avanguardia operaia a colpi di chiave inglese ‘hazet 36’, proprio quella lunga ‘appena’ quaranta centimetri. Gaetano Pecorella è l’avvocato difensore di Saverio Ferrari, imputato - e condannato a 5 anni e 6 mesi - per un&#8217;aggressione collegata all’omicidio Ramelli, che aveva visto come co-protagonisti alcuni assassini di Sergio, ed aveva causato il grave ferimento di tre ragazzi: Fabio Ghilardi (due operazioni, coma, polmone d’acciaio, epilessia permanente), il 16enne Giovanni Maida (quattro fratture alla mandibola ed una alla spalla) e Bruno Carpi (doppio sfondamento della calotta cranica).<br />
Durante l’arringa, il penalista - forte del suo passato politico ed ancora lontano dai banchi parlamentari azzurri - si lasciò andare appassionatamente, come raccontato dalla cronaca giudiziaria di una fonte insospettabile come “l’Unità”: <em>«Quando i diritti fondamentali di una comunità non vengono realizzati, come la messa al bando del MSI, la comunità ha il diritto di riappropriarsi di quei diritti… Togliere agibilità politica e spazi di aggregazione ai fascisti non è un reato, ma la legittima applicazione di un principio costituzionale»</em> (2).<br />
Frase che un decennio dopo, Pecorella - folgorato sulla via di Arcore con la sua prima candidatura al Parlamento - ha negato, forse anche perché nel collegio uninominale erano necessari anche i voti degli elettori di Alleanza nazionale: <em>«Una frase che sicuramente non ho mai detto. Primo perché non mi riconosco in quei concetti e in quei termini, secondo perché da avvocato, avrei reso un pessimo servizio al mio assistito»</em> (3).<br />
Eppure, Ignazio La Russa - in quel processo avvocato della famiglia Ramelli - appena due anni fa confermava: <em>«Lui fu uno dei pochi che nell’arringa finale ribadì che uccidere un fascista era meno grave. Invece gli avvocati Giuliano Spazzali e Giuliano Pisapia misero da parte la militanza e fecero prevalere le loro capacità giuridiche» </em>(4).<br />
Chissà, se tra le decine di voti che questa mattina - nel segreto dell’urna - sono mancati a Pecorella ci saranno state anche le schede del Ministro della difesa e di tanti altri ex missini ed ex camerati di Sergio. <a href="http://www.spigoli.info/archives/36" target="blank"><strong>Mi piace crederlo&#8230;</strong></a></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Faber </strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>(Quadro: &#8220;La memoria&#8221; di Magritte)</em></p>
<p><em>1) Corriere della Sera, 22 giugno 1998<br />
2) l&#8217;Unità, 6 maggio 1987</em><br />
(articolo citato nel volume <em>“Sergio Ramelli: una storia che fa ancora paura” </em><br />
curato da Guido Giraudo - Sperling &#038; Kupfer Editori)<br />
<em>3) Corriere della Sera, 3 giugno 1998<br />
4) Magazine Corriere della Sera, 9 febbraio 2006</em></p>
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		<title>La ‘quinta colonna’ piace ai &#8216;rossi&#8217;…</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 17:56:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faber</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[MEMORIA]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 8px 0px 0px; WIDTH: 160px; HEIGHT: 200px" src="http://www.spigoli.info/wp-content/uploads/2008/10/colonne.jpg" alt="" />Il dibattito è stato intenso, ma breve e non risolutivo. Ora - a meno di un mese dal diktat finiano - sia gli ‘anti-antifascisti’ che i ‘neo-antifascisti’ fanno finta di nulla e tacciono. Intanto, i cimeli sono rimasti al loro posto nelle case e nelle sezioni, il saluto legionario è ancora protagonista, le ‘celtiche’ restano al collo e tra ventidue giorni sarà il momento delle libagioni celebrative.<br />
Nello stilare un bilancio di quel sabato ad ‘Atreju’, escluso lo scontato e ridondante consenso degli ‘afecionados’, l’ennesima <a href="http://www.spigoli.info/archives/190" target="blank"><strong>capriola finiana</strong></a> ha costretto taluni a compiere spavaldi sforzi dialettici (fino a provare <a href="http://www.spigoli.info/archives/192" target="blank"><strong>noia</strong></a> nel <em>«parlare di fascismo e antifascismo»</em>) per non entrare in contrasto con le sue parole e per tacitare i dissensi, confidando nell’imminente confluenza nel Pdl, dove si prevede non sarà obbligatorio dichiararsi antifascisti. Mentre in Alleanza Nazionale è arrivato il ‘diktat bis’ del ministro Altero Matteoli: <em>«Chi non condivide le parole di Fini si mette fuori da An»</em>.<br />
Per trovare un clima entusiastico bisogna spostarsi sul fronte avverso, in quel mondo culturale che ha trovato un inaspettato alleato e si è dimostrato subito riconoscente: <em>«Le convinzioni di Fini</em> - ha scritto Gianfranco Pasquino, docente universitario a Bologna e collaboratore de “l’Unita” - <em>sono cambiate nel corso del tempo in maniera coerente e sono approdate al riconoscimento di verità storiche che stanno a fondamento della Repubblica italiana»</em> (1).<br />
Maggiormente entusiasta, Luciano Canfora (docente universitario a Bari, nel comitato scientifico della Fondazione Gramsci e frequentatore assiduo dei congressi dei Comunisti italiani): <em>«Non so dove Fini abbia studiato recentemente, ma definire così l’antifascismo è molto avanzato» </em>(2).<br />
Un’intellighenzia che, in perenne difficoltà al cospetto del montante ed illuminante filone storico ‘revisionista’, ha trovato un favoreggiatore, subito abbracciato e coccolato, fino a concedergli un consenso pressoché unanime: <em>«Le sue dichiarazioni </em>– spiega Nicola Tranfaglia, docente universitario a Torino e nel comitato scientifico della Fondazione Gramsci - <em>in qualche modo concludono, perché vanno in direzione opposta, il percorso avviato da Luciano Violante nel ’96, con l’apertura ai ‘ragazzi di Salò’. Un discorso infausto. E’ significativo che ci sia questo rovesciamento di ruoli e che arrivi la smentita di Fini alle parole di Violante»</em> (3).<br />
Lo storico, ex deputato dei Comunisti Italiani, è stato prontamente supportato da Claudio Pavone (docente universitario a Pisa, vicepresidente dell&#8217;Istituto per la storia del movimento di liberazione ed ex partigiano), che ha considerato particolarmente importanti le dichiarazioni di Fini <em>«perché spiazzano tutti coloro che, da qualche anno, hanno fatto del revisionismo la propria bandiera e considerato la contrapposizione fascismo-antifascismo un’anticaglia»</em> (4). E da Piero Sansonetti, direttore del quotidiano “Liberazione”, che tra le conseguenze più rilevanti ha individuato <em>«una battuta di arresto della campagna revisionista avviata dalla destra italiana con lo scopo di smontare la “Civiltà politica” prodotta in Italia dal 1945 in poi. L’iniziativa di Fini tira il freno e ostacola l’offensiva revisionista»</em> (5).<br />
Quindi, un inaspettato Fini, in versione ‘quinta colonna’, che conquista profonda riconoscenza per il contributo offerto al contrasto della revisione storiografica, infatti - secondo Pasquino - <em>«incidentalmente, taglia l’erba sotto i piedi anche ad alcuni giornalisti revisionisti i cui libri, critici dell’attività dei partigiani, che certamente non fu sempre impeccabile, hanno avuto grande successo di pubblico (meno, in verità, di critica)»</em> (1). Al suo fianco addirittura un vecchio nemico, l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro: <em>«Le sue riflessioni fanno piazza pulita di certe smanie revisioniste divenute ormai insopportabili»</em> (7). Un clima talmente celestiale da farlo diventare, dopo tanti anni di cattivi esempi di destra, anche un ‘buon maestro’ per eventuali ‘giamburrasca’ con istinti ribelli: <em>«La lezione merita di essere imparata rapidamente anche dai suoi compagni di partito ai quali il successo inopinatamente raggiunto e le cariche fortunosamente conseguite sembrano avere dato alla testa» </em>(1).<br />
Il Presidente della Camera è indiscutibilmente lanciato verso nuovi orizzonti ed il suo futuro è ben visibile dietro le sue esternazioni. <em>«Forse rispondono</em> - azzarda Canfora - <em>anche a una serie di esigenze interne: tenere a bada i colonnelli, candidarsi alla successione di Berlusconi»</em> (2), mentre Bruno Gravagnuolo (il Cosacco de “l’Unità”, come lo ha chiamato Giampaolo Pansa) lo interpreta in chiave continentale come un <em>«tentativo di ritagliarsi un ruolo decente di leader della destra democratica europea, con la sua revisione entra alla grande nel Ppe e può aspirare a concorrere da Premier»</em> (6).<br />
Nel suo itinerario storico Fini ci ha finora abituato a funamboliche evoluzioni, perciò non ci si può illudere che il suo cammino sia già terminato. In previsione di altre sorprese, potrebbe servirgli tener conto della saggia considerazione di un altro storico, Arrigo Petacco: <em>«Quando comincia la guerra, la prima vittima è la verità: quando finisce, le bugie degli sconfitti vengono smascherate e quelle dei vincitori diventano Storia»</em> (8).</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Faber</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>1) Agenzia AGL - L’Espresso, 14 settembre 2008<br />
2) Left, 18 settembre 2008<br />
3) Corriere della Sera, 14 settembre 2008<br />
4) Liberazione, 18 settembre 2008<br />
5) Liberazione, 14 settembre 2008<br />
6) l’Unità, 14 settembre 2008<br />
7) Corriere della Sera, 15 settembre 2008<br />
8) Il Tempo, 14 settembre 2008</em></p>
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