Il 22 maggio di vent’anni fa si spegneva Giorgio Almirante. Sicuramente un gigante della politica italiana con indiscutibili meriti, una figura tanto amata quanto discussa dentro e fuori del suo partito, il Movimento Sociale Italiano. Almirante fu tra i cinque fondatori che il 26 gennaio 1946 si ritrovarono nello studio di Arturo Michelini per dare vita al Msi. Con loro anche Giorgio Bacchi, Giovanni Tonelli e Pino Romualdi. Quest’ultimo – nativo di Predappio, vicesegretario nazionale del Partito Fascista Repubblicano durante la Rsi, a lungo presidente del Msi – altra figura storica missina, per una strana scelta del destino morì il 21 maggio 1988. In appena ventiquattro ore, il Msi perse due figure storiche, che vennero accomunate in un indimenticabile funerale celebrato a Roma il 24 maggio. Decine e decine di migliaia di persone – ordinate in un composto ma gigantesco corteo – accompagnarono i due feretri dalla sede del partito, in via della Scrofa, fino a piazza Navona, dove nella chiesa di Sant’Agnese fu celebrato il funerale.
Indimenticabile per chi, come chi scrive, insieme a tanti altri dirigenti e militanti del Fronte della Gioventù fece parte del servizio d’ordine, guidato e organizzato da un giovane Gianni Alemanno, da pochi giorni segretario nazionale del FdG. Indimenticabile come i ricordi sparsi che riaffiorano nella mente: i nomi scanditi a più riprese dalla folla, il ‘presente’ chiamato da Cesco Giulio Baghino e gridato all’unisono, l’Inno a Roma cantato a squarciagola da migliaia di italiani commossi, una selva di braccia tese.
Non è facile trovare le parole giuste per ricordare degnamente queste due figure. Meglio affidarsi a chi ha saputo dosare le parole in una circostanza tanto importante.
«Parlare di te, Almirante, e di te, Romualdi, è uno schianto. Uno schianto terribile, che ci soffoca il cuore, che ci prende alla gola. Ma è anche un onore che ci inorgoglisce fino alle lacrime. Perché qui, oggi commemoriamo due italiani, due grandi italiani, due italiani puliti, coerenti, coraggiosi, tenaci. Commemoriamo due maestri di vita e di pensiero, due esempi che non possono morire con la morte fisica dei vostri corpi. Voi, Almirante e Romualdi, siete dentro di noi. Appartenete a tutto questo popolo italiano che avete sempre amato, anche quando la legge della fazione lo ha diviso tragicamente, determinando ferite che voi volevate sanare e noi vogliamo sanare. Voi, Almirante e Romualdi, siete stati gli alfieri di questa Italia che ha incivilito il mondo, che ha versato il suo sudore e il suo sangue per onorare il lavoro fecondo e la tradizione gloriosa di questo vostro e nostro popolo, di quella Italia che ha dato al mondo sapienza, leggi, poemi, chiese, esplorazioni, cultura, arti.
Due alfieri di quella Italia che non cambia bandiera, che non si vende, che non rinnega, che non tradisce, che non offende; di quella Italia che guarda avanti, che crede nel proprio destino, che non rinuncia a vivere e a sperare; di quella Italia invasa, spezzettata, devastata, offesa, insultata, umiliata, calpestata dai barbari antichi e nuovi; di quella Italia che si ritrova, che si riscatta, che si riprende, che si rialza, che si rinnova; due alfieri di quella Italia dignitosa nella schiavitù, coraggiosa nella sventura, serena nelle avversità, clemente nella fortuna e misurata nella gloria. Un’Italia che voi ci avete insegnato per 40 anni ad amare, a considerare, come voi la consideravate, adorabile. No, Almirante, no, Romualdi, voi non morite, non potete morire. La vostra opera, la vostra vita sono il vostro messaggio, sono la vostra consegna a noi che, come ci avete sempre insegnato, non abbiamo paura di avere coraggio.
Tu, Almirante, questa tua e nostra Italia l’hai percorsa tutta come un apostolo instancabile dell’Idea che, con Romualdi, hai rialzato quando la sconfitta l’aveva gettata a terra. Le hai parlato con quella parola ineguagliabile che era un dono di Dio. Con quella voce dolcissima che mai potremo dimenticare. L’hai accarezzata con quegli occhi celesti e puliti che adesso, qui, ci guardano. L’hai attraversata tutta, villaggio per villaggio, città per città, contrada per contrada, valle per valle, per 40 lunghissimi anni di onore e fedeltà. Tu, Romualdi, l’hai segnata, questa Italia, con la passione incontenibile del tuo amore, con la forza del tuo carattere generoso, con la tenacia della nostra sanguigna terra romagnola.
Per 40 lunghissimi anni avete portato insieme, in alto, altissima, la bandiera stupenda e pulita della fedeltà alle radici del nostro popolo. Ci avete insegnato che un popolo senza radici non ha futuro, così come un albero senza radici muore. E noi vivremo, Almirante e Romualdi, vivremo per voi e con voi. Ve lo giuriamo col cuore gonfio di dolore e con l’animo colmo di fierezza per essere stati con voi nelle sconfitte e nelle vittorie. Sempre, in questi anni meravigliosi e terribili nei quali ci avete insegnato che le prove più difficili debbono e possono essere vinte. Voi, insieme, le avete vinte. Noi, insieme, le vinceremo. Saranno le vostre vittorie. Saranno le più belle, perché Dante, il tuo Dante, caro Almirante, ci ricorda che la grazia piove sul capo di chi combatte per meritarla. Ci avete consegnato un partito forte, orgoglioso, pulito. Ecco le parole, che tu, Almirante, hai scritto nel lontano 1974. “Noi siamo caduti e ci siamo rialzati parecchie volte. E se l’avversario irride alle nostre cadute, noi confidiamo nella nostra capacità di risollevarsi. In altri tempi ci risolleveremo per noi stessi. Da qualche tempo ci siamo risollevati per voi, giovani, per salutarvi in piedi nel momento del commiato, per trasmettervi la staffetta prima che ci cada di mano, come ad altri cadde nel momento in cui si accingeva a trasmetterla. Accogliete dunque, giovani, questo mio commiato come un ideale passaggio di consegne. E se volete un motto che vi ispiri e vi rafforzi, ricordate: “Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai.”
No, caro Almirante, il testimone non è caduto a terra. E’ in buone mani. In mani giovani, in mani forti, in mani che non cederanno. Lo porteremo avanti, avanti, avanti anche per te, anche con te. Perché tu, Almirante, perché tu, Romualdi, non ci lasciate. Voi restate fra noi, alla nostra testa, in piedi. Come sempre siete vissuti. Grazie per quello che ci avete consegnato. Grazie per quello che ci avete insegnato. Ciao Pino. Ciao Segretario.»

P.S. = Dimenticavo… è il testo integrale dell’orazione funebre pronunciata al termine dei funerali da Gianfranco Fini, allora segretario nazionale del Msi.

19 pensiero su “Il ‘testimone’ era in ‘buone mani’…”
  1. Nel sito ufficiale di Alleanza Nazionale (si, proprio quello con la patacca del PDL) non c’è nemmeno una parola su Giorgio Almirante… No comment…

  2. Guarda bene…c’è un commento di La Russa. Inoltre a Roma Alemanno vuole intitolare una via ad Almirante. Tutti i vertici di An hanno presenziato al funerale… informati dai

  3. Col senno di poi l’orazione funebre è un pezzo di alta comicità. Comunque ritengo che ognuno si sceglie i capi che merita.

  4. Ragazzi… sono cambiati i tempi. Ad un diciottenne che si affaccia adesso in politica non possiamo parlargli di romualdi, rsi e anni di piombo… non capirebbe.

  5. Meglio parlargli del Grande Fratello e dell’Isola dei Famosi, educarli a guardare Striscia la Notizia e le Iene ed Annozero… Umberto, ma va la…

  6. perché no, umberto? Almirante, Romualdi, il M.S.I. possono essere un esempio per i giovani di destra… e non solo in Italia. Prova ne è il sottoscritto.

  7. Mah… parlare dell’MSI, come di fascismo, mi sembra abbastanza anacronistico. Sono capitoli che appartengono alla “storia” non al presente. E come tali, è giusto che abbiano un loro inizio e un loro fine, per dargli la dignità che meritano. L’MSI è finito nel 1995… ricordiamoci inoltre che l’msi era un partito fondato e FORMATO dai reduci della RSI.. con che diritto i giovani d’oggi, che non hanno mai visto un fascista, parlano di certi temi? Questa è l’unica appropriazione indevita secondo me…

  8. grazie faber. hai saputo ricordare anche quell’esempio di uomo straordinario che fu l’On. PINO ROMUALDI gia’ vice-segretario del P.F.R. nel 1944, nell’ultimo atto romantico della Repubblica Sociale Italiana. Un gentleman, direbbero gli inglesi. Un uomo d’onore che ha dato fede alla parola data all’alleato, combattendo la guerra da una sola parte. Mi pregio di aver conosciuto Chiara Romualdi, cugina del grande Pino… vive a Predappio ove gestisce un piccolo alloggio per viandanti, e posso assicurarti che un piacere sentirla raccontare tutto cio’che ricorda…

  9. Ciao, Faber, c’ero a quei funerali, e le ho sentite quele parole, belle parole!, ma ahimè, solo parole! Vi ricordate, ma come parla bene!, ma come appare bene in TV! APPARENZA, NON SOSTANZA! ma guai a chi lo pensava e lo diceva! Ed eccolo, ora, solitario e confuso sull’alto scranno di Montecitorio, nella macerie di idee dimenticate, di amicizie interrotte e tradite, di aspirazioni frustrate. Addio, gianfranco! Pino e Giorgio sono con noi, tu NO!

  10. La mia tessera della Giovane Italia è firmata da Giorgio Pisanò, Milano settembre 1956. La militanza non si è mai interrotta. Non ho mai ambito a cariche politiche. Ma di una buona spazzolata alla Storia v’è urgenza. Due pesi e due misure. E’ sempre stato così. Con il decreto Craxi per le Tv private, 1984, venne favorito Berlusconi, ma i rossi ha okkupato, fine pena mai, rai 3. Noi cosa abbiamo fatto? Nulla. Abbiamo permesso che il Candido venisse fatto saltare per due volte (dopo l’omicidio dell’editore dei Meridiani d’Italia), che la libreria Europa fosse bruciata 3 volte. Poi che venisse nascosto il particolare dell’omicidio Biagi sia stato consumato utilizzando un pistola con impressa la maledetta falce e martello. 10, 100, 1000 Ramelli con riga rossa tra i capelli. E pure applausi. Che i ns libri non venissero veicolati. Colpa ns. e di chi oggi, ma anche ieri, sfruttava tre piccoli pezzi d’osso per carrierismo.

  11. I pochi superstiti della RSI, della Xa come di altri Reparti, muoiono quasi dimenticati, in silenzio. Sempre di numero minore. I giovani che sanno sono presenti. Presenti e schedati. In qualsiasi luogo si tenga una cerimonia di suffragio alla scadenza fatidica del 28 Ottobre,qualche religioso finsce sotto processo, siamo filmati, posti nel file dei dannati. Oggi ho 65 anni, 28 Giovani Camerati sono Presenti, in Spirito. La menzogna, la falsità storica procede. I radical chic tromboneggiano da ogni canale tv. E si arricchiscono ininterrottamente. A loro è permesso diffamare, dichiarare la verità costruita da coloro che li foraggiano. Da noi, sia Buttafuoco che Veneziani, scomparsi, senza che quelli che berciavano Viva il Duce, oggi in Parlamento, in apparati poltici, aprano bocca. Recitiamo il mea culpa, e diamoci una mossa. Pino Romualdi, da latitante, convocato dal Migliore, concordò i termini dell’amnistia. Gli assassini rimasti fuori, ad es. Gemisto, dovettero attendere, da “fuoriusciti e senatori” la grazie concessa da Saragat, divenuto per questo Presidente della Repubblica. Perchè tacere sempre di queste realtà. Beppe Donia

  12. spernacchiamo i tardosessantottardi/e. I lottacontinuisti stramiliardari. Con una nostra trasmissione. Divulghiamo la ns letteratura, ch’è poi l’unica attendibile per precisa documentazione storica. O attendiamo che un altro Pansa racconti le tragedie nel modo mieloso che abbiamo visto. O che Bruno Vespa dichiari che delle Foibe non sapeva nulla. Ed i libri di Luigi Papo de Montona? Ed il Coordinamento Adriatico? Le ricerche di De Luca ? Chi ne sa nulla? La mia biblioteca è a Vs disposizione.

  13. a beppe lo vuoi capire che è tutto finito oramai non siamo + lo stupendo vivere in un mondo di morti ricordi quante volte lo abbiamo detto che a forza di ripetere la medesima frase e senza fare niente siamo morti non una volta ma bensi 2 volte.

  14. Il 25 luglio si completò lo srangolamento di un Uomo che voleva la pace e la prosperità della Patria. Riuscendo a completare opere pubbliche, ricostruzioni post terremoto (Araldo di Crollalanza), ospedali, sanatori, enti previdenziali ed assistenziali, scuole, università, che ancora dimostrano cosa è stato Mussolini per l’Italia. Nonostante gli Inglesi attuassero un blocco navale mediterraneo ben prima della campagna di liberazione abissina. Gianfranco Fini e suoi poveri d’intelletto politico, hanno nei fatti, senza paragone alcuno, creato una crisi del sistema, quando si era vicini a risolverla, proprio con gli scandali dal 1999 (alta velocità) a quelli attuali. Chi tradisce una volta, tradisce sempre.

  15. Ogni parola, ogni gesto, ogni atteggiamento di Fini, è studiato per valorizzare l’apparenza di se stesso. Non ha mai creduto in nulla. Solo al consolidamento della sua apparenza. L’essere nipote di un trucidato, tra le migliaia, durante le “radiose giornate”, da cui ha ereditato il nome, è servito solo ad illudere Almirante. L’alfiere del “non rinnegare non restaurare”, è stato deluso. Come tutti noi. L’autore de “il Fascismo immenso e rosso” è stato trovato morto, ma in camicia nera, nella stanza d’albergo dove viveva. L’ardimento non è solo nelle azioni, nella ns era, così miserevole e degradata, ma nel quotidiano soffrire, portare una pietra all’altare,onorare l’umiltà. Esattamente il contrario di Fini & C. Infatti, come socio del “nostro” è invalsa la convinzione dei pseudo giornalai della LSD, Libera Stampa Democratica, l’indicazione di Nikita Vendola! Ahimè. Beppe

  16. Sulla mia tessera della Giovane Italia c’è scritto,in alla FIRMA,Giorgio Pisanò,Milano 28/10/1956.
    Su quella dell’Associazione Continuità Ideale ha apposto la firma Giulio Cesco Baghino.
    A quel doppio funerale c’ero anch’io.
    Mancai a quello di Adriano.
    Non avrebbe permesso questo sconcio.
    Falso allora, falso sempre,finito comunque.
    Grazie.B.

  17. […] Voglio celebrare il centenario della nascita di Giorgio Almirante con uno dei più riusciti della serie “Le ultime parole famose”: «No, caro Almirante, il testimone non è caduto a terra. E’ in buone mani. In mani giovani, in mani forti, in mani che non cederanno. Lo porteremo avanti, avanti, avanti anche per te, anche con te. Perché tu, Almirante, perché tu, Romualdi, non ci lasciate. Voi restate fra noi, alla nostra testa, in piedi». Protagonista il capriolatore Gianfranco Fini… (cfr. “Il testimone era in buone mani”) […]

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