Lacrime di coccodrillo sardo dentro le urne europee

24 Maggio, 2019 | Di | Categoria: POLITICA

Aperte e chiuse le urne europee – dopo lo spoglio che ha decretato il successo in Sardegna della Lega, diventata il primo partito con oltre 135mila voti (27,57%), scippando il titolo al Movimento cinquestelle (25,7%) ed al Partito democratico (24,27%) – è cominciata la lagna dei Sardi, accortisi che tra gli otto eletti nella Circoscrizione delle Isole non c’è neanche un corregionale: tutti siciliani. Nel 2014, erano stati eletti tre eurodeputati sardi: Renato Soru (Pd), Giulia Moi (M5s) e Salvatore Cicu (Forza Italia).

Il netto e noto divario tra gli elettori delle due isole (Sardegna e Sicilia) nella Circoscrizione parla di un rapporto di uno a tre, che potenzialmente significa oltre 3 milioni di voti in più a disposizione dei candidati siciliani. Ma, se la matematica non è un’opinione, il danno decisivo lo hanno fatto la scarsa affluenza alle urne ed il basso consenso espresso verso i candidati autoctoni all’interno delle liste. Infatti, solo il 36,25% dei Sardi (491.454 elettori) si è recato alle urne ed in misura insufficiente ha sostenuto i candidati della propria isola. Anche nel Partito democratico, che ha avuto in Andrea Soddu il più votato in Sardegna con 66.562 preferenze, oltre 52mila elettori non hanno scritto nella scheda il nome del sindaco di Nuoro: per superare la seconda degli eletti, Caterina Chinnici (che peraltro ha preso 17.777 voti ‘sardi’), ne sarebbero serviti altri 44mila. Alla grillina Alessandra Todde non sono bastati 51.881 voti personali in Sardegna (grazie al capolistato imposto da Di Maio ha conquistato anche 36.328 preferenze ‘siciliane’) su un totale di oltre 126mila alla lista in tutta l’Isola: per battere l’uscente Ignazio Corrao le sarebbero serviti altri 27.200 voti.

Seppure gli avversari siciliani di Salvatore Cicu (Forza Italia) ed Antonella Zedda (Fratelli d’Italia) non abbiano avuto grandi riscontri elettorali in Sardegna, i loro casi destano meno rimpianto. All’azzurro, europarlamentare uscente, neanche l’ein plein sardo avrebbe consentito di colmare le oltre 46mila preferenze di svantaggio dal capogruppo all’Assemblea regionale siciliana, Giuseppe Milazzo, che certamente prenderà il posto di Berlusconi. Alla candidata, che ha superato di quasi 3.700 voti la sua leader, Giorgia Meloni, sarebbero serviti quasi tutti i 18.524 elettori di Fratelli d’Italia che non hanno scritto Zedda nella scheda per battere l’ex sindaco di Catania, il senatore Raffaele Stancanelli, che occuperà il seggio assegnato alla Meloni.

Il rammarico maggiore è quello dei due leghisti, Massimiliano Piu e Sonia Pilli, che sono arrivati ad appena 2.283 e 3.503 voti da Francesca Donato, che occuperà un seggio a Strasburgo dopo la rinuncia di Salvini. La beffa appare di proporzioni clamorose se si considera che l’avvocato palermitano, noto volto televisivo, ha conquistato anche 2.667 preferenze ‘sarde’ e che i voti per la lista leghista in Sardegna hanno superato quota 135mila: decine e decine di migliaia di sardi che non hanno scritto il nome di un corregionale. Insomma, più di qualcosa da recriminare per i due sardoleghisti.

In attesa del miracolo politico, che dopo 40 anni dovrebbe dividere in due la Circoscrizione Isole, il sindaco Soddu attenderà la scelta del neo eurodeputato Pietro Bartolo, eletto anche nella Circoscrizione Centrale, mentre sarebbero nulle le speranze della Todde anche quando verranno assegnati i tre seggi supplementari che spetteranno all’Italia dopo l’attuazione della Brexit. I Sardi, però, considerate le dimensioni dell’astensionismo e le scelte delle preferenze, non sono autorizzati al piagnisteo da ‘coccodrillo’ per la mancata elezione di un proprio rappresentante a Strasburgo, ammesso che ne sentano effettivamente la mancanza. Qualche dubbio, ripensando alle ultime legislature europee, sovviene prepotentemente.

(da admaioramedia.it del 24 maggio 2019)

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