Lettera aperta contro “Magazzino 18” (Vincenzo Maria De Luca)

18 Marzo, 2014 | Di | Categoria: OMNIBUS

Consentitemi di essere una voce libera fuori dal coro.
Per quanto riguarda le mie critiche allo spettacolo di Cristicchi, è presto detto. Si tratta di un maldestro tentativo, come già lo fu a suo tempo lo sceneggiato “Il cuore nel pozzo” del 2005, di chiudere con un compromesso, una “verità di comodo”, una questione scomoda e impegnativa per tutti e dove si cerca, con buona pace generale, di scrivere la parola fine, quando non si sa come mettere d’ accordo varie anime e situazioni. Ormai la storiografia nazionale e non solo, ha accettato che si parli dell’esodo giuliano-dalmata in quanto è incontestabile che una intera regione d’Italia, non esiste più sulla nostra carta geografica, ed è incontestabile che 250.000/300.000 suoi abitanti, da decenni non ne fanno più parte come profughi, o meglio, esuli in Patria, quando non addirittura all’estero. Il famoso, per me nefasto, incontro a Trieste del 2010, fra i tre presidenti (Napolitano, Turk e Josipovic) si è concluso con l’omaggio al monumento all’esodo, non certo a Basovizza, dove ancora è forte la resistenza ideologica post-comunista che, ancora oggi, a 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino continua a considerare quei morti come di serie B, niente altro che fascisti, che meritassero quella fine come se colpevoli di chissà cosa…
La ricerca storica del dopoguerra, fortemente influenzata dal dogma ideologico comunista, ha sempre demonizzato il fascismo come male assoluto e responsabile unico di tutti i mali del popolo italiano. Questo non ha permesso alcuna critica seria a quel periodo storico e l’unico che ha cercato di porvi rimedio, nel tempo, è stato il nostro Renzo De Felice, massimo ricercatore italiano del 900, che fu costretto negli anni ’80 ad abbandonare la sua cattedra di professore all’Università la Sapienza di Roma, perché accusato di Revisionismo Storico.
La vulgata corrente afferma che le foibe, quando non ancora negate, sono state la risposta slava alla forzata e feroce italianizzazione operata in Venezia Giulia da Mussolini. Perciò le foibe furono colpa del Fascismo che dagli anni ’20 in poi aveva costretto gli slavi a non parlare più la loro lingua in pubblico, a cambiare il proprio cognome etc, etc. Per non parlare dei crimini dei quali i nostri soldati si sarebbero macchiati nella ex Jugoslavia dal 1941 in poi.
Tutto il mio lavoro di scrittore da 18 anni a questa parte, condensato nei miei cinque libri ed in tutta la mia attività di conferenziere, è stato rivolto alla confutazione di queste teorie in quanto la degenerazione dei rapporti tra la società italiana e quella slava, ha origine assai remota, almeno da Napoleone in poi, volendo tralasciare le slavizzazione della regione balcanica dal settimo secolo in poi che, complice la potenza militare della tribù mongola degli Avari, aveva sostituito con massiccia immissione di slavi, le preesistenti popolazioni romane e greche… E non parliamo della penetrazione ottomana che dal XIV secolo poi, porterà masse di slavi in fuga dai turchi, a premere sulla Dalmazia e l’Istria, sconvolgendone per sempre l’equilibrio etnografico…
Volendo colpevolizzare il Fascismo, si dimentica del tutto che se di italianizzazione forzata si può parlare nella Venezia Giulia, non da meno vi fu una slavizzazione forzata contro l’elemento italiano in Dalmazia operato dall’ assolutismo monarchico serbo, con slavizzazione di cognomi, di toponomastica e tanto altro. E parlando di esodi, non dimentichiamo che il primo esodo italiano dalla Dalmazia, risale al 1866, dopo la nostra sconfitta navale di Lissa, seguito da un secondo esodo nel 1920 dopo il Trattato di Rapallo che aveva riconosciuto la Dalmazia alla Serbia.
Il cantante romano Cristicchi, che lo scorso 1° Maggio era sul palco del Concerto voluto da Cgil, Cisl Uil, a San Giovanni, con il pugno chiuso a cantare “Bella ciao…” invece di approfondire tematiche scomode che porterebbero inevitabilmente ad una rilettura della nostra storia degli ultimi 70 anni, in chiave meno ideologica e partigiana, tanto cara all’Anpi, si accontenta unicamente di rimarcare in salsa trita e ritrita, quelle responsabilità che la logora e stantia retorica dell’antifascismo militante e culturale post-comunista, ancora oggi imputa al fascismo. Ricordiamo allora al nostro cantante, oggi stranamente tanto amato anche dai vertici delle associazioni giuliano-dalmate per il contentino che hanno ricevuto, che il primo divieto dell’uso della lingua sloveno-croata in pubblico, risale addirittura ad un Regio decreto del 1919, ben prima della Marcia su Roma e ricordiamo invece che il primo divieto dell’uso della lingua italiana negli atti pubblici, in Serbia era già legge dal 1905 a favore del serbo–croato.
Che si approfondiscano quindi le responsabilità dei governi liberali italiani pre-fascisti, come quello di Crispi che solo sedici anni dopo la terza guerra risorgimentale, nel 1882 si lega all’Austria-Ungheria sognando l‘impresa in Africa Orientale e dimenticando del tutto le aspirazioni irredentistiche degli italiani giuliani, oppure De Pretis che non volendo inimicarsi l’Imperatore Guglielmo II, vieta che si erigessero monumenti all’eroe martire Oberdan. Fu questo un ulteriore passo verso le foibe.
Cristicchi sottolinea la violenza squadrista fascista che nel 1920 porterà all’incendio dell’Hotel Balkan, dimenticando volutamente di ricordare che non si trattava di un centro culturale sloveno a Trieste bensì di un vero e proprio centro insurrezionale anti-italiano che operava con proprie pubblicazioni e operazioni finanziarie contro il legittimo possesso dell’Istria da parte italiana, sancito a Versailles dopo la prima guerra mondiale e dimentica anche di dire che si manifestava sotto i balconi del Balkan contro l’uccisione avvenuta poco prima di due militari italiani a Spalato e che in quegli stessi concitati momenti, un terzo italiano veniva accoltellato in Piazza Unità d’Italia dagli slavi.
Nessuno parla del fenomeno del terrorismo slavo degli anni 20/30 che con decine di organizzazioni segrete, sotto la copertura fittizia di circoli culturali o musicali o ricreativi o altro e con l’appoggio occulto della monarchia serba e di potenze straniere come la Francia, si rese colpevole di tanti atti di terrorismo e di crimini contro l’autorità italiana oppure produsse autentiche rivolte come quella dei contadini croati ad Orsera nel 1921 o quella dei minatori croati ad Albona, dello stesso anno. E potremmo anche citare l’assassino Gortan e i tanti altri terroristi slavi macchiatisi di crimini e condannati in seguito.
Tutto è scritto nel mio libro “La memoria non condivisa”, che certo non rientra tra i i testi di studiosi di sinistra come Oliva o Bernas sui quali il nostro cantante si è documentato. E basta parlare dei campi di concentramento italiani dove gli slavi morirono… Certamente erano luoghi di detenzione dove si morì di fame e di tifo… Come in tutti i campi di prigionia del mondo e allora vale la pena di citare i tanti gulag titini come Maribor, Aidussina, Skofja loka, etc dove tanti italiani morirono e dove tanti altri, i più fortunati rimasero nascosti al mondo fino agli anni ’50, ben oltre la fine della guerra.
Ricordiamo invece i tanti serbi, ebrei e musulmani salvati proprio dai soldati italiani del generale Roatta che gli slavi considerano un criminale di guerra… E ricordiamo quanto attrito si creò con gli ustascia di Pavelic, feroce filo-nazista che sempre ci rimproverava di non essere sanguinari come i suoi croati, nella repressione dei partigiani titini e non solo.
Non andammo nel 1941 ad “invadere” la Jugoslavia come si legge da sempre nella cattiva storia dei libri di testo, ma fummo obbligati ad occuparla in quanto era da anni nostra alleata e nel giro di una notte, 27 marzo 1941, un colpo di stato militare rovesciava il principe Paolo, mettendo sul trono Pietro II, amico dell’Inghilterra e Hitler non poteva certamente operare sul fronte orientale con le spalle scoperte da un alleato che d’improvviso tradiva e si rivoltava contro l’Asse.
I partigiani di Tito inaugurarono il Terrore, con atti e metodiche barbare contro i presidi militari italiani e questo impose una dura politica di repressione che è contemplata in tutti i tempi e in tutti gli eserciti.
In Jugoslavia si combattè la prima guerra non convenzionale della storia moderna, con tutto il corredo di orrori che questa comporta e che tutti accomunò… nessuno escluso.
Infine, ma solo per evitare di dilungarmi oltre, Cristicchi fa fare alla ricerca storiografica un balzo indietro di almeno venti, da quando cioè la caduta del comunismo nei paesi dell’est ci ha permesso di consultare sempre più archivi segreti, diplomatici e militari sugli orrori dei vari regimi comunisti contro gli oppositori.
Nelle foibe non finirono solo i fascisti ma migliaia di slavi anticomunisti e questa è, in estrema sintesi, la forza prorompentemente moderna ed attuale della tragedia delle foibe.
L’aver meritoriamente acceso un riflettore sul dramma dell’esodo, per altro ben sfruttato economicamente con spettacoli ed anche un libro per la Mondadori, non giustifica Cristicchi per la pessima morale che ha pervicacemente sottolineato nel suo spettacolo e cioè che le foibe furono sola responsabilità del fascismo.
Avremmo amato un maggiore e più solido lavoro di ricerca mentre ci spiace dover sottintendere all’ennesimo esercizio di facile e furba operazione di facciata, non solo inutile ma anche e soprattutto ineducativa per chi, invece come Cristicchi, pretende di elevarsi a giudice e a ‘storico’.

Vincenzo Maria de Luca (ricercatore storico)

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