Toglietemi tutto, ma non il mio “Secolo”…

28 settembre, 2010 | Di | Categoria: IPSE DIXIT

La ‘fusione freddissima’ che porterà alla nascita del Pdl nasconde (ma non troppo…) svariati problemi di carattere organizzativo e burocratico. E mentre si discute di tessere sì tessere no, di coordinatore o direttivo al vertice, di partito leggero o pesante, dentro Alleanza Nazionale covano i maggiori problemi. Tra i più noti, lo stato d’animo dei giovani che, ancora scioccati dalle esternazioni finiane, sognano che Azione Giovani non venga sciolta perché – spiegano nei loro blog – “dentro il Pdl non ci sarà una sola organizzazione giovanile” e se così fosse “noi saremo egemoni, vista la nostra esperienza ed i nostri numeri”, infine, nella peggiore delle ipotesi, vagheggiano di trasformarsi in corrente. Eppure, la ministra-presidente Giorgia Meloni ai suoi quadri dirigenti riuniti, a metà settembre durante “Atreju”, confessava, quasi rassegnata, di non conoscere il futuro di AG e soprattutto che non sarebbe sorpresa se all’improvviso Berlusconi salisse su un altro predellino ed annunciasse la nascita dei “Giovani della libertà”, di “Forza Giovani” o di qualcosa di simile.
Tante speranze, tanti timori, troppe illusioni sul futuro di un partito che – come SPIGOLI aveva previsto (“Il Pdl è servito”) – per almeno due anni non prevede tesserati, quindi nessun potere decisionale per gli iscritti, tanto meno per i militanti (vecchia cara militanza, valore tanto caro agli ex-missini, per decenni anche chiave della selezione dei quadri dirigenti, ed ancora oggi tanto decantata dai giovani di AG…) ed organismi scelti verticisticamente da Roma (cioè dal Cavaliere) a livello regionale e dai rappresentanti nelle Istituzioni in quello provinciale. Peraltro, la quota di maggior rilievo (senatori e deputati nazionali, e presumibilmente parlamentari europei, vista la legge elettorale senza preferenze proposta dal Pdl) sarà totalmente ‘nominata’ da Roma. Non sorprenderebbe, perciò, se il ‘sistema perfetto’ di controllo venisse esteso anche alle elezioni nelle Regioni e nei Comuni, visto che nelle Province già si vota coi collegi uninominali che riservano poche sorprese, considerando che i candidati sono comunque designati dai vertici dei partiti. Facile intuire quali saranno le doti richieste per i posti sicuri in lista: affidabilità, obbedienza, riconoscenza verso il ‘dominus’ a cui si deve la nomina e poco più… Il dissenso sparirà celermente dal vocabolario pidiellino o sarà fisiologicamente confinato a qualche dubbio che rientrerà prontamente.
Altro problema sul fronte finanziario, con AN proprietaria di un vasto patrimonio immobiliare (circa il 30% delle 14.000 sezioni, più appartamenti e palazzine intere, ereditate prevalentemente dal MSI) valutato circa mezzo miliardo di euro, che non ha alcuna intenzione di portare in dote al Pdl, perciò sta freneticamente studiando il sistema per mettere questi beni al riparo dal ‘matrimonio’. Si vocifera di una Fondazione che dovrebbe amministrare il patrimonio, forse la finiana “Fare Futuro”? Oppure una Fondazione Almirante, come avrebbe proposto il Ministro La Russa, con un richiamo proprio a quel passato che non passa mai.
E la fiamma tricolore che fine farà? Anche lei diventerà patrimonio inalienabile della Fondazione?
Infine, anche problemi occupazionali, se n’è accorta tempestivamente l’onorevole Flavia Perina. Appena rieletta per la sua seconda legislatura, ha vestito i panni della paladina del suo strumento di lavoro, “Il Secolo d’Italia”, storico giornale di partito, che fu del Movimento Sociale Italiano. Ardita, però, la tesi del direttore Perina. Da un lato non ha manifestato alcun dubbio sulla confluenza del suo partito nel ‘contenitore unico’ – «La semplificazione politica con la nascita del Pd e del Pdl e con l’esclusione della sinistra massimalista dal Parlamento è sicuramente una buona notizia» (2) – dall’altro, invece, un malcelato fastidio per la paventata scomparsa del giornale, perché «…la semplificazione della politica può funzionare solo se accompagnata a una riscoperta del pluralismo delle idee» (1) e «…non può tradursi in un suo impoverimento, i giornali politici producono dibattiti, fanno formazione, danno un contributo alle stesse persone che fanno politica» (2). Temeraria fino a teorizzare come sia necessario «collegare al massimo della semplificazione partitica il massimo del pluralismo politico» (1). Teoria abilmente tradotta nel titolo del suo articolo con un efficace jingle pubblicitario: “Due partiti bastano, due giornali no” (1).
Infatti, seppure non appaia timorosa per la forma (lontana dalle tradizioni del Msi o di An) che sta assumendo il nascente Pdl, la Direttrice lancia un disperato S.O.S. per evitare la sparizione del “Secolo”: «Il rischio di questa nuova fase è il ‘pensiero semplificato’, cioè ridotto a slogan e a quotidiano referendum pro o contro le scelte della maggioranza. O peggio il ‘pensiero delegato’ dalle cultura politiche ai grandi gruppi dell’establishment economico e mediatico» (1). Ovviamente, si tratta di «una battaglia di principio: i giornali di partito sono organi che contribuiscono alla democrazia del nostro paese» (2). Il giornale val bene un principio, il partito no.
Purtroppo ora la situazione sta precipitando, considerando che, in preda alla filosofia della ‘semplificazione’, il Governo ha trovato una formula per somministrare una dolce eutanasia ad alcuni quotidiani di partito, tra i quali anche il “Secolo” della Perina: con la modifica del regolamento attuativo dei contributi per l’editoria il giornale di AN verrà privato di circa 2 milioni di euro. A rischio sparizione, quindi, anche il quotidiano fondato nel 1952 dal Franz Turchi, che negli oltre cinquant’anni di vita ha avuto tra i suoi direttori firme del calibro di Bruno Spampanato, Filippo Anfuso, Giorgio Almirante, Nino Tripodi, Alberto Giovannini, Cesare Mantovani, Pino Romualdi, Giano Accame. Sulla scia del nascente Pdl, e del devastante bipartitismo, un altro importante pezzo di storia della destra italiana che si appresta ad andarsene per sempre.

Faber
(vignetta di Krancic)

1) Secolo d’Italia, 1 giugno 2008
2) Europa, 26 settembre 2008

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11 Comments to “Toglietemi tutto, ma non il mio “Secolo”…”

  1. milena pizzolo scrive:

    Come sempre, superiore nei contenuti e nell’analisi!
    milena

  2. Giorgio Vitali scrive:

    I NODI VENGONO SEMPRE AL PETTINE. Che la Perina voglia difendere in extremis il giornale, cioè il destino dei dipendenti, è logico. Che questo giornale non debba fare la fine che a suo tempo hanno fatto altre storiche (e regolarmente poco lette) testate di partito, è illogico. Inoltre, il Secolo ha una vecchia responsabilità, quella di aver costruito una melassa di idee, di ideuzze e di mezze idee, funzionali alle giravolte del partito che rappresentava (fin dall’ epoca missista) dalla quale è sorta tutta la confusione attuale. Ideologica, politica e MORALE.
    Finisca come deve finire e si faccia sostituire da .
    Giorgio Vitali

  3. G.L. scrive:

    Il problema del Secolo è strutturale. In estrema sintesi:
    vende? No. Non lo leggono nemmeno i militanti.
    Fa battaglie culturali (come il Foglio, il Riformista, ecc…)? No, fa la cronistoria della giornata, col commentino allegato in ossequio al presidente della Camera.
    E allora tanto vale che chiuda baracca. Se la redazione vuole continuare a far uscire il quotidiano con regolarità, trovasse finanziamenti privati degni di nota. Non può pagarlo Pantalone

  4. dubbioso scrive:

    mah, il Secolo non è un gran giornale. come diceva G.L non vende e non è capace di portare idee nuove. Un giornale così è inutile e serve solo a dar lavoro (pagato dai contribuenti) ai galoppini del partito.
    cmq, può darsi che alla fine Berlusconi o qualche ricco industriale decida di mettere i soldi per salvarlo… il problema è cosa chiederà in cambio?

  5. Il Giornaletto di Fini ha preso contributi fino allo scorso anno di oltre 3 milioni di euro. Per essere precisissimi 3.098.741,40. Stampando 35mila copie… Di cui 15 mila destinate al macero. Ma retribuite!! Perché Pantalone in Italia fino ad oggi ha contribuito pure sul “di più” che si è stampato. Tanto che quei furbacchioni dell’Unità, per anni, han stampato 120.000 copie, vendendone effettivamente la metà. Così 60mila finivano al macero e però il giornaletto degli ex comunisti faceva la cresta pure su quelle.
    Bene, Flavia Perina si metta l’anima in pace.
    E’ vero, il pluralismo serve, ma di idee da macero ne facciamo volentieri a meno.

    Riccardo Corsetto

  6. Umberto D scrive:

    Io abito in un comune di 25.000 abitanti e sino adesso (almeno questo!) siamo riusciti ad esprimerlo noi il candidato alla provincia.
    Il dissenso sparirà? Se continuiamo così, è probabile.

    Per quanto riguarda il Secolo, a me piace come giornale. Mi piace l’impostazione degli articoli (sempre ironica, mai offensiva) e soprattutto mi piace molto lo spazio legato alla cultura.
    Mi auguro tanto che si riesca a salvarlo.

  7. f.donegatti scrive:

    Concordo completamente col sig. Vitali. Il Secolo d’Italia ha una grandissima responsabilità per aver avallato ogni volta tutti i biechi tradimenti di quella schifezza di partito che è An, prestando ogni volta il fianco per i PARACULISMI di turno, proponendo (e ciò è veramente ripugnante) modelli e riferimenti culturali a noi antitetici (e prima avversati dallo stesso Secolo d’Italia) al solo fine di legittimare lo “sdoganamento” culturale. Da moltissimi anni non mi riconoscevo più e se il Secolo chiude ne sarò ben contento. Così imparano per anni ad aver proposto in maniera del tutto opportunistica motivazioni le più disparate al fine di compiacere il Fini di turno e assicurarsi l’entrata nel “potere”.
    Rinnovo i miei complimenti a Faber per la puntualità delle analisi e per aver dato la possibilità di inanellare un dibattito fondato nell’Area.
    Avv. Federico Donegatti

  8. Vito scrive:

    Dispiace per il Secolo, ma gli errori, ripetuti, del passato oggi vengono al pettine. Le vendite sono scese a livelli parrocchiali, e dopo la chiusura per due mesi (pazzesco) dell’estate 2007 si è passati da 9 mila a 2 mila e 500 copie. Buono il numero culturale che si fa la domenica, ma chi lo legge? E gli altri giorni? Non c’è più nemmeno quello che fanno gli eletti di An nel territorio, una volta cavallo di battaglia del giornale (ma forse oggi a che servirebbe?). Forse i vari Fini, Gasparri, Urso, Storace, Bocchino, tutti giornalisti del Secolo in aspettativa del Secolo, hanno problemi a nominarsi parlamentari?

  9. Milena scrive:

    mi piacete un sacco.
    però voi leggete questo ;) :

    http://milenaspigaglia.splinder.com/archive/2008-09
    un saluto e ancora complimenti.

  10. Milena scrive:

    Precisazione – il post è RESET OVVERO – A VOLTE RITORNANO.

  11. MORETTI MORANDO scrive:

    CHIUNQUE ABBIA SOSTENUTO E CONTINUA A SOSTENERE L’INCALZANTE E SPUDORATA INVOLUZIONE DI FINI NON MERITA ALCUNA CONSIDERAZIONE BENEVOLA, ANZI!
    MORETTI MORANDO-CT

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