Un’Officina troppo multiculturale

21 Settembre, 2013 | Di | Categoria: POLITICA

Mentre la fabbrica di Nichi Vendola sarà ormai in fase avanzata di dismissione, ad Atreju ha preso vita l’Officina per l’Italia, con l’ambizioso obiettivo di «costruire la casa di tutti e non di uno», ha detto Giorgia Meloni. Forse, memore di Montecarlo, dove l’appartamento fu solo per lui. Anche a Fiuggi, nel 1995, si evocò una casa, quella del padre, che Fini annunciò di voler abbandonare. Poi, per essere certo di non potervi fare ritorno, la bombardò, radendola al suolo. Ma questa è un’altra storia, direbbe Carlo Lucarelli.
L’Officina, nata all’ombra di Fratelli d‘Italia, vorrebbe trasformare la materia disponibile, seppure sparsa, in un prodotto finito, che sin dalle prossime elezioni europee possa centrare almeno l’obiettivo del 4%. Eppure, ad un primo rapido sguardo, sovviene qualche perplessità sugli ‘operai’ chiamati a produrre in questo nascente opificio. Provenienze molto distinte e distanti, romanocentrismo preoccupante, trascorsi politici non proprio adamantini, autoreferenzialità lampante. L’idea sbandierata dalla ex ministra berlusconiana («una sintesi di culture diverse dalla mia») evoca la nascita di Alleanza Nazionale, ma anche quella del Pdl. Perciò, dopo l’acclarato fallimento del ‘Partito del Leader’ (un partito contenitore che era prevedibile si trasformasse in cassonetto), il continuo riferimento ad una “rifondazione del centrodestra” (peraltro, nello stesso simbolo di FdI è ben visibile la dicitura “centrodestra nazionale”) potrebbe spaventare e tenere a debita distanza tanti militanti, simpatizzanti ed elettori che tutt’ora si considerano apolidi e rimangono lontani non solo dalle sedi della politica, ma anche dalle urne.
Se il centro appare pienamente rappresentato dalla nascente Forza Italia 2.0 (ammesso che non resti in vita anche una ridotta pidiellina), nell’altra metà non sembra ci siano idee chiare e le esclusioni potrebbero creare qualche intoppo. Finora, né Storace, né alcun esponente del suo partito compare tra gli ‘operai’ dell’Officina, e il consigliere comunale di Roma, Gianni Alemanno, ad Atreju vestito da figliol prodigo, si è affrettato a porre anacronistici paletti: «E’ un’operazione che deve coinvolgere tutta la destra democratica, tagliando fuori gli autoritarismi nostalgici». Eppure, quando si trattava dei voti per farsi eleggere Sindaco della Capitale, il contributo di Casa Pound non era né sgradito, né nostalgico.
Al momento, l’idea di rifondare Alleanza nazionale è stata ampiamente respinta («Fratelli d’Italia è la nuova An», ha sottolineato la Meloni), mentre non appare trascurata quella di avvicinarsi alla sua cassa, tanto che tra i ‘saggi’ c’è anche Franco Mugnai, più noto come presidente della Fondazione An. Vista la fine ingloriosa di An, ufficialmente soppressa in una stanza di Palazzo Grazioli, se fosse solo per rispolverare la gloriosa fiamma tricolore («Scongeliamo il simbolo», recitano alcuni manifesti affissi a Roma in questi giorni), sarebbe meglio tornare ancora più indietro di Fiuggi, ai successi plebiscitari delle amministrative del 1994, rivitalizzando il glorioso Movimento Sociale Italiano, che nella sua caratteristica movimentistica e sociale oggi avrebbe pochi rivali.
Invece, sarà nuovo corso, che però non può far dimenticare come i maggiori protagonisti, da La Russa alla Meloni, da Alemanno a Storace, da Urso a Menia, sono stati tutti, diversamente, corresponsabili del naufragio di un’intera comunità politica, seppure il titolo di ‘schettino’ spetti indiscutibilmente al gran capriolatore Gianfry. E se non bastasse, gli ex Pdl sono tutti reduci anche dalla non esaltante avventura governativa berlusconiana e dalla assai deprecata stagione montiana. Si rassegnino, la memoria non può essere archiviata. In un momento di rara autocritica, Alemanno si è sbilanciato: «Alle spalle abbiamo un fallimento». Perciò, sarebbe splendido che alcuni valutassero di portare il libro della propria attività politica in tribunale, ritirandosi dopo aver fornito un importante apporto di esperienza e di idee a chi sarà incaricato di guidare il nuovo.
Per non essere la brutta fotocopia dei cuginetti di “Meno male che Silvio c’è” (tra questi anche i poco rimpianti Gasparri e Matteoli), un movimento, nazionale, sociale e identitario, che voglia rappresentare una vera novità, dovrà parlare di sovranità nazionale e monetaria, ridiscutendo l’euro e l’adesione all’Unione europea, o come minimo gli accordi (memento ‘fiscal compact’), di lotta allo strapotere della finanza e delle banche, di presidenzialismo, di diritti sociali, in particolare per la famiglia e per la casa, di lotta ai privilegi delle caste (non solo quella politica), di diritto alla vita, di lotta alla droga, di identità e preferenza nazionale, supportate da una adeguata politica sull’immigrazione.
Non si tratta di «costruire muri», come ha giustamente paventato la Meloni, ma di capire quale sarà il progetto culturale e programmatico di questa creatura nascente, che non sarà nuovamente An, tanto meno il Msi, ma speriamo non diventi il Pdl 2.0.

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82 Comments to “Un’Officina troppo multiculturale”

  1. Mauro Scarpitta ha detto:

    Recita un vecchio proverbio “Zucche e meloni han le loro stagioni”.
    Più seriamente: non credo si farà molta strada finchè, nella ricostruzione del dopo tsunami-berlusconi, non si separerà il momento politico da quello elettorale; ovvero se non si smetterà di cercar di costruire UN partito per le elezioni, con il risultato di presentarne tre o quattro, tutti destinati al fallimento.

  2. Gabriele Adinolfi ha detto:

    A me pare che tutti si muovano sotto ipnosi. Rimossi di fatto i populisti (Berlusconi e Bossi), assicurato il governo commissariale di grande coalzizione che proseguirà fino ad assicurare la liquidazione dell’Italia, si sta già preparando il futuro con l’amministrazione trasversale delle forze civiche (Renzi, Tosi, Cacciari, forse Illi). La coalizione di centrodestra che aveva raccolto in qualche modo la risposta populista e che si è scrollata di dosso tutto quant doveva e poteva caratterizzarla, ora dovrà implodere e sgretolarsi, producendo soggetti proustiani o circensi che andranno a cercare piccole quote da poltrona. Il poulismo, berlusconiano, bossiano, grillino (anche in questo genere di rappresentanza i neofascisti e i postfascisti hanno clamorosamente fallito) dovrà fare strada al partito degli amministratori in un’Italia che di suo non avrà più praticamente niente. Quello che mi lascia a bocca aperta è come tanta gente coinvolta in politica, per passione o per abitudine, s’interessi così tanto a questi conati dei precipitati postpolitici. Fintanto che non esisteranno classi dirigenti capaci di riconoscere e di definire schmittianamente il nemico, né di definire linee strategiche e precisi luoghi di conflitto, la politica, soprattutto nel centrodestra, poltrine a parte, sarà solo un continuo facebook.

  3. Mauro Scarpitta ha detto:

    Controbattere ad Adinolfi è certamente azione temeraria; ma l’età mi induce a correre il rischio. Che succede mentre si costruiscono le ideali classi dirigenti? E come si pensa di arrivare al potere in alternativa alla raccolta elettorale del consenso? Non è che nel frattempo il mondo si ferma, anzi.

  4. Raffaele Zanon ha detto:

    Di questo passo non resta che fare i monumenti ai combattenti e ai reduci

  5. Lionello Quargnali ha detto:

    E la solita minestra castista riscaldata fumante di ipocrisia e falsità con aromi dal gusto disgustoso già assaggiata in passato e rimasta ancora indigesta. L’ennesimo specchietto per le allodole idiote.
    E’ giunto il momento di chiudere definitivamente questo immondo periodo che ci portati sull’orlo del precipizio perdendo la nostra dignità e la nostra sovranità nazionale asservendola a voleri bancari di Bruxelles. Bisogna edificare un nuovo corso politico, un movimento, nazionale, sociale e identitario capace di dare risposte e proposte chiare ai bisogni del paese, essere interprete della sfida che la storia ci impone, rappresentare la vera alternativa a questo mondo politico, questo è quello che dovremmo fare il più velocemente possibile prima di finire nell’anonimato.

  6. Domenico N. ha detto:

    Cioè dopo essere stati gli asfaltatori degli anni 70-80 adesso anche operai? No. Basta

  7. Gabriele Adinolfi ha detto:

    Mauro, io non ho consigli da dare ad una serie di barche alla deriva. Anzi, posso anche ammirare il cipiglio di chi cerca comunque di fare qualcosa. Mi limito a considerare che non c’è la minima premessa peché si evitino ingloriosi naufragi; non noto affatto la presa d’atto della drammaticità della situazione. tutti ripercorrono i cammini passati. Quelli in cui si sono perse tutte le energie potenziali quando esistavano possibilità invidiabili. Più che cammini deambulazioni da sonnambuli che non possono condurra a nulla specie oggi che siamo sotto bombardamento nucleare. E non solo si ripercorrono i cammini passati ma lo si fa con toni soft e con atteggiamenti di dialogo salottiero con il nemico. mentre non si definisce né l’amico né il nemico. Tutto bene solo per fare qualche festa ma per il resto… Io non so se si costruirà mai una classe dirigente, ma so che da come stanno le cose oggi di sicuro non si andrà da nessuna parte. Il che non impedirà a molti di star bene in comitiva. pardon, sono trent’anni che le chiamano comunità.

  8. Claudio Di Lorenzo ha detto:

    Confesso di non comprendere l’utilità di pezzi come questo, non è piangendoci addosso o autocelebrando funerali che ne usciremo. Tra l’altro si sta faticosamente lavorando proprio sugli aspetti programmatici enunciati. L’unico che potrebbe farsi due allegre risate sarebbe proprio il cavaliere…

  9. Gabriele Adinolfi ha detto:

    Non mI sembra che nessuno si pianga addosso e che nessuno si autocelebri in questa discussione. Se affermare che non ci sono i dati oggettivi per combinare qualcosa sia piangersi addosso, allora sostenere che nella campagna di Russia non si può andare in pantaloncini corti e servono i cappotti significa piangersi addosso? Direi proprio di no.

  10. Berto Ricci ha detto:

    Giorno si e giorno no leggo di iniziative di ricostruzione di una “destra”, (e daje co ‘sto nome) , ma quando leggo i nomi degli auto propostisi protagonisti, sinceramente , nella maggior parte dei casi, rabbrividisco: ad andarci leggeri , vedo nomi di responsabili della disgregazione di una comunità, della demotivazione della base attivista, della complicità con faccendieri,puttanieri, zoccole,voltagabbana, corrotti e corruttori,della demolizione di un progetto vincente e svenduto, di colpevoli di abiura e di ogni bassezza pur di non schiodare il culo dalla poltrona, di tradimento di un ideale e della memoria del sacrificio dei nostri caduti. Penso che i culi si vergognerebbero di avere la loro faccia. Ultimissima , l’alleanza dello schiaffeggiatore di ragazzini in saluto romano (La Russa) con il taroccatore di titoli accademici (o. giannino) in collaborazione col neotemplare ( Allam): un neofascista poi afascista poi antifascista in allegra compia di liberisti e bigotti, uno spasso!

  11. Raffaele Zanon ha detto:

    Sono stanco dei mille distinguo e di chi non vuole crede a nulla. Tutti nel nostro mondo abbiamo qualcosa da farci perdonare. Ma io non voglio consegnare ai nostri figli un mondo di macerie. L’azione allontana discussioni interminabili che finiscono per essere incomprensibili ai più.

  12. Giorgio Paoletti ha detto:

    Ricordarsi di chiedere ad Aledanno chi sono gli “autoritarsti nostalgici”…

  13. Domenico Del Nero ha detto:

    Scusate tanto: almeno per quanto riguarda, il problema non è di dover perdonare qualcuno o qualcosa: non sono un prete e non deve distribuire assoluzioni. Il problema è un altro, di una tale semplicità che mi stupisco che non balzi agli occhi: proprio perché si vorrebbe consegnare ai nostri figli un mondo meno schifoso di quello che si sta prospettando, non vedo come ci si possa affidare a chi, nella migliore e più benevola delle ipotesi, è largamente corresponsabile e complice di uno dei più pazzeschi fallimenti politici della storia d’Italia. Ma quale azienda (per fare un esempio brutto ma efficace) si affiderebbe, per risollevarsi, a chi l’ha portata o ha contribuito a portarla sull’orlo dell’abisso? Poi per carità, ognuno faccia le sue scelte secondo coscienza. Ma si abbia almeno il buon gusto di non meravigliarsi se in molti ci rifiutiamo di starci, il che non significa affatto, comunque, stare con le mani in mano.

  14. Gabriele Adinolfi ha detto:

    L’azione sì ma azione è scippare, assaltare una banca, disegnare un fumetto, andare a ballare, partire per la guerra, fare terrorismo, fare volontariato, aiutare i poveri. Non esiste l’azione in assoluto. Bisogna che qualcuno la definisca quest’azione in modo preciso – e a queste longitudini non è mai stata definita, si stabilsce solo vagamente il perché la si fa e ancor più vagamente dove si vuole che porti. Ora nessun’azione vaga ha un valore politico in sè. Ne ha uno esistenziale ma non lo ha politicamente. Stabilire che senza una classe dirigente, senza la definizione del nemico e dell’amico, senza la lettura chiara del mometo storico e senza una strategia non ci sia azione ma, purtroppo, agitazione non rientra nella categoria dei “mille distinguo”. E’ come domandarsi, prima d’iniziare un campionato, se si hanno le carte in regola per iscrivere la società, se si ha un potenziale tecnico e se si ha una guida tecnica. Poiché le risposte sono impietose non è facendo gli struzzi che si fa strada ma ponendosi il problema e comportandosi di conseguenza. Operativamente. ma anche questo è un comportamento inusuale a queste latitudini.

  15. FABER ha detto:

    @Claudio
    Sapessi quante scelte che hanno inciso pesantemente sulla nostra comunità politica non ho compreso… mentre in tanti, senza mai dubitare e contestare, hanno subito, assecondandole fino al naufragio che è davanti a tutti noi.
    Cogito ergo dubito!!!
    Chi preferisce accettare supinamente, si accomodi…

  16. Gabriele Adinolfi ha detto:

    C’è a mio avviso un errore di fondo. Fratelli d’Italia nasce dalla scissione del mondo pidiellino e si è mosso in anticipo rispetto agli altri resti di An alla ricerca di un contenitore che consenta il minimo di fondi per sopravvivere. Ora questo viene scambiato volentieri come un qualcosa di nuovo e di prospettico. Di fatto però non s’intravede da nessuna parte, almeno da nessuna parte a destra, un qualsiasi abbozzo di riflessione politica. Mi pare che tutti si stiano mentendo da soli stabilendo che il naufragio sia dipeso da Berlusconi e dalla venalità di molti di an (il discorso di Veneziani su Itaca). Di qui la ricerca di una “purezza perduta” che viene confusa oltretutto non con un’idea o con un modo di essere, ma con la propria fanciullezza. Andando a ritroso è difficile stabilre che i disastri di an siano dipesi da Berlusconi (magari è accaduto l’opposto) e il fatto di dire “torniamo com’eravamo”, diventa il lasciapassare per tutti i peggiori bancarottieri. Ma, soprattutto, di che stiamo parlando? Se parliamo della possibilità di sopravvivenza di settori umano/politici e della loro continuità quotidiana è una cosa. Se parliamo d’altro siamo alla fantascienza.

  17. Domenico Del Nero ha detto:

    Io direi che dare la colpa a Berlusconi sia troppo comodo. I motivi del fallimento sono tantissimi e sicuramente di “purezza originaria” ce ne era poca anche nel MSI, figuriamoci in AN! Ma se non altro, il MSI era un contenitore di energie di vario genere, alcune positive che purtroppo sono state stroncate. Chi ha vissuto il passaggio dal MSI a AM, ricorda bene come, a parte ovviamente i soliti “noti” e il loro codazzo i missini non fossero affatto ben visti e si preferisse la sciar spazio ad altra gente, senza nemmeno metterne alla prova l’affidabilità. E poi tutti gli strepitosi risultati di AN, a qualsiasi livello, dove sarebbero? Forse mi sono perso qualcosa …

  18. Salvatore Russo ha detto:

    Caro Raffaele, è vero che tutti – chi più chi meno – ha qualcosa da farsi perdonare. E proprio per questo i distinguo della Meloni appaiono fuori posto. E poi, da quello che leggo credo che di reduci ce ne siano ben pochi, ma tantissimi i combattenti (pur tra mille acciacchi!)

  19. Ferdinando Parisella ha detto:

    E’ da molto che diciamo le stesse cose, aggiungo però che ci vorrà un secolo, ci vorranno gli “Andrea”. i colpevoli, cioè io e la mia generazione dovranno sparire dalla faccia della terra. L’elettorato ragiona semplice, hai avuto l’occasione, non sei stato capace, non ti voto più. È semplice talmente semplice che non se ne rendono conto… vabbe’ nobis a tutti

  20. Mario Sechi ha detto:

    E’ un “visto da destra” colto, che merita rispetto e attenzione.

  21. Salvatore Russo ha detto:

    Il “Visto da Destra” che mi ricordo era quello di Alain De benoist. Ed era ben altra cosa. Era, soprattutto, DESTRA.

  22. Mario Sechi ha detto:

    Perché “era”. La destra esiste, non è un residuato del passato, uno scarto di laboratorio o un semilavorato di fabbrica. C’è in Europa e nel Paese. Non c’è un partito – in Italia – che ne abbia disegnato l’orizzonte, ma nella cultura è sedimentato, nella letteratura è vivissima.

  23. Raffaele Zanon ha detto:

    Il movimento o il partito è stato e sarà un mezzo.Ci sarà sempre qualcosa che non va e non è facile ripartire. Ma che gioia fare la militanza con giovani che vogliono credere in ciò che ci fece compiere imprese impossibili. Anche se i dubbi romanocentrici permangono non mi va di metermi le pantofole e vivere di ricordi

  24. Mario Sechi ha detto:

    Questo rivolgersi al passato è completamente sbagliato, l’errore, la deviazione sinistra, il passatismo come alibi, se volete farla, la destra, senza mezze tacche ma con uno sguardo contemporaneo, ne avete tutte le possibilità
    Oggi quella della “destra” (at large) è l’unica letteratura esistente, la poesia migliore, la musica con più armonia. O volete confrontarla con l’anemia politicamente corretta che viene da sinistra, con il birignao del politicamente corretto, il giornalismo collettivo, la mandria.

  25. FABER ha detto:

    Rivendico il mio diritto da ‘apolide partitico’ di osservare ciò che accade all’interno di una comunità politica della quale ho fatto parte, e della quale in parte mi considero ancora un’energia potenziale, e di manifestare i miei dubbi…
    Agire per il solo gusto di agitarsi, non sapendo quale obiettivo e quale direzione, non mi affascina!!!

  26. Mario Sechi ha detto:

    Ci mancherebbe, ma poi, caro Fabio, l’apolide partitico si gira i pollici, si guarda allo speccho e dice, come il compagno Lenin: che fare?

  27. Riccardo Micale ha detto:

    Per me girarci attorno non porta al vero nocciolo della questione. La destra, in Italia, proviene da quello che “la generazione che non si arrese” volle traghettare nella Repubblica. Cosa ben differente dalla destra francese, da quella greca e da tutte le destre (intese come antagoniste al liberalismo, al PPE ed alla socialdemocrazia) che oggi salgono nelle urne e nei sondaggi. Noi non esistiamo più perchè ci siamo autoestinti, bramosi di “sdoganamento” per andare finalmente a governare in un paese la cui costituzione ci tollerava appena. Ci siamo snaturati. Non eravamo fascisti, eravamo missini, eravamo i traghettatori. In Italia la destra solo questo poteva essere, ce lo imponeva la storia (scusate se posso sembrare tronfio, ma è così). Oggi, senza più quelle radici, rispolverare la fiamma è solo marketing. Qualsiasi cosa sarà non potrà essere chiamata “destra” qui in Italia. Forse partito conservatore, forse w l’Italia o roba simile. Ok sovranità monetaria, preferenza nazionale, ecc., ma per me il vero collante sarebbe l’orgoglio di difendere le origini storiche e culturali della Destra italiana. Anche a costo di sembrare dinosauri. Ma sarebbe inevitabile, da lì veniamo, siamo italiani. E non credo che uno solo dei vecchi e nuovi “ricercatori” di questo nuovo materiale sintetico abbiano voglia e coraggio di difendere le origini della destra italiana. I nuovi progetti ben vengano, ma nascono senza storia, senza tradizione, e non è poco, anzi. Avranno bisogno di terapia intensiva sin dai primi giorni. E molta fede, per chi vorrà fidarsi di Alemanno, Meloni, La Russa, Urso, ecc.

  28. Mario Sechi ha detto:

    Maddechè? ma davvero immaginate “la destra” come generazione prima, durante e dopo il Msi? Sveglia, c’è altro in giro e la contemporaneità vi impone, a voi che la sentite, di rinnovarvi nel solco di ben altro. Riprendete in mano i buoni libri, la musica, e lasciate perdere i rottami arricchiti di una destra che non vi ha rappresentato ma trasfigurato.

  29. Salvatore Russo ha detto:

    Caro Mario, non credo proprio che quella che finora ci ha rappresentato (anche se mi sento un pò apolide partitico come Fabio) si possa chiamare destra. Sono peraltro d’accordo che non si dovrebbe sentire il bisogno di mezze tacche. Perchè l’idea di destra è stata e sarà la più audace, la più originale e la più mediterranea ed europea delle idee… E ti assicuro che non è nè passatismo nè nostalgia.

  30. Riccardo Micale ha detto:

    Solco liberale? Solco europeista? Solco filoamericano? Solco ppe? Solco filorusso? Solco cumulativo? Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta e la citrosodina per digerire la Meloni che, accanto La Russa, si dichiara orgogliosamente antifascista. Nuova destra per votare turandosi il naso? Per dare nuove possibilità ai giovani rampanti ex AN? Ai trasformisti? In virtù di quale fioretto? Cosa c’entro io (e molti altri) col “nuovo soggetto”? Dopo quel che è successo, pensi sia facile fidarsi?

  31. Edoardo Usai ha detto:

    I problemi che pone Faber sono reali. Senza nessuna iconoclastia, gran parte della classe dirigente dell’ex AN dovrebbe pensare ad una severa autocritica. Da questa censura non può essere esente anche la classe dirigente della periferia, per quanto potesse contare. Il problema che ha oggi la destra politica, mia opinione, è non tanto la possibilità di dialogo tra tanti “leaderini” quanto il fatto che ciascun “leaderino” vuole proteggere il suo “orticello”. I diminutivi non sono usati casualmente!

  32. Riccardo Micale ha detto:

    Fini ed i colonnelli hanno diviso per sempre quelle generazioni. I trentenni di destra non capiscono i cinquantenni di destra. Non esistiamo più, il collante si è sciolto. Si ricominci daccapo, io mi riserbo di votare Rifondazione comunista o Casa Pound, leggerò i loro bravi programmi elettorali e deciderò 5 minuti prima. Mi fido di più di chi crede in qualcosa di fondato e fondante, di cantieri ne ho visti fin troppi

  33. Antonio Luigi Garau ha detto:

    Caro Edoardo ti vorrei ricordare che la periferia ha subito (forse troppo passivamente) le decisioni scellerate della dirigenza…. Forse se si fosse sentita la base, AN non ha avrebbe fatto la fine che ha fatto!!!!

  34. Salvatore Russo ha detto:

    I trentenni di destra sono cresciuti a pane e berlusconismo. Gli è stato insegnato a pensare che il passato fosse un’eredità così pesante da non permettere di essere “moderni”. Non hanno conosciuto la tensione ideale, lo slancio, l’amore per l’Idea di noi “vecchi”.
    La base spesso era la piantina dell’orticello dei vari notabilini. Vogliamo andare a vedere le legislature dei vari deputati, senatori e consiglieri regionali? Assolutamente inamovibili e votatissimi dalla base

  35. Salvatore Deidda ha detto:

    I trentenni di destra sono cresciuti a pane e berlusconismo? Non mi pare proprio… perchè Fratelli d’italia nasce da quei trentenni che sono entrati nel Pdl perchè trascinati e ne sono usciti appena ne hanno avuto la forza. Non ho tanta voglia di rispondere a lunghe lettere o articoli ma dico solo che una generazione di ragazzi… che ne hanno visto di cotte e di crude e sono stati traditi.. e sfruttati.. proprio dai “camerati”.. di ogni genere.. ora alzano la testa. Non ci piacciono tutti quelli che vogliono entrare in Fratelli d’Italia ma se i nostri cosidetti grandi… invece di stare a scrivere.. decidessero una volta buona di entrare con noi e darci una mano.. gli spazi sarebbero occupati da loro e non da altri. Ma si sta fuori a sentenziare. Pazienza.. ce la caveremo da soli. Nella politica estera qualcosa è cambiato e la stiamo proponendo. Molti di voi.. dicevano.. ah.. figurati sulla Siria.. i Fratelli d’italia filo Usa. Invece siamo stati gli unici.. in PARLAMENTO a presentare una mozione contro l’intervento. Se ci aiutate tutti.. un certo modo di pensare vince.

  36. Riccardo Micale ha detto:

    Salvatore, sono d’accordo, ma scritta così sembra solo poesia. I trentenni di destra di oggi dovrebbero sapere che noi siamo stati i primi veri europeisti, già negli anni ’70. La destra italiana per prima ha smascherato e denunciato l’usura delle banche, le lobby fianziarie-politiche, per no nparlare di battaglie perse in partenza come l’elezione diretta del sindaco o la revisione dei libri di storia. Fuori dall’arco costituzionale non ci considerava nessuno, ma noi ci credevamo comunque. Questa era l'”idea”. Poi è venuto Pansa, un comunista, ha scritto un libro il cui contenuto noi gia conoscevamo, essendo comunista gli si è creduto, e finalmente la verità ha iniziato a venire a galla. Ci hanno sdoganato a poco a poco per metterci nelle riserve, complici i dirigenti di partito.

  37. Antonio Luigi Garau ha detto:

    La base era la naturale espressione della presenza del partito sul territorio. Se poi fosse orticello o serra di interessi personali dei vari nominati che si presentavano alle elezione è anche possibile, ma era una base con una identità unica, che anche i compagni ci invidiavano, e che ripeto se interpellata su scelte fondamentali e definitive per la vita del partito non lo avrebbe fatto andare alla deriva…. gli stessi notabilini sono ancora li, nei vari partitini che hanno garantito loro in un modo o nell’altro una poltrona…. la base si è dissolta…. ma forse all’orticello hanno smesso di dare acqua……

  38. Salvatore Russo ha detto:

    Che proprio siano stati “trascinati” mi pare un poco esagerato. Trascinati ad essere ministri? sottosegretari? Suvvia…

  39. Riccardo Micale ha detto:

    La disgregazione è più che evidente. Chi ci riunirà? Un nuovo cantiere o il coraggio dell’appartenenza storica? Ritrovare le radici significa non sfidare il presente? Ma se eravamo già avanti 40 anni fa!
    Mi sembra di gridare al vento

  40. Antonio Luigi Garau ha detto:

    Eravamo avanti eccome….

  41. Salvatore Russo ha detto:

    Quando qualcuno (e noi per primi) ritroveremo il piacere (o il coraggio?) di dichiarare che la destra non ha bisogno di prefissi, forse qualcosa faremo.

  42. Salvatore Deidda ha detto:

    Trascinati.. perchè interminabili riunioni documenti cestinati si chiedeva di non entrare nel Pdl ma fare una federazione. Poi alla fine… fai l’errore di seguire. E ovvio fai il ministro e cerchi di sfruttare il ruolo per incidere. Non siamo esenti da… Altro

  43. Salvatore Russo ha detto:

    Eravamo e siamo avanti.

  44. Antonio Luigi Garau ha detto:

    Il rinnegare le radici ci ha portato al disastro….. Rinnegare per le poltrone….. bleah…. voto Forza Nuova tutta la vita!!!!
    Non ci sarebbe spazio per nessuno…. questa solfa l’ho già sentita quando spendendo tempo e denaro proprio per battaglie elettorali alla fine vedevi dare gli incarichi a gente che in AN non “ci azzeccava” nulla…. oppure ai parenti stretti di qualche consigliere regionale….. non fatemi fare nomi….

  45. Salvatore Russo ha detto:

    Non c’è bisogno alcuno che fai dei nomi. Tanto ognuno di noi ne avrebbe da raccontare tante.
    Sono certo ce i “fratelli” hanno dei buoni muratori per costruirla…

  46. Edoardo Usai ha detto:

    Casa di tutti. Benissimo. La ragione per cui sarà difficile “costruire la casa” è che tutti vogliono fare il capofamiglia!!!

  47. Salvatore Deidda ha detto:

    Bravissimo Edoardo. E’ proprio questo il grande problema. Non tanto chi fa il capofamiglia.. perchè tutti dicono che deve essere Giorgia.. ma subito dopo. Perchè vogliono andare avanti lei.. per stare sotto a fare ognuno i porci comodi come quando erano colonelli

  48. Edoardo Usai ha detto:

    Nihil novi sub luce………….ecc

  49. Paolo Bussagli ha detto:

    Alemanno ha proposto recentemente – mi pare – proprio quello che tu richiedi sul campo delle scelte economiche. Ma ho seri dubbi sul senso di quello che dici. FI 2.0 sarà una cosa ben diversa da quello che è stata FI 1.0… A me ricorda la DC degli anni ’70. Pensare di fare adesso il “partitino di destra” stampella per questa FI sarebbe ripugnante.

  50. Ferdinando Parisella ha detto:

    Meglio al mare, fa ancora caldo. Lo dico a quelli da 50 anni, anzi 40 in su. Che facciano quelli in giù. Poi si vedrà

  51. Antonio O. ha detto:

    L’obsoleta locuzione “destri e sinistri” è un prodotto del liberalcapitalismo e non sarà certamente quella che ci traghetterà verso nuovi lidi sociali !!

  52. Gabriele Adinolfi ha detto:

    Scusate ma mi cadono le braccia: il dibattito si fa sul passato e sul presente, sul chi siamo e sul da dove veniamo. Non mi pare che ci sia una riflessione anche terra-terra, quella di un analista politico che, a prescindere dall’ideologia di un soggetto cerca di coglierne le potenzialità che si fondano su: vertici, struttura, metodo, target, linguaggio, spazi sociali da occupare, eccetera. Per cui stiamo facendo una chiacchierata da forum di destra terminale solo più perbenista. Le deivisioni sonto tra gli sfiduciati e quelli che ripongono fede a prescindere. Va bene ma a che serve riflettere? Qui si discute se è giusto o meno amare la maglia e accettare che lo sponsor sia di proprietà straniera o regionale; non si parla delle potenzialità delal società e della squadra. Per quanto mi riguarda – e non ho alcun partito preso in un senso o nell’altro – dopo Atreju sono molto poco ottimista su Fratelli d’Italia. Le reagioni le ho espresse e non per demolire o deridere ma offrendo input. Finora leggo solo contenziosi tra tifosi. Lungi da me il voler disamorare chicchessia, non l’ho fatto con Casa Pound e ho dovuto trattenermi dal farlo persino con Forza Nuova. E’ sacrosanto che ognuno ami la propria maglia e la ritenga stupenda. Se si vuol poi pensare a far risultato senza pretendere che questi vengano da sé per predestinazione celeste forse ci sia vvicinerà a quelle categorie del politico da cui la grande sterzata del 73-74 ci allontanò e cui nemmeno un ventennio di amministrazione statale sembra abbia riavvicinato nessuno.

  53. Roberto Aledda ha detto:

    Ho appena sentito il Papa ribadire, a Cagliari, la centralità dell’Uomo, della Famiglia, della dignità del lavoro, attaccare con forza il dio denaro, la globalizzazione…la folla è in estasi… per carità non voglio arruolarlo “politicamente”, ma voglio solo dire che ribadisce dei valori eterni in cui abbiamo sempre creduto e che una certa sinistra vuole demolire. Sono d’accordo con Mario Sechi, la destra “è l’unica letteratura (di valore) esistente, la poesia migliore, la musica con più armonia”. Ognuno si riconosce in una “Sua” destra, termine che usiamo spesso per convenzione, ma i valori di base sono quelli,. Non si riesce a fare un grande partito di destra, pazienza, i “nani” che ci stanno provando non hanno mai lavorato seriamente in vita loro (a parte Crosetto) e cercheranno di sopravvivere fino alla pensione (lauta, da deputati), vogliamo dargli credito? Proviamoci, comunque vada, prima o poi come al solito, il tempo e la storia ci daranno ragione.

  54. Massimo Mattoni ha detto:

    Mi inserisco nel dibattito per dirvi perché io sto nell’officina Italia. Ho 39 anni, sono cresciuto in Alleanza Nazionale, e sono entrato nel PDL perché ero convinto che anche in un grosso contenitore vi sarebbero stati spazi per sviluppare idee e contenuti del mondo dal quale tutti proveniamo, anche se vissuto in tempi diversi. Questo è mancato, perché il PDL più che aver fallito, non è mai nato. Non ci sono stati congressi, non c’è stata una struttura federale seria, (almeno nelle Marche dove vivo io). Questo ha generato il fagocitamento di una classe politica. I candidati venivano scelti nelle riunioni a Roma e le conoscenze valevano molto più del peso politico. Qualsiasi misfatto rimaneva impunito, io ho visto uscire galantuomini ed entrare criminali. Io stesso sono uscito, mi sono arreso, non vi era spazio per la politica. Perché entro nel nuovo soggetto politico? Perché serve un contenitore culturale ove sviluppare la nostra eredità. Sono fortemente convinto che non si debba chiamare “Destra” ne centro escludo la sinistra. Perché? Per il semplice motivo, che credo che non vi debba essere una collocazione geometrica delle idee e delle sintesi politiche. Non voglio più vivere in un area culturale che si sente minoritaria. Il complesso di esclusione che L’MSI ed il FdG hanno vissuto è finito. Questo ventennio che ci ha portato molti rimorsi, ha profondamente cambiato la società italiana. Non esistono più i partiti della “prima Repubblica”, si è andata delineando una politica con due grossi partiti di opinione, alternativi l’uno all’altro solo per l’alternarsi al potere, e lo schema destra sinistra entra in questo gioco. Non voglio che il soggetto politico nascente sia la stampella di un partito molto più grande di centrodestra. Voglio un movimento che sappia parlare alla gente e possa confrontarsi con tutti a viso alto sui temi che ci interessano, e che appartengono si al mondo della Destra da cui proveniamo. Io sono stato ad Orvieto al seminario organizzato da Alemanno, questo che vado ripetendo da quasi un anno lo ha intuito anche Alemanno ed è stata una grande gioia. …………… Tutte le polemiche sui colonnelli, debbo ammettere che sono passate anche nella mia testa, ma io personalmente aderisco a questo soggetto, che sicuramente non sarà perfetto, ma perfettibile perché sento la necessità di uno spazio ove venga preservata la nostra identità, ove si possa tornare a far crescere un nuovo movimento giovanile. Il dramma della politica odierna è che i movimenti giovanili stanno sparendo, e solo in essi si crea il rinnovamento di una classe politica. Quelli che oggi chiamiamo Colonnelli, sono entrati tutti in parlamento da trentenni, hanno sciupato una opportunità, ma il compito di tutti i militanti e di tutti coloro che credono nella Politica è di ricreare le basi per una nuova classe dirigente. A meno che…… non la pensiate come Berlusconi che crede che si possa prendere la classe dirigente di aziende e catapultarla in politica. Non funziona altrimenti il miglior imprenditore d’Italia sarebbe stato anche il miglior politico d’Italia, ma così non è stato ed i 20 anni caratterizzati dalla sua leadership sono pieni di incompiutezze e di errori. Io voglio lasciare ai miei figli un laboratorio di idee, che sappia stimolare la loro intelligenza ed il loro spirito critico per questo torno a fare politica. Preciso che non ho nessun incarico, sono un imprenditore nel settore edile in un territorio completamente governato dal PD, e che non ho avuto mai nessun incarico importante o carica istituzionale. Sento di doverci entrare anche se il mio contributo sarà modesto, perché sono migliore come imprenditore che come politico, ma non mi perdonerei se una eredità venga perduta.
    Buon lavoro a tutti gli uomini di buona fede, qualsiasi sia il loro cammino, l’importante è lavorare per l’Italia.

  55. Riccardo Micale ha detto:

    Prova provata che le ragioni storiche della destra in Italia non stanno più in cantina, ma proprio nel cassonetto. In bocca al lupo (senza ipocrisia).

  56. Massimo Mattoni ha detto:

    Le ragioni della Destra oggi invece sono per tutti, io ne sono convinto, e non voglio che siano etichettate geometricamente. Sicuramente ricordate il congresso del 90 quando Pino Rauti vinse con l’idea dello sfondamento a sinistra, perché sulle questioni sociali eravamo più crdibili. Rauti si dimese perche come politologo non aveva sbagliato, ma come segretario politico, fece fare un tonfo al MSI. Allora vi era una settarizzazione politica ed una esclusione a priori a recepire idee nate da una certa parte politica. La società è fortemente cambiata in questi venti anni, sono convinto che le idee della destra siano pronte ad essere recepite da tutti. Ma trovo inutile etichettarle, per rientrare nel gioco delle contrapposizioni.

  57. Riccardo Micale ha detto:

    è che molti come me hanno la fissa della storia. Che poi è la ragione e la causa di tutti gli eventi, compreso la nascita di una comunità politica. Se un giorno ad un leader di questo nuovo partito il solito giornalista col paraocchi chiederà “lei come si pone di fronte al fascismo?”, questo che farà? Glisserà terrorizzato o renderà giustizia a quella consistente parte di italiani costretti a piegarsi o nascondersi per sopravvivere? Ai ragazzi caduti nei decenni seguenti perchè non era reato? Rivendicherà gli anni del consenso politico e culturale? E la modernità del MSI? L’orgoglio di non essere mai stati democristiani? Di non aver voluto mai scendere a patti con i partiti corrotti neanche quando le percentuali lo rendevano appetibile? Perchè per molti elettori del MSI (e di AN dopo ahinoi) è importante sapere se chi ci rappresenta è libero di esprimere ciò che pensa veramente oppure è simildemocristiano (o veltroniano) (o renziano). Insomma, terra terra, se voto un candidato di destra, questo domani mi presenta disegni di legge stile genitore 1 genitore 2 perchè il mondo va “avanti”?
    Tu dirai che è roba di 80 anni fa, io dico che fino a 20 anni fa però erano principi che ci legavano, quindi è roba di 20 anni fa.
    Prima ci etichettavano gli altri, chi non ci conosceva davvero, eravamo razzisti, omofobi, intolleranti, ecc. Ora ci etichettiamo tra noi stessi di “destra”, sembriamo una famiglia dove genitori e figli non si parlano più

  58. Stefano Stochino ha detto:

    Non comprendo perché, chi ora affossa (giustamente) Fini, debba ricordare conj orgoglio e rimpianto, Alleanza Nazionale. Delle due l’ una: o si rinnega l’ esperienza di Fiuggi, o non si può contestare Fini. Poi non comprendo perché se mi rifaccio ai Salandra e Sonnino Ottocienteschi, sono “moderato” e “attuale”, se rievoco i valori e l’ identità Fascista, sono nostalgico?!? Io credo che TUTTI, ma proprio tutti, dovremmo tornare al pre-Fiuggi e rifondare, comunque dare continuità al Movimento Sociale Italiano; dategli il nome che volete, ma che sia chiaro, io non cambio fede.
    La verità è che: LE IDEE FANNO PAURA A QUESTA SOCIETA’, MA ANCORA PIU’ PAURA PUO’ FAR LA FEDELTA’…

  59. Gabriele Adinolfi ha detto:

    Signori qui le cose hanno preso una piega chiara. Prima di tutto verrà smantellata ogni potenzialità restante dell’Italia e lo si farà con il giovernissimo. Poi il populismo vagamente valoriale e morale che s’identificava con la destra v errà traslato sul partito civico dei sindaci che faranno gli amministratori, appunto civici, di una ex nazione ridotta a frazione di un comune dominato dalle banche. La “destra” sarà al centro e ad un centro vagamente progressista. Chi non si batta – non con le parole ma con i fatti – in un’altra direzione può tutt’al più domandarsi quanto può partecipare alle briciole del futuro. E – solito inguaribile complesso di quest’area – se e quanto verrà accettato e che patente di rispettabilità gli daranno gli squali.
    Ora, se questo è il modo di pensare oggi,e questo per il momento è quanto affiora, non capisco come un ripiegamento e un ridimensionamento possa essere contrabbandato – con se stessi, intendo – per una metamorfosi e per un’opportunità. Vorrei vedere le premesse di una qualunque metamorfosi e non il ripetersi dei riflessi condizionati che hanno partorito il fli.

  60. Fabio Rampelli ha detto:

    Non intendo entrare nel merito della discussione, sarebbe lungo e tedioso x i poveri lettori, ma molti dei perplessi si rifanno al fascismo, al neofascismo, al Msi, ad An. Ora, mi viene di pensare al fatto che il fascismo prende forma dall’ala massimalista del socialismo, unisce il nazionalismo irredentista, le correnti liberali più aperte alla socialità, fa il Concordato e recupera il pensiero cattolico, tiene dentro il futurismo, la filosofia eretica di Berto Ricci e de L’Universale e poi i misticisti, gli stoicisti, i monarchici, i repubblicani, i repubblichini e una parte di coloro che accettarano l’8 settembre (xché nn erano mica tutti comunisti quelli che hanno deciso x l’alleanza con i ‘liberatori’, i filo nazisti e gli antinazisti viscerali, gli ebrei e gli antisemiti, i militaristi e i rivoluzionari, i gandhiani (Gandhi, come Churcill, era grande amico del Duce) e i violenti facinorosi con il vezzo dell’olio di ricino e del manganello, e potremmo andare avanti a lungo… Il Msi passa la sua vita a tentare di reclutare non-fascisti o antifascisti e ci riesce in diversi casi: il filosofo marxista Armando Plebe, il liberale Giovannini, l’ex Dc Agostino Greggi, e poi Birindelli, Miceli e altri. An porta dentro Fisichella, Cursi, Mazzocchi, Aracri, Fiori, Armani, Armaroli, Salatto, Prestagiovanni e decine di consiglieri regionali. Ora, dico, forse non sarà sbagliato aprirsi e cercare di COSTRUIRE NUOVE SINTESI, sarà stato inidoneo chi doveva garantire che non ci si sarebbe persi.. O è tutto un errore ed è giusto stare solo con chi la pensa esattamente come se stessi, salvo scoprire dopo due settimane di convivenza che ci sono sfumature di sensibilità che fanno nascere correnti, che poi si scompongono in spifferi, fino ad arrivare alla scomposizione dell’atomo? La rivoluzione, nel senso etimologico del termine, è inclusiva e prevale su tutto, come il caos è l’introduzione di un nuovo ordine. Grazie per ospitalità. W l’Officina per l’Italia, ma W tutte le teste pensanti del nostro mondo!!!
    P.S.: e si potrebbe fare identico viaggio a sinistra, dal Congresso di Livorno, ma anche prima, a Renzi e Cuperlo… SONO TUTTI COGLIONI QUELLI CHE APRONO?

  61. Stefano Stochino ha detto:

    Caro Rampelli, il Fascismo, che è vero, prende forma ed in parte sostanza, nel contesto che tu descrivi, comunque c’ è stato, prima della sintesi di cui parli, non era mai esistito. Pertanto non possiamo fingere che tutto ciò che noi siamo, lo dobbiamo attingere da quel fenomeno, in senso lato ed ampio. Da lì, dobbiamo partire. Poi, nessuno obbliga nessuno a definirsi “Fascista”, ma se accettassimo serenamente di non usare eufemismi, forse riusciremmo anche a farci capire dagli altri.

  62. Riccardo Micale ha detto:

    Sapete che se propongo in qualche modo di verificare le prove che le vittime della shoa non furono 6.000.000, ma molto meno, rischio la galera? E di perdere molti amici? E di passare per antisemita? Devo delegare la mia rappresentanza a chi diplomaticamente evita tali questioni? (e questo è solo un esempio, di questioni “irrisolte” per dogma post liberazione ce ne sono a decine). Mi rimane FN o Casa Pound?

  63. Stefano Stochino ha detto:

    Micale, un movimento politico serio e coraggioso, che si occupi DI QUESTIONI ATTUALI, arriverà a porre in accesa, MA NON PENALMENTE RILEVANTE, dialettica, anche la doverosa rivisitazione storica di cui tu parli. Basta iniziare, piano, piano, a riconoscerci e riunirci. Non saranno i fatti legati al ’38 a dividerci. Intanto, uniamo le Fiaccole…

  64. Gabriele Adinolfi ha detto:

    Scusa Rampelli ma che c’azzecca aprire o chiudere con la domanda di fondo. Ovvero: in che cosa FdI intende caratterizzarsi. Ha definito schmittianamente i nemici e gli amici o si limita a parlare di valori e a disquisirne come inveterata abitudine a destra? Ha il FdI determinato che esiste una vera guerra (come era il tema di Atreju) o è solo uno slogan? E se sì in quale campo la combatte e contro chi? Oppure cerca di proporsi come elemento di “buona amministrazione” e come “sindacato dei valori” confidando nella disponibilità dei poteri forti e delle oligarchie governanti? E se siamo di fronte al secondo caso, in che cosa pensa di caratterizzarsi, al di fuori del microcosmo postmissino, in modo da non essere del tutto livellato dal renzismo? Queste sono perlomeno le domande che mi pongo io dopo Atreju che mi ha lasciato assai perplesso. Non di certo per le aperture visto che ho sempre praticato il dialogo anche quando ci sparavano addosso (senz acon ciò però mai abbassare la guardia o cedere terreno). Il punto è che si dialoga in due. Io i rappresentanti, anche cialtroni e giullari, dei golpisti internazionalisti li vedo e li ho visti alla festa ma non vedo l’altro soggetto. Il quale, nel caso di FdI come di tutta la destra postfascista (istituzionale come radicale) si ritiene soggetto per una sorta di unità antropologica che sembra sia sufficiente a se stessa. Ciò fa comitiva e talvola comunità ma non esprime una soggettività politica perché non si sa chi e come la riconoscerebbe. Se non sono più agguerriti di Berlusconi perché mai i FdI dovrebbero essere più convincenti di Renzi?

  65. Riccardo Micale ha detto:

    Anche perchè – come accade da anni – le ragioni di una e dell’altra parte alla fine convergono, chi l’altro ieri ci accusava di essere “protezionisti” oggi predica il protezionismo, anche se in salsa rossa, viste le esigenze. Per me importante è la connotazione storica, ma c’è anche quella sociale, quella economica, quella culturale (non ultima l’istruzione). Se oggi ci proponiamo come elemento di “buona amministrazione” condito da valori di corredo, in che cosa ci distingueremo con gli avversari? in un emendamento su di una legge anti omofobia?

  66. Fabio Rampelli ha detto:

    Accetto la sfida. La Terza Guerra c’è, diciamo che c’era già prima e ora sono maturate le condizioni per farla sentire anche a chi era distratto. Grande finanza contro popoli era il sottotitolo di Atreju e noi si sta coi secondi, ovviamente. Nn credo che Berlusconi sia più chiassoso di noi, diciamo che ha un’orchestra adeguatamente amplificata (i media) che sono in grado di far sentire anche un sussurro e che rappresenta cmq un partito pari a 10 volte e mezzo FDI. Noi abbiamo fatto una discreta caciara con i ns flashmob, con il nostro corteo di luglio, con la ns festa di settembre. Abbiamo messo insieme un programma politico significativo: la separazione delle banche commerciali da quelle d’affari, la proprietà pubblica della Banca d’Italia, il tetto delle tasse al 40% in Costituzione, così come del principio di equità generazionale per impedire di vivere al di sopra delle proprie possibilità facendo pagare alle generazione successive il conto, ma anche quello di tutela costituzionale dell’interesse nazionale, proprio per evitare di prendere per ineludibile quel che ci proviene (e che ci hanno fatto votare) dalla Merkel e dalla BCE. Ancora: togliere dalla Costituzione i ‘diritti acquisiti’ perché altrimenti avremo generazioni votate a lavorare nel precariato per sostenere i diritti acquisiti dei padri e dei nonni, il che significa anche abolire le pensioni d’oro e gli stipendi d’oro, impedire alle banche che si salvano dal fallimento con i soldi degli italiani di consentire ai propri azionisti dividendi milionari. Indurre l’Europa a indietreggiare dietro la spinta dei paesi con economia diversa, dove l’euro forte significa povertà e disoccupazione, mettendo l’Italia in condizione di fare rete con Spagna, Portogallo, Grecia, Francia, Ungheria, paesi dell’Est europeo, Irlanda, Islanda, per non subire più supinamente l’iniziativa del rigore voluta dal nord Europa, unico ad avvantaggiarsene. Puntare sulla formazione, sulla ricerca, sul patrimonio culturale, artistico e paesaggistico, esportandolo ovvero importando dieci volte tanto il numero di turisti attuali trasformando le soprintendenze in entità orientate alla conservazione dinamica dei beni. Lavorare per diventare nazione capofila nel nucleare pulito o da fusione, invece di rincorrere a stagioni alterne il nucleare da fissione che tutti dismetteranno nell’arco di vent’anni, esattamente il tempo per vedere casomai nascere i funghi nucleari nostrani. Loro spengono i reattori e noi ancora staremmo a cantieri aperti per costruirli. Chi vince la sfida della produzione energetica del futuro ha vinto una guerra mondiale. La reindustrializzazione dell’Italia e dell’Europa, il contrasto alle merci provenienti da Cina, India e Brasile, dove vengono realizzate a prezzi stracciati perché la mano d’opera impiegata va dai bambini agli anziani, con orari assurdi e metodi di produzione nocivi per la salute e inquinanti per il pianeta, con maggiore chiarezza sulla redistribuzione degli utili agli operai, fin qui lasciata alla libera iniziativa delle imprese, e l’introduzione della cogestione e della parziale comproprietà dell’azienda, secondo i più avanzati e stimolanti esempi nazionali e internazionali. La centralità della persona e della famiglia tradizionale, con piena tutela dell’omosessualità e dei diritti dei singoli individui, ma senza alcuna forma di riconoscimento in famiglia delle convivenze tra persone dello stesso sesso e diritto alla diffusione dell’eterosessualità, senza atteggiamenti di ambigua sudditanza culturale. Difesa della vita fin dal concepimento e campagna incentivante per sostenere il desiderio di matrimonio e di figli delle migliaia di coppie giovani che non sviluppano progetti per paura e per impossibilità, aumentando il dramma della denatalità e il crack demografico italiano. Lotta alla droga, senza pietà. La lotta alla criminalità organizzata, alla mafia, alla ndrangheta, alla camorra, senza ammiccamenti e/o promiscuità. Difesa della legalità, divieto di candidatura dei condannati anche in primo grado di giudizio, da stabilire congiuntamente con la magistratura e contestualmente al principio della responsabilità civile dei giudici, della separazione delle carriere, del giusto processo, dell’abolizione della carcerazione preventiva (salvo per reati di sangue e pedofilia) e certezza della pena, anche con ricorso sistemico ai lavori di pubblica utilità. Approfondimento del concetto di identità, della persona, del territorio, della nazione per dare un senso alla diversità che pullula ancora, anche se a fatica, nel mondo globalizzato. Apologia del differenzialismo e dell’integrazione tra razze, culture, religioni, etnie. Riappropriazione del patrimonio identitario italiano, nell’istruzione, nella scienza, nel diritto e sua proiezione e promozione nel mondo, con investimenti sul Made in Italy. Ma senza torcicolli, con un grande colpo in avanti, fatto anche unendo tradizioni politiche e culturali diverse. Ma il discorso è lungo, fin qui perfino parziale, e comunque noioso. Mi spiace di aver esagerato…

  67. Gabriele Adinolfi ha detto:

    Questo però è un programma non è una caratterizzazione. La caratterizzazione sta in primis nel come ci si pone in pubblico e nel come si è recepiti dal pubblico e in secundis nel come si fanno le cose, soprattutto negli obiettivi intermedi e concreti visto che per cambiare le cose dal potere si deve avere il potere. Che, notoriamente, non è quello della semplice amministrazione istituzionale. Soprattutto in Italia dove avete l’esperienza diretta con le proposte di Giorgia bloccate nelle Camere e lasciate morire. Questo programma, a prescindere dalla disquisizione su quanto sia condivisibile o meno, a me pare ancora molto “postfscista”; non tanto ideologicamente quanto come mentalità. Come la destra radicale dice ai suoi “noi faremo questo” e si distingue nelle pie intenzioni che rassicurano le basi e determinano quieto vivere io temo che accada anche a voi.
    Diciamo che, per limite mio o per errore di comunicazione vostro, io non ho recepito nulla da Atreju che non facesse minestra riscaldata e non desse l’impressione di una condanna alla perdurante subalternità. ma non chiedo di meglio che di aver recepito male.
    PS: non ho parlato di chiasso di Berlusconi ma del suo cipiglio. lui lancia sfide; Renzi invece rassicura. Dove vi ponete? E se fate una scelta fatela più veemente o più quieta, a seconda della scelta.

  68. FABER ha detto:

    Tra i primi commenti qualcuno si domandava provocatoriamente quale fosse l’utilità di queste note.
    Se il risultato che ne scaturisce è un dialogo tra chi spesso non ha modo di confrontarsi… è un dibattito che non crea steccati ma apre scenari… è un’occasione per ribadire idee e posizioni, anche per i principali protagonisti dell’Officina… spero di poterne scrivere e pubblicare altri!!!
    Cogito ergo dubito… ma senza tesi preconfezionate!!!

  69. Marco Cimmino ha detto:

    Beh, io ho firmato il manifesto di Veneziani: per affetto, abitudine, amicizia e perche’ le cose che contiene sono le stesse che andiamo ripetendo da sempre. Poi, scopro che gli stessi che accuso da anni di avere demolito una comunita’ politica si sono appropriati di quel documento, sbandierandolo come se parlasse di loro e non fosse, invece, un atto di accusa nei loro confronti. Di fronte a questo trasformismo, io non alzo muri: stendo campi minati e cavalli di Frisia. Piuttosto che una nuova destra fatta dalle stesse vecchie facce, preferisco nessuna destra: non penso che questa gente voglia e possa parlare seriamente di valori, di civilta’, di cultura, ma che cerchi solo di restare in sella. Siccome non ho mai avuto nessun bisogno di loro per campare e ancor meno ne ho adesso, mi concedo il lusso di disprezzarli senza appello. L’unica cosa di cui sono sicuro e’ che per scegliere questo nome ad effetto ci si sono messi in cinquanta, e hanno impiegato settimane.
    La mia penna e il mio cuore vanno altrove.

  70. Mauro Scarpitta ha detto:

    Qualcuno mi spiega come mai in altri Stati europei le formazioni nazionaliste viaggiano con percentuali a due cifre? Forse perchè parlano un linguaggio semplice e diretto, affrontano problemi veri e non si fanno pippe intellettualistiche?

  71. Marco Cimmino ha detto:

    Magari perche’ i loro esponenti sono credibili, onesti, civili, e non una banda di papponi…

  72. Gabriele Adinolfi ha detto:

    Sì Mauro. ma anche per altre due ragioni. La prima è che non hanno il complesso da accettazione che qui è maturato fin dagli sciagurati campi hobbit e di cui non è guarita tanta gente; il secondo è che non sono mai andate al governo mentre in Italia il fenomeno nazional/populista è quello che ha portato più volte al governo un tripartito (FI-AN-Lega) in cui però tal nazionalpopulismo (sia pure in modi peculiari) era davvero sentito da Bossi e da Berlusconi mentre per tutti gli altri si trattava di una spinta elettorale da sfruttare per divenire una destra europea (più o meno da PP). Ragion per cui oggi la stessa spinta si è spostata su Grillo e presto la gireranno verso il soggetto civico dei sindaci. A meno che non faccia saltare ancora una volta tutto sempre e soltanto Berlusconi.

  73. Mauro Scarpitta ha detto:

    Sull’origine del complesso di accettazione dissento; mi pare che fosse già ben presente molto prima, pensiamo alla trasformazione del MSI in MSI DN; sul tripartito concordo abbastanza. Su sindaci e relativo appeal non so… Concordo sul piano B.; ma da ex ufficiale di fanteria vedo molti fantoni ma pochi arditi dietro il generale…

  74. Gabriele Adinolfi ha detto:

    No Mauro: prima c’era un pragmatismo cinico ma che non subiiva alcun complesso. Poi è subentrato il complesso. I campi hobbit sono stati il sessantotto tardivo dei missini, improntato tutto sull’uccisione del padre e sulla plsione femminea ed eunucoide di farsi coccolare da qualcuno. Tutt’altro spirito.

  75. Ferdinando Parisella ha detto:

    Assolutamente ingiusto gettare alle ortiche una esperienza giovanile, 1977 ricordo, che ha consentito a tanti di noi di misurarsi con “la vita”, tutta. Nessun omicidio del padre, caro Gabriele. Giusto, invece, sottolineare il fallimento dei destri tutti nelle stanze del potere, mandati li dall’elettore, non solo dai militanti. Incapacità di essere pronti “guidare” il popolo.
    Per Fabio Rampelli, ma che c’azzecca il La Russa con le tue, in parte convincenti, tesi?
    Per Faber, questo tuo post mi piace, soprattutto perché ha scatenato una discussione davvero produttiva…

  76. Daniele Marin ha detto:

    Interessante il Bignamino di Rampelli sul Fascismo. Pungente ma che non torna utile a una destra di oggi. Proprio perchè 100 anni fa è un bel po’ di tempo. Secondo me bel tentativo, quello di atreju, ma che non mi convince e non va lontano, figlio legittimissimo com’è di una corrente o “componente” che dir si voglia. Con tutti quei personaggi di diversa estrazione e diverso percorso finirà a parolacce, perchè gira che ti rigira amore bello, sono (e siamo) sempre gli stessi. Alla fine sono venuti a noia, anche se magari qualcuno di loro qualche dote ce l’avrebbe anche avuta. E, per piacere, smettiamo di parlare di “rivoluzione”. Si tratta di tutt’altro.

  77. Mauro Scarpitta ha detto:

    Rileggendolo il bignamino contiene una parola inaccettabile: repubblichini. La dovrebbero usare SOLO gli altri.

  78. Fabio Rampelli ha detto:

    Può darsi che fallirà anche questo tentativo, che le 19 edizioni di Atreju non siano servite a nulla o a poco, le decine di camminate sui sentieri, le letture, la formazione, la sfida di entrare nei palazzi senza cambiare le proprie abitudini, continuando a studiare, a fare militanza, rifiutando auto blu anche da ministri. Può darsi che abbiano ragione gli scettici e i detrattori di questa nuova sfida, anche se occorre domandarsi come mai questa roba abbia continuato a produrre, dal FdG passando per An e per il PdL e ora in Fratelli d’Italia, sempre una miracolosa aggregazione, piena di pathos, di riconoscimento del ruolo dei padri e degli eroi, di loro maniacale presenza nelle pieghe della quotidianità, con oltre 30 anni di silenziosi, bellissimi e affollatissimi cortei nel Campo santo per riconciliarsi con la memoria storica dell’Italia e della nostra comunità. Un’aggregazione giovane e meno giovane, di donne e uomini, ma anche di imprenditori e professionisti, a volte più lenta e meno generosa, con tanti progetti metapolitici a fare da sfondo. Il volontariato ambientale in Kosovo, l’ospedale in Nigeria, il desalinatore nel Sahara occidentale, le feste per bambini nei campi profughi di Croazia e Bosnia, i centri ricreativi, i viaggi a El Alamein, a Redipuglia, a Fiume, a Sabaudia, l’architettura tradizionale prodotta a Itri e Albano, gli asili nido… Tutto ovviamente senza rubare un euro, con i ns risparmi. Non è un’esibizione, ma la definizione di un perimetro e il desiderio di far capire a tutti, in primis a coloro che ci accomunano con farabutti, delinquenti e affamatori del popolo, che i ns errori sono tanti, ma non ci siamo mai arresi né tantomeno venduti. Ancora oggi i progetti politici e comunitari prevalgono sulle attività istituzionali e forse questo ci rende ancora più odiosi. Siate indulgenti. Anche per l’uso di un gergo un po’ slang, un po’ “morbilliano”, penso sia importante innanzitutto riconoscersi e rispettarsi, prima di dividere i propri pensieri. Nel lunghissimo commento di prima c’è tanta materia, un po’ di programmi, vero, ma molti valori, molte scelte di campo che non si possono affatto dare per scontate. La concezione del mondo ruota intorno ai valori e penso che quelli cui intendiamo ispirarci trasudino in maniera evidente. Manca forse la realpolitik, quella delle alleanze, soprattutto intorno all’Europa. Non è un caso, perché per noi il dibattito è aperto: siamo più assimilabili con i conservatori inglesi e polacchi, con tutto ciò che comporta con l’idea di Europa cui costoro fanno riferimento, ai nazionalismi spesso molto troppo esibizionisti, pieni di sovrastrutture e di strilloni e poco avvezzi alla profondità, alla sintesi, all’integrazione tra le differenze, siamo più vicini al Ppe del suo astratto, bello, ma scarsamente praticato Statuto o a quello dell’odiosa ed egoista Merkel o ancora a quella del rivoluzionario popolare Victor Orban? Non so ancora esprimere un parere, ma quel che più conta è che non me ne frega granché. Ho passato la mia gioventù, insieme a tanti altri, a scannarmi su sigle e simboli, insieme ad altre mille astrazioni, mentre gli avversari s’impossessavano della società. Mi piacerebbe prevalessero l’approccio alle cose sulle cose stesse, lo stile sulle scelte, l’anima sull’intelletto, la sensibilità sulle formule. Ogni tanto dovremmo fidarci un po’ più di noi stessi, se abbiamo combattuto e costruito tanti episodi incredibili e belli, in un mondo ostile, la densità di ciò che siamo può contare di più rispetto alle decisioni che prendiamo. Perché alcune di queste decisioni ci vedranno distanti, ognuno del resto ha la sua ricetta, ma niente ci allontanerà da quel filo rosso che ci unisce. Qualcuno sarà inorridito, ma temo sia e sarà così., è la nostra croce e, raramente, la nostra delizia… sempre per sempre dalla stessa parte. Ci vuole meno fantasia di quanto si possa immaginare per vederla, l’importante è superare la divisa e andare dritti al cuore, per chi ce l’ha ancora, metterci quella dose di lucidità che serve a costruire una vittoria, orientare lo sguardo sulla luna per quanto il dito la indichi. E rifiutare l’insidia dell’autoreferenzialità. Lo dico a me stesso, e insieme a coloro che hanno partecipato e criticato, almeno a quelli che lo hanno fatto con rispetto. Buona vendemmia

  79. Salvatore Deidda ha detto:

    Bravo Fabio Rampelli

  80. Andrea Assenza ha detto:

    “Sarebbe splendido che alcuni valutassero di portare il libro della propria attività politica in tribunale”. Qual mirabile sintesi!
    E’ il tentativo di imbarcare questi “alcuni” che proprio non convince, e tutte le belle parole del mondo non possono cambiare i fatti. Tony Blair a 50 anni si è ritirato, da non chi ha fallito continua a pretendere nuove opportunità ben oltre quella soglia anagrafica!

  81. Ferdinando Parisella ha detto:

    Al di la’ di tutto ciò che ci divide, ti fa onore quello che scrivi, Fabio Rampelli…

  82. Stefano Stochino ha detto:

    “FdG, passando per AN…”…io rispetto tutto e tutti, ma che ancora si perseveri nell’ errore no! O FdG o AN, certe scelte, se coerenti, non abbisognano di protesi ideologiche. Tutti bravi a dire che il Fro0nte è storia, e tutti ossequiosi a legittimare la scelta di AN. Basta! Fu un’ abiura peggio dell’ 8 settembre. Allora si sparava coi fucili e potevamo anche comprendere il terrore delle sevizie e della morte…18 anni fa si tradì per denaro e auto blu…ma sono sicuro che per giustificare AN si è disposti a sviscerare ogni utile sofisma ed a considerare nostalgico ogni contestatore…tutti a criticare i duri e puri, in luogo del futuro moderato. La verità è che si è tradito per trenta, vili denari. Quindi, ok tutti insieme appassionatamente, ma non parlate di AN, perché la vergogna della nostra storia, è proprio quella…

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