Per non dimenticare Mikis…
Feb 28th, 2014 | By Faber
Oggi a Roma, nel ricordo di Mikis Mantakas, un appuntamento, senza sigle, senza simboli, senza appartenenze…
Oggi a Roma, nel ricordo di Mikis Mantakas, un appuntamento, senza sigle, senza simboli, senza appartenenze…
I soliti germi di ben noti ambienti culturali che oscillano tra il negazionismo, sempre meno praticabile, ed il giustificazionismo spinto.
Se non si fosse lottato per la VERITA’, loro li ricorderebbero così…
Ciao Simone, benvenuto tra chi osa mettere in dubbio la ‘loro’ storia preconfezionata!!!
Dal 2004, con l’istituzione della Giornata del Ricordo l’Italia ha finalmente avviato il processo riparatore nei confronti dei connazionali che, tra il 1943 e il ‘47, hanno vissuto la tragedia delle foibe prima e dell’Esodo poi.
Dedicato a chi parla di strumentalizzazione. Senza una forte ‘pressione’, oggi le foibe sarebbero ancora una fantasia fascista…
Per tutte le Istituzioni che fanno finta di non sapere…
Un contributo alla verità sulle Foibe arriva anche da un ambiente inaspettato, come quello dello spettacolo…
«…la scintilla che trasformò una simpatia in militanza fu certamente la strage di Acca Larentia nel gennaio 1978. Ancora riecheggiano nelle mie orecchie le parole di mia madre, che, già agitata per la mia attenzione verso la politica, durante il telegiornale che raccontava dell’assassinio di Franco, Francesco e Stefano lanciava il suo monito: “È meglio tenersi lontano da queste cose”. Invece, il sacrificio di quei tre giovani fortificò in me il desiderio di essere partecipe alla vita politica della mia Nazione ed il miglior modo per rendere onore al loro sacrificio mi parve quello di raccogliere la loro fiaccola, schierandosi in prima persona a difesa delle loro Idee. Quelle per le quali erano stati uccisi.»
Questa mattina, mamma Anita se ne è andata e ha raggiunto il suo Sergio. Alla vigilia di Natale, la tragedia della famiglia Ramelli si è conclusa nel silenzio di una piccola casa di Città Studi — un quartiere della vecchia periferia milanese — quella stessa casa in cui Sergio è cresciuto, quella casa che Anita non ha mai voluto lasciare. Anita non voleva dimenticare. Per 38 lunghissimi anni, ogni mattina Anita ha aperto le finestre, si è fatta coraggio e ha fissato il marciapiede sottostante. Quel pezzo d’asfalto dove, un maledetto giorno di marzo del 1975, una banda di Avanguardia Operaia massacrò il suo ragazzo. A colpi di chiave inglese, l’HZ 36.