Posts Tagged ‘ Enzo Raisi ’

Il 4-4-2 di mister Fini

Giu 22nd, 2014 | By

Gianfranco Fini ha l’ambizione di fare l’allenatore, sostituendo la panchina dei giardinetti, che gli spetterebbe di diritto dopo i fallimenti inanellati, con quella di una squadra che vorrebbe schierare nuovamente a destra, visto il fallimentare modulo centrista che gli é costato la retrocessione.



Non svegliare il ‘gabbian’ che dorme…

Giu 6th, 2014 | By

Tutto è cominciato quando Enzo Raisi, ex deputato finiano, ha lanciato un missile terra-aria postelettorale contro i cosiddetti ‘gabbiani’ romani: «Fratelli d’Italia è La Russa più la sezione missina di Colle oppio di Roma. Non c’è dietro nessun progetto politico serio. E’ un partito molto romano con un pezzo di Lombardia, rappresentata da La Russa, il cui unico obiettivo è conservare la posizione in Parlamento» (“Il Tempo”, 2 giugno). Rinforzando il concetto in un post su facebook: «Nasce in quattro e quattr’otto, quando a pochi mesi dalle ultime elezioni alcuni ex An, accortisi che Berlusconi voleva scaricare tutta la ex An, si inventano FdI per salvare qualche poltrona. Ignazio salva la sua e quella di Corsaro, a te (si rivolge all’ex deputata milanese Paola Frassinetti, nda) ti mandano a morire in Veneto, si salvano i tre di Colle oppio, addirittura la Meloni come capolista ruba il posto al povero nostro collega di Pavia, Carlo Nola, che aveva vinto in Lombardia 3 per far subentrare il terzo di Colle Oppio alla faccia del territorio (che c’entra la Meloni con la Lombardia qualcuno me lo spiegherà un giorno, visto che ha scelto il seggio in Lombardia dove potevi esserci tu e non essere catapultata in Veneto) e per far vedere che non sono una An piccina piccina si imbarcano anche il povero Crosetto che ovviamente rimane a casa… imbarcando anche Alemanno, che prima aveva bussato a tutte le porte trovando solo dei no. Ora Alemanno sperava con il simbolino di essere eletto alle europee ma visto che Dio esiste è rimasto con un pugno di mosche in mano. Il progetto è tutto qui» (7 giugno).



Fronte della Gioventù, una storia a lungo attesa (Marco Valle)

Gen 27th, 2014 | By

Un libro può diventare una trappola. Un mare procelloso e fascinoso. Se indugi un attimo in più del dovuto sulla battigia, vedi spiaggiarsi sulla scogliera della memoria manciate di ossi di seppia, ondate di “triste meraviglia, cocci aguzzi di bottiglie”. Resti di un naufragio. Un libro può assomigliare ad un oceano profondo e impietoso. Le onde riportano, a volta, spezzoni di vita vissuta che — come Guccini insegna — ti avvolgono come miele: la nostalgia è un sentimento ambiguo e pericoloso. Da evitare. Non sempre, però, riesci a sottrarti alla malia delle maree, al loro richiamo e, allora, ti attardi sul litorale dei ricordi, dove ritrovi resti di bandiere stracciate, polene marcite, vele strappate, pennoni spezzati. Malinconia mista a tenerezza e un po’ d’incazzatura. Un libro — centinaia di fogli, migliaia di righe, decine di capitoli — talvolta non ti risparmia nulla. Soprattutto se chi scrive ti ricorda l’affondamento del grande battello tricolore, un vascello un po’ vecchio e scassato, ma abbastanza dignitoso. All’improvviso dal gorgo riaffiorano carte, date, nomi. Volti. In lontananza scorgi nocchieri, nostromi, capitani, ammiragli che abbandonano il povero relitto incagliato sulla scogliera. I mozzi, no. Loro sono affogati mentre i marinai annaspano tra le onde, ma non importa. È il destino della “bassa forza”, quelli che faticano e sgobbano. Le scialuppe — poche, come quelle del Titanic — sono piene di gallonati comandanti, incapaci e impomatati come uno Schettino qualsiasi. Un tempo, affollavano la plancia e applaudivano il grand’ammiraglio — l’infallibile che ha fallito —; oggi tutti, compreso il navarca supremo, asciugano i loro panni sulla spiaggia e fissano l’orizzonte con occhi liquidi. Disorientati. E disoccupati.