Archive for Giugno 2008

E siamo alle solite… (Massimo Fini)

Giu 30th, 2008 | By

E siamo alle solite. Il governo si è insediato da nemmeno due mesi che già Berlusconi propone e impone la consueta legge ‘ad personam’, fatta su misura per salvarlo da quelli che vengono pudicamente chiamati i suoi «guai giudiziari». È un dejavù. Ma questa volta la legge è talmente scombicchierata, sconclusionata, assurda, irragionevole, irrazionale, spudorata e, soprattutto, devastante per l’intero ordinamento giudiziario e per il convivere civile che si stenta a credere che due senatori abbiano osato proporla, un governo e un ministro della Giustizia l’abbiano fatta propria, una maggioranza l’abbia sostenuta e un Parlamento l’abbia approvata. Perché è una legge che non si è mai vista né nel Primo né nel Terzo Mondo e nemmeno all’altro mondo. Perché non sta né in cielo né in terra.



Amate e onorate il pane…

Giu 28th, 2008 | By

Nel nostro Paese il pane ha un elevato valore simbolico e il suo nome evoca famiglia, tradizione, lavoro, religione. L’arte del panificare è uno dei tanti vanti nazionali. Regione che vai, pane che trovi: più di 250 tipi diversi, ognuno con una storia, prodotti da oltre 25.000 panificatori artigiani che lo producono, supportati da 5.000 panetterie che lo vendono: un settore con almeno 90.000 addetti.



Un Tribunale per i ‘liberatori’

Giu 22nd, 2008 | By

L’Onu ci riprova. Lo scorso 20 giugno ha approvato una delle tante risoluzioni che hanno buone possibilità di restare lettera morta. Questa volta nel mirino delle Nazioni Unite è un’orribile pratica assai diffusa nelle zone di guerra: la violenza sessuale a danno dei civili. Lo stupro viene definito una tattica di guerra «per umiliare, dominare, instillare paura, cacciare e/o obbligare a cambiare casa i membri di una comunità o di un gruppo etnico». Perciò, viene chiesto «a tutte le parti coinvolte nei conflitti armati la cessazione completa e immediata della violenza sessuale contro i civili, con effetto immediato». Il testo, in pratica, minaccia di portare i colpevoli di fronte alla Corte penale internazionale de L’Aja, chiedendo al segretario generale dell’Onu di preparare un rapporto per individuare «i conflitti armati dove la violenza sessuale è stata usata ampiamente o sistematicamente contro i civili».



Giambattista Vico docet…

Giu 18th, 2008 | By

«…di questa drammatica distanza dalla sensibilità popolare, di questo deficit di radici sociali, Veltroni è parso del tutto ignaro… con l’immagine salottiera e poco ruspante che la sinistra post-berlingueriana, con la sua mancanza di radicamento nel territorio, con la sua distanza culturale dalle regioni del Nord, presentarsi alle elezioni con un candidato premier che è la quintessenza del bel mondo di Roma, delle sue terrazze e dei suoi salotti, era già un azzardo notevole…» (“Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori” – Luca Ricolfi – Longanesi)



Rabbia sull’Irlanda (Maurizio Blondet)

Giu 13th, 2008 | By

Fatto di significato umoristico: da diverse ore a Parigi, sull’edificio di Saint-Cloud che è la sede del Front National, sventola il tricolore. Quello dell’Irlanda. «Stasera siamo tutti irlandesi!», si legge nel proclama emanato da Jean-Marie Le Pen.



I ‘gendarmi’ senza macchia e senza paura

Giu 6th, 2008 | By

Achtung! E’ arrivato in libreria un volume «da maneggiare con cura perché rischia di intossicare il lettore» (1). L’avviso ai bibliofili, riferito alla nuova produzione di Giampaolo Pansa, è di Miguel Gotor, docente di Storia moderna all’Università di Torino. E’ il settimo libro della saga sulla guerra civile che ha insanguinato l’Italia negli anni 1943/45 ed oltre, scritto questa volta con la veste di romanzo. Volumi che finora hanno venduto centinaia e centinaia di migliaia di copie ed anche “I tre inverni della paura”, dopo appena due settimane, è già in vetta alle classifiche. Un successo costante poco gradito a quelli che Pansa ha definito i ‘gendarmi della memoria’, impegnati nella missione di salvaguardare i dogmi della vulgata antifascista e resistenziale, che vuole i buoni da una parte ed i cattivi rigorosamente dall’altra. Si tratta di sentinelle dell’ortodossia, tanto spregiudicate da azzardare, come lo storico torinese Angelo D’Orsi, che «siamo in pieno ‘rovescismo’… fase suprema del revisionismo stesso».