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ll paradosso della destra a disagio con le proprie radici (Gianfranco De Turris)

Mag 18th, 2024 | By

La vittoria alle elezioni politiche del 2022 di Fratelli d’Italia (primo partito) e del centrodestra nel complesso ha condotto alla formazione di un governo guidato da Giorgia Meloni che ha tutte le prospettive di giungere alla fine della legislatura. Questa chiara e democratica vittoria ha portato però ad un risultato paradossale, quello che personalmente considero una contraddizione: l’invito, se non  l’ordine interno e non certo pubblico a cancellare le tracce. Che significa? E’ da intendersi che tutti gli eletti o coloro che hanno raggiunto posti di responsabilità pubblica devono far dimenticare il loro passato politico “militante”, quel che erano in precedenza per evitare ricatti, inchieste giornalistiche, polemiche da parte degli avversari in Parlamento e fuori sui media tradizionali e in specie sui social media, nella quasi totalità ostili alle scelte degli italiani.



I vecchi resistenti guardavano al futuro, i nuovi antifa fanno prediche e business (Spartaco Pupo)

Apr 25th, 2024 | By

Da celebrazione della democrazia e della libertà, il 25 aprile è ridotto a giornata dell’odio contro Giorgia Meloni e il fascismo immaginario. I progressisti di una volta sono oggi rappresentati dai peggiori reazionari. I resistenti veri guardavano al futuro dell’Italia e per questo scrissero un testo costituzionale in cui, oltre a vietare la ricostituzione del partito fascista, prevedevano che i politici con un passato fascista potessero ritornare a ricoprire cariche pubbliche dopo 5 anni di “purgatorio”. I novelli resistenti, invece, investono solo sul passato, che più remoto non si può. E così dai Buozzi, i Calamandrei, i Dossetti e gli Anselmi  siamo passati agli Scurati, i Montanari, i Raimo e i Salis, dai partigiani che rischiavano la vita per la libertà agli attuali fabbricanti professionali di odio. E la resistenza da valore politico retrocede a valore commerciale.



L’antifascismo è la copertina di Linus della sinistra. Scalda di più quando la destra governa (Aldo Di Lello)

Apr 25th, 2024 | By

Scurati e non solo. Ogni occasione è buona per trasformare il 25 aprile in una grande kermesse piazzaiola e mediatica contro la destra. Quest’anno è il caso dello scrittore “censurato” da una Rai in deriva “fascistoide”, secondo quanto lo stesso aedo dell’antifascismo va proclamando in giro in questi giorni. Alla sua vicenda si aggiunge anche, in questo periodo, l’”allarme” degli spiriti progressisti per la “repressione poliziesca” dei poveri studenti filopalestinesi (alcuni dei quali ultracinquantenni e ben noti alla Questura di Roma per atti di teppismo politico) alla Sapienza di Roma.



La tesi di Gotor sugli anni di piombo è sbagliata: la violenza di sinistra contro il Msi comincia nel 1972 (Federico Gennaccari)

Apr 24th, 2024 | By

Sarebbe ora di affrontare seriamente la storia degli anni Settanta poiché puntualmente troviamo qualcuno che letteralmente dà i numeri sugli anni di piombo. L’ultimo a farlo è lo storico Miguel Gotor che su “Repubblica” scrive: “Negli anni Settanta, la violenza armata dei giovani neofascisti è stata feroce: oggi sappiamo che, tra il 1969 e il 1975, la stragrande maggioranza delle azioni violente ebbe origine nel variegato mondo neofascista: tra il 1969 e il 1973 addirittura il 95 per cento degli attentati (1011 contro 50) che scesero al 61 per cento nel 1975. La violenza di sinistra, invece, subì una brusca impennata tra il 1976 e il 1977 e solo allora divenne prevalente rispetto a quella nera”.



Giorgia flambé (Marcello Veneziani)

Ago 22nd, 2022 | By

Dopo la gogna dell’abiura – rinnega il fascismo, sputaci sopra – comincia ora per Giorgia Meloni la gogna della conversione…



Corso intensivo sul politicamente corretto (Marcello Veneziani)

Feb 16th, 2020 | By

Ma cos’è esattamente il politically correct? Lo citiamo ogni giorno senza magari coglierne tutto il significato…



Sergio Ramelli può unire un’Italia che troppi vogliono divisa? (Guido Giraudo)

Feb 16th, 2020 | By

Mentre infuria il neo-antifascismo e si perseguita proprio chi commemora Sergio, un articolo di Walter Veltroni riapre uno spiraglio alla pacificazione…



Antonio Pigliaru subì il primo processo antifascista dell’Italia ‘liberata’ (Angelo Abis)

Mag 16th, 2019 | By



Perché non celebro il 25 aprile (Marcello Veneziani )

Apr 24th, 2019 | By

Non celebro il 25 aprile per sette motivi. Uno, perché non è una festa inclusiva e nazionale, ma è sempre stata la festa delle bandiere rosse e del fossato d’odio tra due italie. Due, perché è una festa contro gli italiani del giorno prima, ovvero non considera che gli italiani fino allora erano stati in larga parte fascisti o comunque non antifascisti e dunque istiga alla doppiezza e all’ipocrisia. Tre, perché non rende onore al nemico ma nega dignità e memoria a tutti coloro che hanno dato la vita per la patria, solo per la patria, pur sapendo che si trattava di una guerra perduta. Quattro, perché l’antifascismo finisce quando finisce l’antagonista da cui prende il nome: il fascismo è morto e sepolto e non può sopravvivergli il suo antidoto, nato con l’esclusiva missione di abbatterlo. Cinque, perché quando una festa aumenta l’enfasi col passare degli anni anziché attenuarsi, come è legge naturale del tempo, allora regge sull’ipocrisia faziosa e viene usata per altri scopi; ieri per colpire Berlusconi, oggi Salvini. Sei, perché è solo celebrativa, a differenza delle altre ricorrenze nazionali, si pensi al 4 novembre in cui si ricordano infamie e orrori della Grande Guerra; invece nel 25 aprile è vietato ricordare le pagine sporche o sanguinarie che l’hanno accompagnata e distinguere tra chi combatteva per la libertà e chi voleva instaurare un’altra dittatura. Sette, perché celebrando sempre e solo il 25 aprile, unica festa civile in Italia, si riduce la storia millenaria di una patria, di una nazione, ai suoi ultimi tempi feroci e divisi. Troppo poco per l’Italia e per la sua antica civiltà.



Il faut savoir quitter la table, Gianfranco (Marco Valle)

Giu 19th, 2014 | By

«Il faut savoir, coute que coute/ Garder toute sa dignité/ Et malgré ce qu’il nous en coute/ S’en aller sans se retouner». Così cantava nei Sessanta Charles Aznavour. Un piccolo capolavoro musicale ma anche un inno alla dignità nella sconfitta.