Archive for Luglio 2008

Destra al governo? (Alessandro Giuli)

Lug 31st, 2008 | By

Toccati i primi (quasi) cento giorni del Cav. IV, per pigrizia o per strabismo l’opposizione insiste nel colpevolizzare “le destre” di governo come se in Italia ce ne fossero in abbondanza. Invece sarebbe un prodigio averne una sola. Perché in Italia una destra al governo non c’è, non esiste, non rileva. E’ sopraggiunta questa legislatura socialnazionale a certificare il rigor mortis di un’astrazione comoda per gli appassionati di toponomastica, ma del tutto disincarnata. E’ così da Silvio Berlusconi in giù, nell’esecutivo come nei partiti che lo tengono in vita, nella rappresentazione pubblica come nell’amministrazione locale. Il Cav. non ha nulla dell’uomo di destra, è un geniale imprenditore craxiano che si è formato al Drive In; a suo modo un artista pop avvolto d’urgenza, quindici anni fa, nel drappo cucito dalle riserve della Seconda repubblica. Quanto di più distante dai princìpi di legge e ordine, di colpa e punizione o redenzione religiosa. Berlusconi è il premier che non voleva e non vuole, per esempio, il reato d’immigrazione clandestina. Lo ha spiegato con sincerità angosciata e rivelativa ai suoi subalterni: ma come, un immigrato rischia la vita per arrivare da noi e trovare la libertà, la possibilità di lavoro, il sogno di una ricchezza, e noi lo buttiamo per cinque anni in galera? Il Cav. è questo, non un bramino, non un guerriero ma un esemplare della terza casta. Quella dei produttori di beni. Nulla a che vedere con la destra. E il suo Consiglio dei ministri non fa che riflettere questa assenza. Giulio Tremonti è finalmente tornato l’editorialista del Manifesto con ambizioni da leader della sinistra nazionale. La corona dei democristiani come Claudio Scajola alla parola destra mette la mano ai libri di storia antifascista. Paolo Bonaiuti, Maurizio Sacconi, Renato Brunetta e Franco Frattini sono epifenomeni del socialismo. Sandro Bondi è un amabile prodotto del totalitarismo cattocomunista. Le giovani e i giovani ministri come Mariastella Gelmini e Angelino Alfano sono eredi della borghesia moderata di provincia. Elio Vito un radicale. Pure qui niente destra.



La cultura come risorsa (Ernesto Galli della Loggia)

Lug 25th, 2008 | By

Servono a qualcosa, al governo Berlusconi, i ministeri dell’Istruzione e della Cultura? La domanda non è paradossale. Vuol significare semplicemente questo: retorica a parte, la destra italiana pensa di avere in quei ministeri, in quegli ambiti, un particolare, specifico, interesse politico o no? Pensa cioè che al suo programma e alla sua identità l’Istruzione e la Cultura possano contribuire in qualche modo o no? Ancora: ritiene la destra italiana che Istruzione e Cultura abbiano un qualche rilievo strategico nel futuro del Paese oppure no? È difficile dare una risposta. So però perché ha senso porsi queste domande. Il motivo è che l’Italia di oggi appare un Paese inerte. Il fatto che da quindici anni, come scriveva domenica Francesco Giavazzi, non cresca il reddito reale medio è in certo senso solo la conseguenza ultima di qualcosa di più profondo. L’inerzia italiana non è nella sostanza economica. È piuttosto il venir meno di un’energia interiore, il perdersi del senso e delle ragioni del nostro stare insieme come Paese, delle speranze che dovrebbero tenere legato il primo alle seconde. È un lento ripiegare su noi stessi, un’incertezza che ci ha fatto deporre progressivamente ogni ambizione, ogni progetto. È l’invecchiamento di una popolazione che da anni non cresce; la consapevolezza deprimente che da anni siamo fermi, non facciamo, non creiamo, non costruiamo nulla d’importante, così come non risolviamo nessuno dei problemi che ci affliggono. È la sensazione che il Paese non ha più né un baricentro né una meta. Ed è la sensazione che nel frattempo le differenze sociali, culturali e quindi geografiche tra le varie parti della penisola si stanno approfondendo; che tutti i legami vanno allentandosi: tra le persone come all’ interno delle famiglie e con le istituzioni. È la percezione impalpabile che ci stiamo allontanando pian piano dal centro della corrente: come se la storia contrastata ma viva, fertile e felice, della Prima Repubblica fosse giunta al capolinea, e non riuscisse a cominciarne nessun’altra. A un Paese così è necessaria una scossa. L’ Italia ha oggi bisogno di riprendere il filo della sua vicenda in quanto nazione, di riscoprire il senso e le molte vocazioni della sua identità, di riacquistare in questo modo fiducia in se stessa. In teoria non si potrebbe immaginare un compito più alto e più tipicamente proprio della politica. Peccato però che la destra non sembri avere alcuna consapevolezza di tutto ciò. Il «rialzati Italia» della sua campagna elettorale, infatti, non è mai uscito da una dimensione per così dire economicistica, nella sostanza non è mai stato altro che un’arma polemica contro la linea Visco-Padoa-Schioppa. Finora, insomma, e fatta salva l’adesione più o meno formale ad alcuni punti della morale cattolica e ad un generico patriottismo, la destra di governo ha mostrato una singolare timidezza/indifferenza a muoversi sul terreno delle questioni ideali, dei valori individuali e collettivi, delle prospettive storico-identitarie. Finora essa non ha mai voluto parlare al Paese parlando del Paese. Ma stare al governo può far capire molte cose. Può far capire per esempio che proprio il momento straordinario che stiamo vivendo e le necessità che esso pone sono fatti apposta per attribuire all’ Istruzione e alla Cultura (che poi vuol dire inevitabilmente ai due rispettivi ministeri) un grande compito politico: non certo quello di stabilire nuove, impossibili egemonie alternative alla sinistra, bensì quello appunto di rianimare il Paese tutto, di aiutarlo a riannodare il filo della sua storia, e dunque a ritrovare senso e identità, alla fine fiducia in se stesso. Istruzione e Cultura, infatti, hanno a che fare nella loro essenza con il Sapere, il Passato e la Bellezza, cioè con il cuore dell’identità italiana. Sapere, Passato e Bellezza rappresentano le tre grandi prospettive che da sempre caratterizzano e per più versi racchiudono l’ intera nostra vicenda, le tre prospettive che da secoli sono valse a mantenere questa piccola penisola mediterranea al centro dell’ attenzione del mondo, portando il nome italiano oltre ogni confine. Sappiamo bene l’uso insopportabilmente retorico che tante volte di quelle tre parole si è fatto, ma ciò non toglie che è proprio da esse che possiamo, e in certo senso dobbiamo, ripartire. L’Italia esiste, infatti, ha una compattezza identitaria e civile che adeguatamente sollecitata è capace di diventare lavoro, impegno, industriosità, fantasia di costruzioni istituzionali e sociali, solo in forza del legame che riesce a mantenere con quel cuore della sua storia. Ciò che la tiene insieme e la sua anima sono lì: nel Sapere, nel Passato, nella Bellezza. Il conoscere, il portare a sé il mondo e ripensarlo dentro di sé, che ha rappresentato lo strumento costante della multiforme crescita delle nostre collettività; e poi il rapporto con l’Antichità, con le origini classiche e cristiane, che continua ad essere per noi non solo fonte di un prestigio planetario ma anche motivo non estinguibile di autoriconoscimento, di una pietas del Ricordare e del Custodire in cui si riassume un tratto universale di civiltà; e infine la singolare vocazione italiana all’invenzione e all’armonia delle forme che, a partire dal paesaggio e dai mille modi della quotidianità, si è riversata poi in una vicenda artistica immensa: quanto ci piacerebbe che i nostri ministri dell’Istruzione e della Cultura ricordassero al Paese queste cose! Quanto ci piacerebbe che se ne ricordassero essi per primi quando si tratta di organizzare la scuola, l’università, i musei, la tutela del nostro patrimonio culturale, superando i mille inciampi burocratici di ogni giorno! Quanto ci piacerebbe, soprattutto, che essi riuscissero a parlare al Paese per l’appunto mettendo il Sapere, il Passato e la Bellezza al centro di un alto discorso politico rivolto al futuro della collettività nazionale! Forse essi non sospettano neppure l’ascolto che potrebbero ottenere. Forse la politica, questa triste generazione politica a cui è toccato in sorte di governare l’Italia disanimata attuale, neppure immagina le energie che essa potrebbe suscitare solo che sapesse trovare le parole, le immagini e le idee giuste! Una cosa è certa: chi in un modo o nell’altro vive negli ambiti istituzionalmente affidati all’Istruzione e alla Cultura non ne può più di doversi regolarmente presentare con il cappello in mano al ministro del Tesoro di turno, di essere sempre costretto a disquisire di «tagli», di organici, di soldi. Vorremmo una buona volta poter parlare, e sentir parlare, d’altro. Del nostro Paese, per l’appunto: del suo e del nostro avvenire.



Cloaca da orgasmo…

Lug 25th, 2008 | By

«Un autorevole personaggio politico mi ha definito rincoglionito e ha definito il Csm una cloaca. Sono dichiarazioni frutto di un orgasmo da esternazioni. Si tratta di carenze di confidenza con la lingua italiana e di una mancata conoscenza del significato delle parole.» (1)



In difesa della classe dirigente

Lug 25th, 2008 | By

E’ tempo di riforma elettorale per le prossime elezioni europee. Dinanzi alla ‘bozza Bocchino’ (dal nome del suo primo firmatario) che prevede la composizione di liste bloccate – composte quindi da ‘nominati’ e non da semplici candidati – non si è fatto attendere il parere illustre del ministro della Difesa Ignazio La Russa, nonché reggente-liquidatore di Alleanza Nazionale, che ha sottolineato l’esigenza di «offrire ai partiti la possibilità di difendere la propria classe dirigente, e a volte con le preferenze si mandano a rappresentare i partiti persone non sempre adeguate». (1)



Il Pdl è servito

Lug 22nd, 2008 | By

Dopo le prove generali – perfettamente riuscite – del 13 e 14 aprile, il Cavaliere ha tastato il terreno – perfettamente fertile – portando all’attenzione del Parlamento un po’ di ‘cosucce’ con un leggero profumo ‘ad personam’, senza incontrare alcuna resistenza interna. Ora, tutto è pronto per la completa fidealizzazione. Un progetto da tempo nella sua mente e la performance del predellino non era che una puntata della ‘fiction’.



Fare politica è veramente difficile…

Lug 17th, 2008 | By

Un periodaccio che dura da troppi anni per la politica italiana e che non accenna ad attenuarsi. Il processo alla ‘casta’ è in atto da tempo, anche se non si intravede – in linea coi tribunali nostrani – la data della sentenza popolare, coi giudici spesso silenziosi e compiacenti complici degli imputati. Messo da parte provvisoriamente il capitolo dei privilegi – troppi, ingiustificati e/o esagerati – continuano a piovere altri piccoli e grandi macigni che minano ulteriormente la credibilità della classe al potere.



Amore a prima vista con dote

Lug 16th, 2008 | By

«Umanamente è un grande… lui come me, non viene dalla politica. Ha il dono di parlare alla gente, semplificare le cose, trovare il rapporto diretto con il popolo. Ci siamo incontrati per la prima volta nel ’94 e ci siamo piaciuti subito.» (1)



Merita il Nobel ma dell’ipocrisia (Vittorio Sgarbi)

Lug 14th, 2008 | By

Mi chiedo per quale strana ragione quando io dovetti ascoltare il duo Grillo-Travaglio coadiuvati dall’ufficiale di collegamento Santoro insultare indifferentemente il professore e senatore Umberto Veronesi chiamato «affarista» e «Cancronesi», il presidente della Repubblica, giudicato inerme e addormentato, e quello del Consiglio chiamato psiconano e ridicolizzato per il suo aspetto fisico, e ancora ministri e parlamentari giudicati mafiosi davanti a una platea di quattro milioni di telespettatori ad Anno zero, il 1° maggio, nessuna anima bella si scandalizzò, non di me che avevo tentato disperatamente di frenarli (come sempre per i sacerdoti del politicamente corretto, sopra le righe), ma di loro che avevano fatto le prove generali della manifestazione dell’8 luglio che oggi vedo quasi da tutti esecrata.



Il valore della famiglia unita

Lug 13th, 2008 | By

Cara Ministro, tengo famiglia. E la voglio unita a qualsiasi costo, anche a rischio di sacrificare l’unità di governo e di partito. Questa la ratio del messaggio recapitato, attraverso la stampa, da Paolo Guzzanti a Mara Carfagna, che l’aveva citato (forse in maniera ridondante: «la figlia del parlamentare di Forza Italia») nell’ambito della querelle con Sabina Guzzanti, appunto discendente diretta del senatore Pdl.



A.A.A. Cercasi dissidente

Lug 8th, 2008 | By

Al rientro da Parigi, reduce dal summit del Partito Popolare Europeo, Maurizio Gasparri ha dettato il calendario del nuovo soggetto politico, indicando «…la necessità di tenere a gennaio il congresso di nascita, posto che il 29 e 30 aprile si terrà in Polonia il congresso del PPE per lanciare il programma per le elezioni europee della prossima estate.» (Secolo d’Italia, 4 luglio 2008)