Seppure non condivisibile il metodo dello scaricabarile della politica sulle spalle degli sportivi, l’appello di Maurizio Gasparri (capogruppo Pdl al Senato) e di Giorgia Meloni (ministro della Gioventù) – rivolto agli atleti azzurri per compiere un gesto simbolico durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi in Cina – ha avuto il merito di far scoprire le carte a tanti loro colleghi di partito e di Governo. Imprevista nella sua tempestività – e gratuita visto che era rivolta a due esponenti pidiellini di matrice aennina – la bacchettata di Gianfranco Fini, che ormai dall’alto scranno di Montecitorio si diletta a dispensare lezioni di vita e di politica a tutti: «Non credo che i nostri atleti abbiano bisogno di inviti particolari, perchè sanno perfettamente qual e’ il dovere morale cui adempiono nel momento in cui gareggiano… Certamente appoggio, al pari di tutto il mondo civile, la richiesta alla Cina di una politica che sia garante dei diritti umani in modo maggiore rispetto a quello che e’ accaduto fino ad oggi…» (1).
E’ probabile che l’aria fresca che si respira nei siti più alti della Repubblica crei dei forti vuoti di memoria, però maggiore rammarico desta il fatto che neanche Gasparri e Meloni si siano ricordati di alcuni passaggi di un prezioso documento. Avrebbero così potuto valutare meglio il perchè del freno tirato dall’ex presidente di An e potuto rivolgergli qualche “invito particolare” ad osare di più. Il riferimento è alla lettera che – il 6 novembre 2005 – Gianfranco Fini, allora ministro degli Esteri in carica, scrisse al collega cinese Li Zhaoxing in occasione del 35° anniversario dell’avvio delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.
Questo il testo integrale di una lettera che, non restando nei tratti tipicamente formali delle relazioni internazionali, pare concedere più del dovuto: “Caro collega, in occasione della ricorrenza del 35° anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche bilaterali, mi e’ gradito rivolgerle un particolare saluto a nome del governo italiano. In questi trentacinque anni i nostri due paesi, accomunati dall’obiettivo condiviso del potenziamento del sistema multilaterale e della promozione della pace, hanno stabilito salde ed amichevoli relazioni sempre basate sulla comprensione ed il rispetto reciproci. L’Italia apprezza il ruolo crescente che il suo paese svolge sulla scena internazionale e guarda con fiducia all’ulteriore rafforzamento dei già eccellenti rapporti cino-italiani sulla base del desiderio di reciproca conoscenza e dello spirito di mutuo beneficio che da secoli alimentano i contatti tra i nostri due popoli. Auspico che si possano rafforzare le proficue sinergie che i nostri due paesi sono già riusciti a stabilire nelle organizzazioni internazionali, in primo luogo nell’ambito delle Nazioni Unite. Aggiungo a ciò l’impegno dell’Italia per il successo del dialogo, sempre più articolato e approfondito, tra la Cina e l’Unione Europea, in vista della realizzazione di un costruttivo partenariato strategico. In tempi di crescente integrazione tra gli stati, l’Italia intende promuovere sempre più i rapporti commerciali, culturali e tecnologici tra i nostri due paesi, certa che la prosperità di entrambi i popoli possa beneficiare considerevolmente dell’ulteriore intensificazione delle occasioni di scambio. La decisione, presa in occasione della visita di stato del dicembre 2004 da parte del presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, di fare del 2006 “l’anno dell’Italia in Cina”, testimonia della volontà di imprimere in tutti i settori crescente vitalità e dinamismo alle nostre relazioni. Con l’auspicio di poterla presto rivedere desidero rinnovarle i miei sinceri auguri di personale benessere.” (2)

Faber

(Vignetta di Vauro)

1) Agenzia Asca, 5 agosto 2008
2) dal sito dell’Ambasciata Cinese in Italia

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