Il risultato dello spietato marketing che ha caratterizzato la composizione delle liste elettorali – sto parlando proprio di quelle dei ‘nominati’ – ha ricevuto valanghe di critiche. Sì è appena aggiunta anche la Conferenza episcopale italiana: “Bisogna ridare al cittadino la possibilità di scegliere i suoi rappresentanti – ha detto perentorio monsignor Giuseppe Betori – la sua valutazione deve riguardare sia il programma che viene proposto che le persone presenti nella lista.” Ma il segretario generale della Cei non ha valutato il bel vantaggio determinato da questa legge elettorale. Considerando che tutti l’hanno sfruttata al massimo delle sue deteriori potenzialità, ci consente di assegnare alcuni premi oscar. Infatti, tutti i ‘nominati’, ben consapevoli di non essere sottoposti allo spietato giudizio popolare, parlano e straparlano con una sincerità, a dir poco spettacolare ed invidiabile.
Ecco una prima pattuglia di premiati. L’Oscar della retromarcia spetta a Massimo Calearo, imprenditore capolista del PD in Veneto, che dopo aver ringraziato “San Clemente Mastella” per aver “fatto bene al paese fermando il governo” (Ballarò/Rai – 4 marzo), si è accorto che era proprio quello diretto dal presidente del PD Romano Prodi. Perciò, abilmente in poche ore è riuscito a precisare che “l’iniziativa del governo Prodi, per molti versi positiva, era minata da una maggioranza divisa, dalle continue polemiche” quindi “credo che la crisi aperta da Mastella fosse inevitabile e abbia portato a conclusione un’esperienza che appariva agli occhi degli italiani già minata.” (La Repubblica – 6 marzo)
Conquista trionfalmente l’Oscar dell’ammanigliata la 27enne Marianna Madia, capolista del PD nel Lazio: orfana di un giornalista Rai (precario, sottolinea lei) ex consigliere comunale veltroniano, ‘ma anche’ nipote dell’avvocato della famiglia Mastella, ‘ma anche’ collaboratrice del Centro ricerche di Enrico Letta, ‘ma anche’ collaboratrice in Rai di Gianni Minoli, ‘ma anche’ nipotina di Normanno Messina, giornalista amico di Francesco Cossiga, ‘ma anche’ ex fidanzata del figlio del presidente Giorgio Napolitano. La vincitrice rischia però la revoca del riconoscimento perché si è autodenunciata – “sono straordinariamente inesperta di politica” (Ballarò/Rai – 26 febbraio) -minacciando a chiare lettere di portare “ la mia magnifica inesperienza nel PD.” (Panorama – 22 febbraio)
Senza rivali per l’Oscar della modestia il poliedrico Luca Barbareschi, ‘nominato’ in Sardegna con il PdL, che per non farsi sfuggire il premio ha blindato il giudizio con un colpo doppio: “Ho un curriculum professionale che in Italia non ha nessuno” e “Alla riunione dei candidati tutte queste bellezze non le ho viste, ma forse i miei standard sono più alti.” (Libero – 16 marzo)

 Faber

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