L’esperto sistema dell’informazione – sorpreso e preoccupato dalle sue capacità comunicative, sopratutto televisive – è abilmente riuscito a disseminare nel cammino di Daniela Santanchè una viscidissima buccia di banana e da alcuni giorni la ‘donna verticale’ barcolla vistosamente in preda al morbo berlusconiano del ‘battutismo’. Il pretesto scatenante che si è manifestato a Milano (alcuni saluti romani e qualche coro inneggiante al Duce) l’ha costretta sulla difensiva, costantemente incalzata sul tema scottante del fascismo. Come tutti sappiamo, un problema notoriamente di stretta attualità per la nostra Nazione e fondamentale nella campagna elettorale 2008…
Finora, la ‘drittona’ candidata premier se l’era cavata giocando in attacco («Sono orgogliosa di essere fascista, se fascista vuol dire essere contro… eccetera… eccetera…»), tenendo ben presente la ‘ragione sociale’ della sua lista, composta oltre che dai delusi del nuovo corso di AN anche dalla Fiamma Tricolore, mai allineata al bagno purificatore di Fiuggi. Ragione sociale improntata ad un forte richiamo all’identità ed alla tradizione politica della destra italiana. Ma al cospetto di domande dirette ha evidenziato fastidio ed imbarazzo, smarcandosi in alcuni casi con risposte maldestre. Tra le peggio riuscite, «I picchiatori fascisti stanno altrove», «Il fascismo lo abbiamo consegnato alla storia come capitolo delle tragedie» e, dulcis in fundo in diretta su Raidue, «marchio infamante» riferendosi all’aggettivo fascista, seppure con immediato tentativo di toppa parzialmente riuscito. Chi ha vissuto l’era almirantiana ha ben metabolizzato quanto sia sbagliato cimentarsi ‘disarmati’ nella ‘guerra delle parole’ oppure in stantie diatribe storiche, per esempio sulle leggi razziali distanti appena 70 anni.
Atteggiamento tattico, raffinatezza strategica, impreparazione storico-culturale, approssimazione nell’affrontare le radici e la storia della comunità politica a cui La Destra-Fiamma Tricolore fa riferimento, inesperienza? Scegliete voi quale lettura sia più adatta.
La battaglia di questo appuntamento, però, non è quella di stabilire le capacità, l’affidabilità e l’ortodossia della Santanchè, ma quella di contribuire a salvaguardare un’identità, di utilizzare il proprio voto per preservare una memoria, di combattere per non far archiviare maldestramente una storia. Poi arriverà anche il tempo delle verifiche e degli esami.

8 pensiero su “Una buccia per Daniela…”
  1. La Santanchè ha anche detto che La destra vuole fare “la sentinella di Berlusconi”… che non è una grande affermazione vista l’identità del suo movimento… Su Raidue ieri sera ha detto che il suo bagaglio culturale in merito alla storia della destra ha molte lacune… almeno è sincera.

  2. Sono stra d’accordo.
    Sai che farei io?
    continuerei a dire che sono fascista se fascista significa che: ……..tarataratara e enumererei tutto il sacrosanto programma del La destra.
    Così otterremmo 1) di tornare agli argomenti che interessano gli elettori illustrando il programma, 2) dichiararci più volte felicemente fascisti. 3) ma non ultimo, non farcela menare mai più!
    Ecco che farei. Mi prudono le mani, anzi, la lingua.

    un saluto
    milena

  3. La Santanché è una donna interessante ma il suo scivolare in bucce di banana (è una metafora spero) è cosa che si ripete spesso da un pò di tempo; una donna affasciante ma spesso ingenerosa: lessi per esempio quel che disse su gianfranco Pagia definendolo “una caricatura”… Ma quale caricatura!!!
    Vedrete, vedrete…a Montecitorio per un ufficiale che è stato comandante di unità minore in un reparto della “Folgore” sarà più arduo combattere che a Mogadiscio nel 1993!
    Meno male che poi si è corretta dicendo perlomeno che lo stima e che gli augura ogni ben di Dio (salvataggio in extremis ma mal riuscito da parte della panteronacandidatapremier di la Destra Daniela Santanché)

    Salutoni.
    Enzo

  4. Sono d’accordo su quanto scrivi sull’improvvisata leader rappresentante dei valori della cultura della destra.
    Infatti ti rispondo come ho risposto ad un altro che la voterà in modo convinto: I miei sogni e i miei valori non li lascio in mano ad improvvisati capi popolo che dicono di rappresentare la mia cultura. Per il momento voto per il PdL, ma non per questo smetterò di combattere per i miei valori.. anzi, la mia battaglia dopo il voto sarà rivolta proprio contro il PdL, oltre che, naturalmente, come sempre, contro la sinistra.

  5. @le barricate

    Capisco il sentimento di battaglia, ma la scelta pratica di dare alimento al PdL col voto – rafforzandone quindi il progetto e consentendo ai suoi inventori di non essere messi in discussione dai propri dirigenti e militanti – per poi combattere contro lo stesso PdL, appare alquanto confusa e perdente. Mi fa pensare ad un condannato a morte che fornisce la corda al boia.

  6. Sottoscrivo in pieno la tua frase
    “Il tempo delle verifiche e degli esami”… A questo punto la vedo come una conquista: fino ad un anno fa c’era una sola (diciamo …) destra. Oggi ce ne sono cinque. Me ne rallegro perchè a questo punto devo prendere atto che ci sia “voglia di destra”: chi l’avrebbe mai detto?
    E devo prendere atto che mai, dico mai la destra è andata così sparpagliata all’appuntamento. E mai, ancora mai, ha fatto distinguo come in questo periodo. Mai come ora mi sembra che la destra sia come una vecchia che ha un sacco di valore (culturale e di idee) con diversi “nipotini” che si contendono l’eredità pregando la sua morte: pregando la morte delle menti storiche della destra italiana, non ovviamente le ballerine di quarta fila. Allora: o qua la destra si mette attorno ad un tavolo e riparte (lealmente e senza interessi personali) dal pensiero dei grandi statisti di destra, oppure la destra sarà un’opinione “vaga” che rischierà di diventare “fricchettona”. Questa campagna elettorale è moscia e brutta come non ce ne sono mai state. In una cosa è “storica”: mai come ora, c’è voglia di destra. Mai. E mai come ora la destra tutta sta giocando male le sue carte. Che magari un comunista non volesse stringere la mano a Fiore lo immagino,ma che l’On. Santanchè parli di lui come “quel signore che non so nemmeno chi sia”, francamente mi pare troppo. Perchè si può essere o no d’accordo, ma siamo tutti concordi che di destra ci capisce più Fiore che la Santanchè oppure ci sono dubbi?

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