Adesso ho finalmente capito perché spesso siamo stati tacciati di essere troppo conservatori. Ebbene sì, anche io sono stato vittima di un vizio antico, quello di conservare tutto quel che ha riguardato la militanza giovanile politica, a mio avviso utile: volantini, manifesti, ritagli, tessere, giornali, lettere ecc… Roba da museo, che farebbe la gioia degli archeologi della ricerca storica. Ognuno di noi, accaniti conservatori, potrebbe contribuire ad un ricco archivio della destra in Italia e potrei fare la mia parte per il periodo anni ’70-’80.
Curiosando in un indicibile guazzabuglio di carte, oltre l’ordine disorganico (curioso esempio di ossimoro), unico cruccio sono stati gli strati di polvere che negli anni si erano accumulati. Patina grigia dello stesso tipo dichiarato dall’allora segretario del Msi, qualche mese prima della nascita di Alleanza Nazionale (1994): «Ci sono due dita di polvere sull’Opera Omnia di Mussolini». Disse al giornalista che lo intervistava, insospettito da quei volumi ancora presenti nella libreria del suo ufficio. Libri che forse fanno ancora bella mostra in tante sedi di AN, ma soprattutto negli studi e nelle case di tanti ‘alleanzini nazionali’, di base e di vertice.
Era il primo atto, spesso dimenticato, di quella lunga conversione che a ‘tappe forzate’ l’ha portato a diventare Presidente della Camera. Scranno da vertigini che ha contribuito a fargli individuare nella data del 25 aprile (a 23 anni dalla famosa epigrafe fiuggiana «Usciamo dalla casa del padre con la certezza che non vi faremo ritorno» – gennaio 1995) una giornata nella quale «si onorano valori autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali da tutti gli italiani». E sottolineo ‘tutti’.
Tornando alle particelle, o meglio al materiale che sotto di esse si era accumulato nel tempo, la mia attenzione è stata attirata da un pezzo certamente raro: una copia di “All’Orizzonte”, giornale del Fuan dell’era Menia (oggi deputato triestino del Pdl). Esattamente dal numero che accompagnò il XVI congresso del Msi a Rimini nel gennaio 1990, evento cruciale nella storia missina perché per la prima volta (ed anche ultima) Pino Rauti fu eletto segretario nazionale del partito, peraltro con l’appoggio dei vecchi ‘tromboni’ missini (chi c’era si ricorderà le ‘bottiglie volanti’ ed i cori “Badoglio, Badoglio..” rivolti a Servello, Pazzaglia e soci).
In prima pagina campeggia un titolo a cinque colonne “Il Msi verso il Duemila” per introdurre un’intervista a Gianfranco Fini, a cura di Italo Bocchino (odierno deputato e vicecapo gruppo del Pdl).
Proprio oggi – dopo appena 17 anni, ininterrotti e senza congressi, alla testa del partito (prima Msi, poi An) – il ‘dominus’ lascia spontaneamente la carica, quale migliore occasione per offrire, come fosse un buon bicchiere di spumante, una delle risposte all’intervista, incredibilmente lungimirante: «Da un lato è incredibile come a pochi anni dal 2000 ed a quasi mezzo secolo dalla fine della seconda guerra mondiale ci sia ancora chi ritiene che il rapporto tra il Msi e il Fascismo debba essere unicamente una ostentazione nostalgica e quindi priva di qualsiasi significato politico, di quelli che furono i simboli e le modalità di espressione del Fascismo stesso. Da altra parte è anche preoccupante che all’interno del Msi vi siano delle tendenze, sia pure non espresse con altrettanta forza, di sostanziale storicizzazione, di archiviazione dell’esperienza fascista. Il Fascismo certamente costituisce la radice del Msi e se qualcuno oggi chiede al Msi una sostanziale abiura nei confronti del Fascismo per ottenere una sorta di passaporto per l’inserimento nella politica nazionale, questo qualcuno è destinato ad avere una solenne smentita. Una abiura del Fascismo non è politicamente utile né moralmente accettabile, soprattutto in un momento in cui la Storia dimostra che per capire questo XX secolo è necessario capire appieno il Fascismo, e un po’ tutti, noi e i nostri avversari, dobbiamo fare i conti con quella esperienza e con quella eredità».
Oggi, tutti sappiamo come sono stati fatti i conti…

10 pensiero su “I conti tornano…”
  1. Infatti il rapporto fra il MSI e il Fascismo non fu “nostalgico” ma, anzi, fu fecondo sul piano delle idee, e penso, per es., al tema della partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa. Tema che affonda le sue radici nella socializzazione proposta e attuata da Angelo Tarchi, ministro della repubblica di Salò. E che costituì il tentativo più razionalmente rivoluzionario di risolvere il conflitto fra industriali e lavoratori. A favore dei lavoratori.
    Sempre sul filo delle idee che uniscono il Fascismo e il MSI ti invito a leggere l’articolo che scrisse Mario Bozzi Sentieri sulle riviste della Destra: http://ginosalvi.blogspot.com/2008/05/parole-di-pietra-di-mario-bozzi.html

  2. Di sicuro Fini non sarà ricordato come un campione di statura morale e di integrità politica.
    I suoi cambi di opinione spesso sono sembrati anche a me dettati più dall’utilità PERSONALE che dal vero bene comune.
    Altrettanto certa è però la coincidenza (fortuita?) tra bene privato di Fini e bene comune del centrodestra italiano, che con il PdL può trovare la svolta a lungo cercata dopo il compromesso storico.

  3. Io penso che Fini verrà ricordato come il grande pioniere della Destra Moderna.
    Parlare nel 2008 ancora di fascismo è da stolti, le due epoche sono completamente diverse e non ci si può richiamare ad un periodo storico in cui erano presenti D’Annunzio, i soviet, il bolscevismo, la fine della prima guerra mondiale.
    Tuttavia, penso che Fini abbia commesso qualche errore e quella che a me paiceva era quando richiava il fascismo come contrapposizione al comunismo e al liberal capitalismo.
    Questo è quelli che vorrei: che non fossimo mai (econimicamente parlando) completamente dei liberali.

  4. Credo che Fini abbia commesso degli errori, errori però che chiunque avrebbe potuto commettere (visto che siamo uomini). E’ vero, abbandonare la politica della destra dura e pura, ci ha fatto paura e ci ha lasciati quasi nudi agli attacchi di chi nella propria miopia non vede oltre il proprio naso, ma ora siamo al governo, ora le idee di destra possono essere convertite in leggi, il nostro leader (orami ex) siede a capo della Camera dei Deputati. Io credo che il gioco sia valso la candela, e credo anche che dobbiamo essere fieri della nostra destra!

  5. Quando si va appalesando in modo inequivocabile un modello ademocratico, non è scappando e/o migrando che si apporta il proprio contributo per la risoluzione dei problemi avvertiti.
    La democrazia partecipativa rimane l’unica soluzione utile per contrastare il modello oligarchico imperante in questa fase storica del nostro Paese, solo la democrazia partecipativa puo’ portare alla democrazia rappresentativa, per dar luogo concretamente a questi principi vi è la necessità di Donne eUomini liberi in grado di assumersi le necessarie responsabilità per garantire un regime democratico. Non è la codardia o la latitanza dal senso di responsabilità che aiutano a trovare risposte ai quesiti posti al Popolo Italiano in questa fase storicamente cosi’ rilevante.

  6. @Ugo

    Sarà vero che il Pdl – più precisamente la fusione (a freddissimo) tra Fi, An e spiccioli – sia il bene comune del centrodestra italiano? O forse ha ragione il ‘furbo’ Rotondi: “La mia idea è di rifare la Dc. E il Pdl ci concede un’occasione storica, irripetibile… l’elettorato dc ha percepito il Pdl come una Dc di fatto…” (Italia Oggi – 14 maggio 2008)
    E dire che un tempo dicevamo “non moriremo democristiani”.
    Che funerale sarà quello di An?

    @Umberto

    Neanche Tripodi, Romualdi, Almirante, e gli altri leader missini che lo avevano vissuto, hanno mai parlato dei valori del fascismo credendo di poterlo riproporre ‘sic et simpliciter’. Ti dice niente il motto “non rinnegare non restaurare”?
    Diceva giusto proprio il ‘pioniere della Destra moderna’ – come coraggiosamente lo definisci – quando nel 1992, da segretario nazionale del Msi, sosteneva come “l’identità che il Msi orgogliosamente rivendica non è tesa a restaurare un regime, bensì a rilanciare valori che quel regime teneva ben presenti”. (La Repubblica – 31 ottobre 1992)

    @Lorenzo

    Se il nostro obiettivo fosse stato semplicemente stare al governo ed approvare ‘qualche legge di destra’, ci saremmo potuti risparmiare tanti anni di opposizione, con rischi e sacrifici annessi e connessi, accettando le vantaggiose profferte arrivate in ripetute occasioni…
    Fosse vero che “il gioco sia valso la candela”… mi viene da augurarmi che chi ha inventato questo perfido e spregiudicato sollazzo si bruci le dita al più presto…

  7. Faber: complimenti, complimenti, complimenti! non solo i tuoi articoli, ma anche le risposte sono di un’intelligenza e di un’integrità morale rari. Dal profondo del cuore ti ammiro. E ti leggo volentierissimo.
    A Lorenzo vorrei rispondere solo che il “nostro ex leader” come lo definisci (per me molto ex e poco leader), siede si alla presidenza della camera dei deputati..ed in questo è stato lungimirante: nel capire come portare a compimento le proprie ambizioni personali alla faccia di quanti hanno creduto negli ideali senza alcuna mira personale.
    Gli errori che ha commesso non sono errori “umani” di distrazione…sono errori fatti con assoluta consapevolezza (non è un errore di distrazione dire una cosa e ribadirne il contrario nel giro di pochi giorni), sono errori, direi, diabolici, di una persona che tesse le proprie trame contro il proprio popolo che era il popolo di destra, contro la propria famiglia, quella missina. Non si è leader di un partito per diciassette anni senza aver vinto alcun congresso. Non è questo il mio concetto di “persona degna di stima”.

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