La doppia tessera di destra
Apr 2nd, 2014 | By Faber
«La doppia tessera riguarda il rapporto con Forza Italia e Berlusconi, non altro». Così Storace ha dissipato i ‘dubbi’ nell’editoriale di ieri su “Il Giornale d’Italia”…
«La doppia tessera riguarda il rapporto con Forza Italia e Berlusconi, non altro». Così Storace ha dissipato i ‘dubbi’ nell’editoriale di ieri su “Il Giornale d’Italia”…
Sarà per la delusione dovuta al mancato esito della mia “Lettera Aperta per il Partito della Nazione”, ho letto e riletto la relazione di Francesco Storace al Comitato centrale de La Destra. Quella approvata con appena tre astensioni e che ha convinto il partito a “ricambiare con affetto ed entusiasmo” l’abbraccio inviato da Berlusconi.
Nessuno si distragga e chi ha ruoli di responsabilità, anche periferici, faccia sentire la propria voce. A quattordici giorni dalla presentazione dei simboli ed a ventidue delle liste, il tempo per trovare un’intesa è veramente scarso.
A destra mancherà l’unitá, ma non il tempismo. Mentre a Torino Storace presentava la lista “Destre Unite” senza Fratelli d’Italia, a Roma Giorgia Meloni lo chiamava: «Vieni con noi». Telefonarsi prima, no???
«Raddoppiamo», ha scritto Francesco Storace in un editoriale sul “Giornale d’Italia”. Quindi, La Destra non lascia, moltiplica.
Mentre in Parlamento, i ‘grandi’ (con Silvio plaudente in prima fila) insaponano la corda per impiccare l’Idea con tutta la Comunità che la rivendica, a ‘destra’ proseguono le corse solitarie, ben accompagnate da rispettivi dispettucci, degni dei migliori ‘remigini’. E per lasciare traccia delle rispettive posizioni, una ‘lettera aperta’ non si nega a nessuno: Giorgia Meloni ha scritto a Storace, Romagnoli alla Meloni e così via… Un profluvio di righe, ben condito da tweet e post al fulmicotone, soprattutto dei più focosi tra i rispettivi tifosi. Sembrerebbe una farsa, ma assume più la forma di una tragicommedia nella quale gli attori si credono indispensabili protagonisti, senza rendersi conto che a breve potrebbero diventare semplici comparse della politica nazionale.
Un tempo sognavamo un partito nazionale e popolare, sociale e futurista. Capace di sintesi. Popolo e Nazione. Modernità e tradizione. Comunità e Tecnica. Destra popolare e sinistra nazionale. Berto Ricci ed Enrico Mattei. Beppe Niccolai e Niccolò Macchiavelli. L’Olivetti (quella vera) e il Colosseo. Un magnifico passato e un futuro da tutto costruire. Nuovi linguaggi e nuove culture, l’indipendenza nazionale, il primato italiano. Sognavamo un partito differente ed intelligente. Un partito mai massimalista e nemmeno moderato. Un partito libero da inutili nostalgie ma fiero di radici profonde. Un partito rivoluzionario. Il Partito dell’Italia nuova. Le cose sono andate in modo diverso. Lo sappiamo. Conosciamo sin troppo bene i percorsi e i ricorsi, le mediazioni (inevitabili) e le cadute (evitabili). Sappiamo tutto. Abbiamo visto tutto. Sino al disgusto. Nessuno si permetta di fingersi innocente. L’infallibile ha fallito e oggi gioca con le sue bimbe. Lasciamolo in pace a godersi la sua tardiva paternità. Dimentichiamolo. Amen.
Il dilemma di Storace dopo le regionali in Sardegna: «E’ da chiedersi perché Fratelli d’Italia non registri l’esplosione che si attribuiva al movimento alla vigilia del voto». Eppure, avevo già fornito un piccolo contributo che dovrebbe indurre ad un prudente silenzio…
“All’erta sto” è il titolo dell’editoriale che Francesco Storace ha proposto sul “Giornale d’Italia” dell’8 febbraio. «Confusione a mille in politica: è il momento in cui a destra ci si deve decidere per ritrovarsi», ha scritto perentorio.