Non l’aveva perdonato e non ha perso occasione per dimostrarlo. Sin da quando l’attore Luca Barbareschi in più occasioni aveva manifestato la sua delusione: «…anche la destra ha tradito gli elettori. Otto mesi dopo la vittoria del 2001 mi era già tutto chiaro. Hanno piazzato schiavi e schiavetti ovunque, lirica e teatri stabili sono in mano a politici trombati o a falliti amici di amici, la Rai mostra forme di grana al mondo invece che spettacoli decenti, un disastro.» (1)
Rincarando la dose dopo lo scandalo di ‘vallettopoli’, che coinvolse il portavoce di Fini, Salvo Sottile: «Fui un po’ Cassandra, quando in quell’assemblea di An sulla Rai, dissi: non vorrei che passassimo alla storia soltanto per aver raccomandato le mignotte.» (2)
E, dulcis in fundo, prendendo di petto la riforma dell’assetto del sistema radiotelevisivo: «Trovo che la legge sulla televisione è stata sbagliata. Sono stato molto critico sulla legge Gasparri e i risultati poi li abbiamo visti. Credo che non abbia fatto neanche un favore a Berlusconi. Ha solo favorito Murdoch. Per fortuna, tutto rimane nei giornali, l’ho detto un anno dopo.» (3)
La svolta quando, dopo essere stato ‘paracadutato’ – su indicazione personale di Fini, che lo esibisce al suo fianco nella fondazione “Fare Futuro” – nelle liste del Pdl in Sardegna, in pochi giorni da deputato è riuscito a candidarsi per svariati ruoli: ministro dei Beni culturali, quindi sottosegretario – lesto nell’annunciare «Sono pronto per il Governo» (4) – almeno presidente della Commissione Cultura oppure, piuttosto che niente, assessore comunale di Roma. Invece, malauguratamente, tanto è stato propositivo quanto inascoltato.
Ciò nonostante, non ha perso l’abitudine di straparlare e di stradichiarare. Anche sulle Olimpiadi: «Trovo sbagliato e contraddittoria la sua posizione, perché non possiamo boicottare le Olimpiadi, dopo gli straordinari risultati ottenuti fino ad oggi dai nostri atleti che si sono sforzati senza ricevere alcun particolare guadagno, mentre una buona parte dell’Italia ha fatto affari con la Cina in questi anni…» (5)
In verità, nonostante la premessa discutibile, il ragionamento nel suo dispositivo finale non fa una piega. Peccato che Maurizio Gasparri, a cui era rivolto il commento, non abbia gradito l’intrusione e quindi non abbia approfondito l’argomento, limitandosi a vendicarsi delle tante ‘maldicenze’ pregresse con l’arma del sarcasmo: «Avere il disaccordo di Barbareschi su un qualunque argomento è prova di essere dalla parte giusta.» (5)
L’ingresso in politica dell’istrionesco attore appare una decisione maturata nel tempo, visto che fino a qualche anno fa, con un raro moto di sobrietà, non si dichiarava interessato: «Ogni volta che ci sono le elezioni c’è qualcuno che mi chiede di candidarmi, ma io rispondo sempre di no. Ho una grande passione per la politica. A casa mia, nella mia famiglia, si è sempre parlato più di politica che di qualsiasi altro argomento. Ma penso che sarei un pessimo politico.» (6)
Ciò nonostante, la discesa in campo parrebbe preparata con certosina precisione, sin dall’esibizione del ‘pantheon’ familiare: «Mio nonno era al parlamento di Torino, mia nonna ha lavorato con De Gasperi…» ed in perfetta linea col nuovo corso finiano «…mio padre era partigiano in Val d’Ossola» (7) «…partigiano bianco nella brigata Passerini, entrò a Milano con due mitra in mano e mise in salvo un sacco di gente.» (1)
La svolta decisiva è del 2007, quando, rimasto sempre nel giro di An, a precisa domanda del Secolo d’Italia (quotidiano del partito) sul suo ingresso nell’agone politico rispondeva con la consueta modestia, enunciando la più classica delle autoinvestiture: «Mi sento pronto. Col curriculum che ho in tema di comunicazione e cultura, all’estero me lo chiederebbero in ginocchio.» (8)
Non è dato sapere se qualcuno di via della Scrofa si sia genuflesso al suo cospetto, ma sappiamo che oggi Barbareschi è un orgoglioso onorevole del Pdl in quota An: «Ho faticato per conquistarmi questo appellativo. In qualche modo l’ho meritato.» (9)
Ci sarebbe ben poco da aggiungere, ma l’occasione è ghiotta per rallegrarsi dell’ipotizzata eliminazione del voto di preferenza alle elezioni europee. Il popolo italiano sente l’esigenza – come sostiene Ignazio La Russa (ministro della Difesa, nonché reggente liquidatore di Alleanza Nazionale) – di «offrire ai partiti la possibilità di difendere la propria classe dirigente, e a volte con le preferenze si mandano a rappresentare i partiti persone non sempre adeguate» (10).

Faber

1) Corriere della Sera, 24 settembre 2005
2) Corriere della Sera, 20 giugno 2006
3) Omnibus – La7, 9 ottobre 2007
4) La Repubblica, 28 aprile 2008
5) Il Riformista, 7 agosto 2008
6) Il Giorno, 16 novembre 2002
7) La Stampa, 24 novembre 2002
8) Il Secolo d’Italia, 14 ottobre 2007
9) La Repubblica, 28 aprile 2008
10) Europa, 19 luglio 2008

2 pensiero su “Chi la fa l’aspetti”
  1. Tra veline e volatili, ecco dove finisce il gallo barbaresco.
    Berlusconi doveva aggiungere che quelli nominati onorevoli, oltre al manipolo che pensa e lavora, devono sì pigiare il bottone giusto (e già li qualcuno deve le guarda come se fossero equazioni del 3o grado) ma soprattutto stare zitti, previo esondazioni di bellinate. Ma cosa cambia, poco: in tv continua la seria degli opinionisti politici dall’alba a notte fonda, un po’ macchiette un pò tristi, la prezzemolona che dice la sua e conclude presidiando la sagra trash della serata, la gonfiata che erutta concetti nazionalpopolari da scantinato della Garbatella e si dimentica di mandare un giglio al suo ex, il nullatenente (neurone solitario) che perora ideologia da stadio. Ecco cosa passa il convento! E AN come dite, è in liquidazione. Quale maledizione ha colpito l’Italia?!

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