Ricominciamo da due
Giu 14th, 2014 | By Faber
La Fondazione Alleanza Nazionale ha votato all’unanimità per Italo Bocchino promuovendolo nuovo direttore editoriale del “Secolo d’Italia”.
La Fondazione Alleanza Nazionale ha votato all’unanimità per Italo Bocchino promuovendolo nuovo direttore editoriale del “Secolo d’Italia”.
Un tempo sognavamo un partito nazionale e popolare, sociale e futurista. Capace di sintesi. Popolo e Nazione. Modernità e tradizione. Comunità e Tecnica. Destra popolare e sinistra nazionale. Berto Ricci ed Enrico Mattei. Beppe Niccolai e Niccolò Macchiavelli. L’Olivetti (quella vera) e il Colosseo. Un magnifico passato e un futuro da tutto costruire. Nuovi linguaggi e nuove culture, l’indipendenza nazionale, il primato italiano. Sognavamo un partito differente ed intelligente. Un partito mai massimalista e nemmeno moderato. Un partito libero da inutili nostalgie ma fiero di radici profonde. Un partito rivoluzionario. Il Partito dell’Italia nuova. Le cose sono andate in modo diverso. Lo sappiamo. Conosciamo sin troppo bene i percorsi e i ricorsi, le mediazioni (inevitabili) e le cadute (evitabili). Sappiamo tutto. Abbiamo visto tutto. Sino al disgusto. Nessuno si permetta di fingersi innocente. L’infallibile ha fallito e oggi gioca con le sue bimbe. Lasciamolo in pace a godersi la sua tardiva paternità. Dimentichiamolo. Amen.
Corsi e ricorsi storici. Gasparri e Matteoli, coerenti con la loro storia ed in preda ad un fervente ritorno di ‘fiamma’, si sono ritirati con Berlusconi nella ridotta della Val d’Arcore…
Matteoli ha spiegato il nuovo corso linguistico del Pdl: «Deve fare politica chi ha leccato francobolli nelle sezioni»…
Mentre la fabbrica di Nichi Vendola sarà ormai in fase avanzata di dismissione, ad Atreju ha preso vita l’Officina per l’Italia, con l’ambizioso obiettivo di «costruire la casa di tutti e non di uno», ha detto Giorgia Meloni. Forse, memore di Montecarlo, dove l’appartamento fu solo per lui. Anche a Fiuggi, nel 1995, si evocò una casa, quella del padre, che Fini annunciò di voler abbandonare. Poi, per essere certo di non potervi fare ritorno, la bombardò, radendola al suolo. Ma questa è un’altra storia, direbbe Carlo Lucarelli.
“Tutto il resto è noia”, cantava Franco Califano. «Tutto il resto è noia», ha scritto il Ministro Giorgia Meloni – nella sua veste di presidente di Azione Giovani – chiudendo la lettera rivolta a militanti e dirigenti giovanili in risposta alle polemiche nate dal discorso di Fini alla loro festa. Le risulta tedioso «parlare di fascismo e antifascismo», forse perché fortemente preoccupata, sulla strada del Pdl, dal futuro prossimo di AG, già privata in occasione di Atreju della tanto amata fiaccola tricolore. Volendo invece «fare politica nell’Italia di oggi, per dare una speranza all’Italia di domani». Intendimento assolutamente nobile ed apprezzabile. Però, l’intervento ministeriale è apparso un po’ tardivo (ben quattro giorni dopo la proclamazione antifascista del presidente della Camera) e nonostante le buone intenzioni non ha fatto chiarezza, oltre che non corrispondere in maniera evidente agli umori di una consistente fetta della base giovanile, che navigando in rete si può constatare essere assai disorientata e delusa.