La politica vicina alla gente
Dic 10th, 2013 | By FaberLa politica vicina alla gente. La giunta rossa di Ronchi dei Legionari ha convocato il Consiglio Comunale per togliere la cittadinanza onoraria a Mussolini…
La politica vicina alla gente. La giunta rossa di Ronchi dei Legionari ha convocato il Consiglio Comunale per togliere la cittadinanza onoraria a Mussolini…
Teo Mammucari (e i suoi autori) hanno pensato di far ridere gli spettatori de “Le iene” con una squallida battuta sul calendario di Mussolini, che evoca lo scempio di piazzale Loreto: «L’unico che si può appendere a testa in giù». Questa è l’orribile immagine che secondo costoro dovrebbe essere divertente. VERGOGNA!!!
Vorrei aggiungere una pagina all’Agenda Monti. E’ uno stralcio della lettera inviata, nel lontano 6 gennaio 1927, ai Prefetti d’Italia dal Capo del Governo di quel tempo:
Dopo la frase su Mussolini, Fini su Berlusconi: «Non ha riflettuto su quello che stava dicendo». Come ammettere di aver avuto un blocco mentale per quasi 30 anni…
Berlusconi: «Mussolini fece bene». Casini protesta, Monti inorridisce. Attendo trepidante il commento di Fini, che definì il Duce il «più grande statista del ‘900»…
Fine settimana impegnativo per il presidente della Camera. Come primo impegno, ha inviato una richiesta di smentita a “Libero” per un articolo della nota ‘politologa’ Selvaggia Lucarelli, che lo aveva raccontato in un pezzo di colore: «L’articolo si sostanzia in una descrizione grottesca del Presidente Fini, dei suoi stili e delle sue abitudini», ha scritto il suo avvocato con coraggio inusitato.
Stanno recuperando le bandiere rosse dal ripostiglio della storia dove erano finite, stanno spolverando falce e martello simbolo di odio di classe e dei gulag, stanno imparando a memoria slogan di rancore e di feroce contrapposizione… Così si apprestano a celebrare, dopo 67 anni dalla fine della guerra, la storia a senso unico, brandita come strumento di lotta politica. Il 25 aprile evoca una vittoria nazionale che non ci fu, un conflitto che gli stranieri vinsero per conto degli italiani, impegnati in una sangunosa guerra fratricida, un umiliante trattato di pace, l’infamia dell’8 settembre che generò il ‘to badogliate’ come sinonimo di tradimento, una manichea suddivisione tra buoni e cattivi… Il 25 aprile è anche queste orribili e vergognose immagini di Piazzale Loreto. Su questo periodo di storia urge ritrovare la memoria, che non potrà mai essere condivisa, ma almeno accettata e rispettata reciprocamente, convinti che anche i ‘vinti’ meritino di non essere dimenticati.
E’ ormai noto che il ministro Paola Severino ha garantito impegno e volontà nel ritrovare la scrivania che fu di Palmiro Togliatti, primo Guardasigilli della Repubblica. Altrimenti, battendo i piedini sul pavimento di via Arenula, ha promesso che non darà corso alla tanto attesa riforma… Dal carattere certamente invidioso, il ministro degli Affari europei, Enzo Moavero, per non essere da meno, e conquistare qualche riga sui media, ha rispolverato i suoi trascorsi giovanili nel Movimento studentesco ed ha spiegato in maniera inoppugnabile perché ha chiesto la sostituzione della sua scrivania. Infatti, parrebbe che quella in dotazione sia stata utilizzata da S.E. il Cavaliere Benito Mussolini: «Sono antifascista», ha proclamato digrignando i denti. Se il CdA Monti si dimostrasse all’altezza del fervore moaveriano da militante antifascista (é giá pronta la tessera onoraria dell’Anpi, come quella del magistrato Ingroia) è necessario mettere in guardia il Ministro dei Lavori pubblici, Corrado Passera: il complesso sportivo del Foro Italico è a rischio!!!
Gli insulti, gli sberleffi, gli sfotto’, piú degni dello stadio Olimpico che di Palazzo Chigi, rievocano una certa cultura prevaricante nei confronti degli ‘sconfitti’ che la storia italiana ci ha giá mostrato… Con le debite proporzioni e lungi dal fare paragoni impropri, queste scene fanno tornare alla mente lo scempio dei cadaveri di Benito Mussolini e Claretta Petacci appesi in piazzale Loreto a testa in giú ed oltraggiati oppure la mattanza nel 1945, dopo la fine della guerra, nei confronti dei fascisti, veri o presunti; il terrore impresso nei volti delle ausiliarie della Repubblica Sociale Italiana rapate a zero e trascinate per strada per esporle al pubblico ludibrio oppure le angherie che i profughi istriani subirono quando, cacciati dalle loro terre e privati dei loro beni, vennero sputati ed insultati perchè considerati nemici in fuga dal paradiso comunista.
Il 28 ottobre del 1922 il fascismo marciava su Roma e io vorrei tentare in poche righe un necrologio onesto che scandalizzerà molti e scontenterà tanti. Tenetevi forte. Nei 150 anni di Italia unita il fascismo resta insuperato sul piano delle realizzazioni e delle riforme, del consenso popolare e del prestigio mondiale, dell’integrazione nazionale e sociale delle masse, dell’ordine e dell’efficacia di governo, dell’onestà pubblica e della dedizione allo Stato e all’amor patrio. Chi lo nega è disonesto, nega la realtà e la verità. È invece onesto dire che tutto questo non basta a compensare la perdita della libertà, l’imposizione e la violenza, la finzione retorica, la sciagurata alleanza col nazismo e la complicità nel razzismo e infine la passione fatale della guerra. Non si bilanciano beni e mali imparagonabili tra loro. Chi fu fascista a babbo morto, quando era già sepolto e proibito, credette in buona fede che fosse essenziale il primo lato e accidentale il secondo; ne elogiò a suo rischio le grandi imprese e reputò i disastri frutto di errori e circostanze, cattivi alleati e pessimi nemici. Non fu così, autentici furono ambo i versanti; da qui l’interpretazione tragica del fascismo. In un necrologio onesto il fascismo grandeggia nella storia in ambedue. Mussolini resta il più grande politico italiano nella storia del ‘900; ma più grande non vuol dire il migliore. Grandi furono pure Stalin e Mao, tiranni sanguinari (altro che il duce). Non riusciremo a digerire il fascismo finché non diremo tutta la verità, anziché solo la metà.