Schedatura, che passione
Giu 14th, 2024 | By Faber
Non hanno mai perso la passione che li ha sempre contraddistinti: la schedatura degli avversari politici
Non hanno mai perso la passione che li ha sempre contraddistinti: la schedatura degli avversari politici
La vicenda del generale Vannacci è stato un caso di scuola: parlare di un libro sgradito, soprattutto se scritto da un autore sconosciuto, non conviene. Si rischia di far risparmiare le spese di promozione. Anche per il romanzo “Dalla stessa parte mi troverai” di Valentina Mira potrebbe valere questa regola, visto che fino al 7 aprile poteva contare su 1.313 copie vendute. Ma l’inserimento nella lista dei dodici volumi candidati al Premio Strega, attribuendogli quindi una rilevanza che, comunque la si pensi sui premi letterari, questi appuntamenti conferiscono e la forma irriguardosa utilizzata nei confronti delle vittime della strage di Acca Larenzia ha reso impossibile l’oblio.
La spesa per l’acquisto dei pop corn si è dimostrata uno spreco: circa 40 minuti trascorsi invano nell’attesa di qualche spunto interessante o accattivante tra le parole di Gianfranco Fini.
Lontano dall’impegno politico personale, senza tessere e incarichi di partito (da ormai 30 anni), nutro per la politica una forte passione, eredità di una datata, intensa e convinta militanza giovanile, e sono un appassionato fruitore e commentatore social dello scenario nazionale anche in vista delle imminenti elezioni. Per la prima volta, si prefigura la possibilità che la Destra politica (nell’uso parlamentare della definizione) abbia un ruolo decisivo nel Governo della Nazione, allontanando finalmente la sinistra, che da anni governa, determina e influenza senza aver avuto alcuna legittimazione popolare, e ha consolidato il suo pluridecennale potere. Una sinistra tanto disperata che, avendo intuito di essere vicina ad una bruciante sconfitta, sta utilizzando qualsiasi mezzo (e mezzuccio), ben spalleggiata da un’intensa campagna mediatica studiata a tavolino, fino a rispolverare ‘ad orologeria’ un anacronistico antifascismo, per contrastare il suo tramonto.
Sul “Corriere della Sera”, Walter Veltroni ricorda il vigliacco omicidio di Sergio Ramelli…
Quel sabato 29 marzo di 17 anni fa se ne andava Nicola Pasetto, deputato di Msi e poi di An. Era sabato 29 marzo, come questo sabato 29 marzo, la notte di 17 anni fa in cui il deputato di Alleanza Nazionale Nicola Pasetto morì a bordo della sua automobile sull’autostrada Serenissima. Nicola ha fatto tutto presto, iniziò da giovanissimo al liceo di Verona Fracastoro a fare politica per il Fronte della Gioventù, e a 19 anni divenne il più giovane consigliere comunale della città scaligera. Consigliere missino, ovviamente.
Un libro può diventare una trappola. Un mare procelloso e fascinoso. Se indugi un attimo in più del dovuto sulla battigia, vedi spiaggiarsi sulla scogliera della memoria manciate di ossi di seppia, ondate di “triste meraviglia, cocci aguzzi di bottiglie”. Resti di un naufragio. Un libro può assomigliare ad un oceano profondo e impietoso. Le onde riportano, a volta, spezzoni di vita vissuta che — come Guccini insegna — ti avvolgono come miele: la nostalgia è un sentimento ambiguo e pericoloso. Da evitare. Non sempre, però, riesci a sottrarti alla malia delle maree, al loro richiamo e, allora, ti attardi sul litorale dei ricordi, dove ritrovi resti di bandiere stracciate, polene marcite, vele strappate, pennoni spezzati. Malinconia mista a tenerezza e un po’ d’incazzatura. Un libro — centinaia di fogli, migliaia di righe, decine di capitoli — talvolta non ti risparmia nulla. Soprattutto se chi scrive ti ricorda l’affondamento del grande battello tricolore, un vascello un po’ vecchio e scassato, ma abbastanza dignitoso. All’improvviso dal gorgo riaffiorano carte, date, nomi. Volti. In lontananza scorgi nocchieri, nostromi, capitani, ammiragli che abbandonano il povero relitto incagliato sulla scogliera. I mozzi, no. Loro sono affogati mentre i marinai annaspano tra le onde, ma non importa. È il destino della “bassa forza”, quelli che faticano e sgobbano. Le scialuppe — poche, come quelle del Titanic — sono piene di gallonati comandanti, incapaci e impomatati come uno Schettino qualsiasi. Un tempo, affollavano la plancia e applaudivano il grand’ammiraglio — l’infallibile che ha fallito —; oggi tutti, compreso il navarca supremo, asciugano i loro panni sulla spiaggia e fissano l’orizzonte con occhi liquidi. Disorientati. E disoccupati.
«…la scintilla che trasformò una simpatia in militanza fu certamente la strage di Acca Larentia nel gennaio 1978. Ancora riecheggiano nelle mie orecchie le parole di mia madre, che, già agitata per la mia attenzione verso la politica, durante il telegiornale che raccontava dell’assassinio di Franco, Francesco e Stefano lanciava il suo monito: “È meglio tenersi lontano da queste cose”. Invece, il sacrificio di quei tre giovani fortificò in me il desiderio di essere partecipe alla vita politica della mia Nazione ed il miglior modo per rendere onore al loro sacrificio mi parve quello di raccogliere la loro fiaccola, schierandosi in prima persona a difesa delle loro Idee. Quelle per le quali erano stati uccisi.»
Questa mattina, mamma Anita se ne è andata e ha raggiunto il suo Sergio. Alla vigilia di Natale, la tragedia della famiglia Ramelli si è conclusa nel silenzio di una piccola casa di Città Studi — un quartiere della vecchia periferia milanese — quella stessa casa in cui Sergio è cresciuto, quella casa che Anita non ha mai voluto lasciare. Anita non voleva dimenticare. Per 38 lunghissimi anni, ogni mattina Anita ha aperto le finestre, si è fatta coraggio e ha fissato il marciapiede sottostante. Quel pezzo d’asfalto dove, un maledetto giorno di marzo del 1975, una banda di Avanguardia Operaia massacrò il suo ragazzo. A colpi di chiave inglese, l’HZ 36.